Il contesto è tale che oggi più di ieri c’è bisogno dell’Ordine dei giornalisti

 
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Ordine giornalisti, elezione consiglio posticipate a novembre, ecco le date

Il contesto è tale che oggi più di ieri c’è bisogno dell’Ordine dei giornalisti

di Gianfranco Ricci
Colleghi buon week end,

fra 34 giorni, se il Covid non la farà ancora una volta da padrone, i giornalisti di tutta Italia andranno al voto per eleggere i nuovi Consigli regionali dell’Ordine e il Consiglio Nazionale per il Triennio 2020- 2023.

Il democratico appuntamento , teso alla scelta dei vertici ordinistici, si colloca nel cuore di una vicenda che vede il giornalismo italiano tormentato da crescenti problemi :  dilagante precariato, umilianti condizioni  che avviliscono l’entusiasmo di tanti giovani animati dal desiderio di affrontare il bellissimo mestiere dell’informare secondo le regole.

E nel bel mezzo della bufera galleggia la sorte dell’Inpg, il nostro I’Istituto di previdenza che continua a reclamare

dalla politica  sacrosante boccate di ossigeno.

Regole certo:  che esigono, per i cronisti,  la serietà del mandato professionale e il doveroso rispetto verso  chi, con  fiducia, affida il proprio diritto  di essere informato, alla sete di  verità che anima  ogni scrupoloso giornalista.

La  dilagante pratica quotidiana dimostra che il dire e il fare non sempre combaciano. Purtroppo  ove mancano stabilità e certezze si insinuano facilmente, nel vortice della rete, non solo manifestazioni di moderne consapevolezze, ma anche forme di sedicente cronaca, arraffata senza norme  e priva di freni, scandita da linguaggi scatenati, offensivi  e messi al servizio di quelli che perseguono cupe esigenze personali.

Per questo molte teste pensanti della cultura, e anche della politica, invocano spazio per i giornalisti veri, professionalmente attrezzati;  e sull’altro fronte, chiedono argini in nome della pubblica opinione che non deve essere infettata da chi sembra prediligere la regolina del ‘’peggio va, meglio è’‘. C’è chi sguazza nella jungla. Talora, siamo sinceri, anche col tesserino in tasca. E con responsabilità professionali che dovrebbero essere esemplari. Lo stesso Presidente Mattarella s’è visto , più volte, costretto a difendere l’esigenza di un giornalismo nobile . Per questo ai fautori dell’abolizione dell’Ordine parecchie  voci, emesse da più fronti, hanno opposto una secca replica: ‘’Oggi più di ieri c’è bisogno dell’Ordine!’’.

La deontologia afferma la sana democrazia, non esalta la censura. Ne i ‘bavagli’.

Urge una più avanzata ‘bussola’ in un contesto che, rischiando di penalizzare la qualità, registra chiusure  di quotidiani , diminuzione di pagine, frustrazioni dei collaboratori, casse integrazione che minacciano soluzioni addirittura più amare: l’Umbria, come è noto, non è fuori da queste sofferte dinamiche.  Pur battendosi con la forza di valide redazioni

(carta stampata e Tv pubblica), di radio-televisioni private che si ingegnano per esaltare il concetto di ‘’piccolo, ma nobile’, di giornali telematici che onorano il mestiere, di uffici stampa (purtroppo ancora pochi) impegnati a tutelare il valore dell’autonomia.

Pure il colpo d’occhio esterno coglie galoppanti disagi: in Italia, in pochi anni, sono sparite migliaia di edicole, amare evidenze  di realtà sempre più scricchiolanti.

Ora c’è anche un’altra allarmante realtà: il ciclone pandemico ha moltiplicato le difficoltà  di chi produce giornalismo: è palese,  per le esperienze attraversate nei momenti crudi, che pure nei  giornali nulla sarà più come prima. Le belle conquiste tecnologiche (selettori artificiali, ad esempio) minacciano di emarginare l’intelligente e consapevole mediazione dell’uomo. Il discorso è, si capisce, troppo ampio. Non lo si può restringere all’interno di una sbrigativa chat. Magari si può, e si deve, auspicare che la fusione di intenti di Ordine Nazionale e Ordini Regionali faccia massa compatta per portare  le angustie del giornalismo, sempre più, e meglio,  sui tavoli del confronto con la politica, l’economia e la cultura.

Dunque chi cerca l’elezione negli organismi ordinistici deve avvertire l’onorata urgenza di lavorare al servizio di ogni iscritto: di quelli che ancora hanno diritti tutelati, ma soprattutto di quelli che arrancano fra mille delusioni.

Lo dico da elettore: ‘’ Ben venga avanti chi si propone con autentico spirito di servizio’’.

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L’appello di una collega: ‘’Se le colonne portanti non sono compatte, il giornalismo che amiamo sarà presto un lontano ricordo’’

L’ altro giorno, nel salone di una cerimonia pubblica,  ho incontrato, ad Assisi,  una cara collega che stimo parecchio. Le ‘‘quattro chiacchiere’’ sono gradualmente scivolate sullo stato del giornalismo italiano, sulla zoppicante precarietà di quello, non fortunato, ma operoso in Umbria, e sui rapporti all’interno della nostra categoria, impegnata sui fronti dell’Ordine. della Federazione, dell’Inpgi e della Casagit.

La collega, con animo palesemente sincero, ha improvvisato un appello: ‘’Posso, da giornalista che ha vissuto anche momenti più sereni, esprimere  un desiderio,  un incitamento: vogliamo tutti, proprio tutti, deciderci a considerare il giornalismo italiano un valore unitario che ha urgente bisogno di un impegno comune,  mille volte superiore alle più o meno nobili  esigenze dei singoli individualismi? Non ci vuole un’intelligenza superiore per capire che, se crolla uno dei quattro capisaldi professionali, sotto le macerie ci rimangono tutti i giornalisti italiani: e, dunque, il giornalismo libero, per come lo amiamo, sarà soltanto un lontano ricordo’’.

E’ un testo quasi stenografico. Chi non vorrebbe metterci la firma?

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