Giornalista, un mestiere duro e a volte doloroso, ma è la nostra vita!

 
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Un libro su Dante Ciliani, indimenticato Presidente dell'Ordine dei giornalisti
Dante Ciliani

Giornalista, un mestiere duro e a volte doloroso, ma è la nostra vita!

Di Gianfranco Ricci
Colleghi buongiorno
Chiudiamo il 2019 consapevoli di aver attraversato  mesi caratterizzati, ancora una volta, dalle difficoltà che da tempo martellano il mondo dell’informazione , costretto a barcamenarsi tra crisi editoriali, crollo del mercato, flessioni pubblicitarie,   licenziamenti, mancati rinnovi contrattuali, dilagante precariato, intimidazioni lanciate anche esplicitamente  da chi non accetta l’impegno di genuine  sentinelle giornalistiche, temerarie richieste di risarcimento.

Tanti disagi feriscono l’appassionata dedizione dei molti che amano dedicare serietà, cultura e intelligenza al diritto-dovere di raccontare ciò che accade nel mondo.

L’anno che in queste ore volge al termine è stato scandito anche dal  sofferto braccio di ferro fra noi – iscritti all’Ordine – e una certa parte della politica, insofferente di fronte all’autonomia  richiesta da chi, anche in nome della Costituzione,  reclama l’irrinunciabile pretesa della libertà di stampa, minacciata dai tagli d’ogni tipo e dai ribaditi annunci dei paladini del ’’giornalismo-jungla’’ , privo di regole e dunque estraneo, o addirittura ostile, alla primaria esigenza che l’informazione  sia vissuta  al servizio della collettività, ansiosa e meritevole, senza dubbio, della sostanziale verità della notizia e degli indispensabili approfondimenti.

La consapevolezza che solo con correttezza si può fare  buon giornalismo– sono sicuro di interpretare anche le vostre convinzioni –incrementa l’orgoglio  dei tantissimi che hanno come stella cometa il  senso della professione, le leggi, le norme deontologiche e il rispetto del cittadino utente.

Il colloquio telematico – e non solo – che da quasi tre anni sostiene il nostro  contatto , ha consentito un frequente scambio di opinioni, perfino diverse. Vero sale del confronto.

Continuerò ad alimentare questo rapporto – con voi e con altri che desiderassero far conoscere le loro istanze – per informare su quanto di interesse giornalistico ruota attorno al plurivariegato mondo dell’Ordine nazionale e, comunque, del fare cronaca, in ogni ambito territoriale.

Vi ho inoltrato, con la chat, costanti aggiornamenti che naturalmente, ritenendo mio dovere,  ho sempre consegnato anche all’Ordine regionale, convinto come sono che ci uniscano identici propositi.

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Con lo stesso spirito – unità operativa – a suo tempo ho proposto all’Ordine umbro la pubblicazione di un mini libro dedicato ad un esemplare presidente umbro, Dante Ciliani: libro nel quale ognuno di noi, e di voi, potrebbe inserire memorie e riflessioni personali su un amico che troppo presto ci ha lasciati. Nessun onere economico per l’Ordine regionale perché l’impegno sarebbe sostenuto dall’apporto della tesoreria nazionale dell’Ordine, ben  felice di partecipare al ricordo di un collega ammirato anche in sede italiana. Il progetto diversi  mesi fa è stato accettato, con documento scritto, dal Consiglio  del nostro Ordine territoriale al quale, qualora il programma dovesse davvero concretizzarsi, a fine stesura, competerebbe, come è normale,   il compito di farsi accreditare da Roma la partecipazione, anche monetaria, all’affettuosa iniziativa.  Ora l’auspicio è che il libro possa vedere la luce entro l’autunno 2020. C’è urgenza  anche perché il Governo nazionale dei giornalisti, oggi in carica, e in parola con noi, sarà rinnovato dopo le elezioni del prossimo ottobre.

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Ora è tempo non solo di prese d’atto e di riflessioni, ma anche di ringraziamenti: da rivolgere a voi, cari colleghi  con i quali il confronto è stato intenso, ma pure all’intero Consiglio dell’Ordine umbro, impegnato nel proporre i nostri valori alla gente e nell’allestire Corsi di formazione di sicuro interesse. E poi un saluto agli apprezzati iscritti che in Umbria, come giudici, amministrano, con equità, la giustizia deontologica. Grazie inoltre agli amici del Sindacato, attenti nell’affrontare le difficili vicende di una categoria afflitta, e non solo nel settore della sofferente carta stampata.

Un pensiero ricco di auspici, insieme, dobbiamo rivolgerlo agli allievi della Scuola di giornalismo di Ponte Felcino, palestra di eccellente preparazione, tesi ad affrontare, fra pochi mesi, un mestiere che oggi richiede  competenze molto più raffinate di quelle che noi di una certa età ‘’rubammo’’, tentando  di farci le ossa  all’interno delle redazioni.

Una robusta stretta di mano vada pure ai molti che professionalmente propongono il meglio di sé  operando, in piena dignità, negli uffici stampa(pubblici e privati), nei giornali on-line ( in Umbria ce ne sono  eccellenti) e nella comunicazione telematica. Alcuni dei Comunicatori potrebbero, con il sollecitato intervento del Parlamento, confluire nell’Inpgi, che, come si sa, è in attesa di provvedimenti mirati a garantire la vita dell’Ente autonomo al quale è affidata la cura delle pensioni; attese da chi, dopo decenni di lavoro, se le è già conquistate, e auspicate dai più giovani che arrancano nella speranza di poterle un giorno acquisire.

L’Inpgi – giova ribadirlo – è l’architrave di riferimento per l’intera categoria che per decenni proprio nell’Istituto di previdenza ha trovato certezze, non solo monetarie, perfino nel contesto di aspettative diverse dal trattamento pensionistico.

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Qualche riflessione, infine, sul pagamento della quota che, per decisione del legislatore, ogni iscritto deve versare all’Ordine regionale. Per l’Umbria, ormai tradizionalmente, sono 110 euro, onorabili entro la fine del prossimo gennaio. Dimezzabili, a richiesta, per i  pensionati che hanno superato i 67 anni di età.

I 110 euro sono cifra assai significativa per quanti talora strappano dai due ai cinque euro al pezzo. E faticano a raggranellare i danari perfino per primarie necessità. Sarebbe  opportuna l’esistenza di un ‘’fondo cassa’’ da mettere a disposizione di chi, pur attivo nel mestiere, è purtroppo meno garantito. Il  bell’intento  del ‘’fondo’’è stato prospettato a Roma dal Presidente dell’Ordine delle Marche (Franco Elisei) nel corso dell’ultima Consulta dei presidenti regionali. Gli esperti di vincoli giuridici, però, hanno giustamente osservato che la legge proibisce l’utilizzo di danari ordinistici per fini diversi da quelli normativamente previsti dall’Istituzione.

Un immediato suggerimento alternativo  è venuto, in quella sede, da Nicola Marini, Presidente emerito dell’Ordine e Tesoriere nazionale in carica: ’’E’ possibile – ha osservato- rinunciare al dimezzamento della quota consentito a vantaggio di  chi ha superato i 67 anni, precisando nel bonifico il desiderio che la metà non dovuta confluisca su un fondo separato. Ed è anche lecito – ha sottolineato – che chi ritiene di poterlo fare  unisca un contributo personale alla quota standard richiesta dall’Ordine, manifestando  la volontà di destinare  il valore spontaneamente aggiunto ad un fondo  gestito dal Consiglio, ma  non registrabile nel bilancio ufficiale. Un tesoretto di solidarietà fra colleghi, da utilizzare con intelligente equità. E non solo per coprire quote eventualmente non versate da chi proprio non è riuscito a pagarle, ma anche, o soprattutto, per dare, in vari modi, una mano a chi della mano ha un concreto e riservato bisogno’’.

Un paio di idee serie, come si vede.

Mi è sembrato di cogliere, fra i consiglieri nazionali, e non soltanto fra loro, la voglia di rispondere in modo positivo ad una delle due indicazioni ipotizzate dal Tesoriere Marini. O addirittura ad entrambe.

Buon 2020, cari colleghi! E buon giornalismo!

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