Erika Pontini, da lunedì, alla guida de La Nazione di Arezzo

Erika Pontini, da lunedì, alla guida de La Nazione di Arezzo

Non sono brava a scrivere post personali, di mestiere racconto le storie degli altri.
Quindi farò quello che ho sempre fatto: partirò dalla notizia.

Da lunedì sarò ad Arezzo alla guida della redazione de La Nazione: un incarico che mi onora nella professione che per me resta ‘la più bella del mondo’.

A raccontare altre vite, altre storie e sì, purtroppo altri drammi o ingiustizie che non possono restare taciuti.

Mi porterò nella valigia tutto quello che ho imparato nella mia terra. Gli insegnamenti di colleghi (tantissimi, a cominciare da collaboratori, l’architrave di un giornale), di amici e quelli preziosi, dei lettori.

Che siano i cittadini comuni oppure magistrati, prefetti, accademici, poliziotti, carabinieri, sportivi, medici, imprenditori, commercianti, artisti, avvocati e preti.

E sì pure di qualche sempre e fin troppo denigrato politico.
Oggi però voglio – con questo mezzo – ringraziarvi tutti per la stima, l’appoggio, l’affetto e i consigli che mi avete dato.
Perché non so se sarei riuscita in così poco tempo a farlo con ognuno di voi.

Voglio ringraziarvi di esserci stati in questo lunghissimo cammino a ‘La Nazione’ di Perugia, e prima ancora all’Ansa, e a Umbria Tv quando ero solo una ragazzina con una penna in mano e la fame di conoscere.

Sono trascorsi 26 anni, ben più di metà della mia vita.

E’ volata via di corsa tra indagini, fattacci di nera, terremoti e da ultimo il procedere drammatico della pandemia: la conta dei positivi, i rompicapo dei Dpcm, le versione di epidemiologi e medici.

Ma è soprattutto la storia delle persone e del loro dolore che non riuscirò mai a dimenticare, e spero mai più dover narrare.

Di quanti se ne sono andati in un silenzio che ancora oggi reputo assordante e colpevole.

Adesso che vi scrivo mi scorrono davanti centinaia di volti, centinaia di nomi, centinaia di aneddoti. Centinaia di vite.

Sembrerà incredibile per me, nata cronista e quindi per definizione ruvida, ma resto affezionata più alle buone notizie che alle cattive, anche se queste ultime sono state molte di più.

Vi sono riconoscente per i confronti, seppur aspri (con alcuni in particolare), che mi hanno insegnato a guardare il mondo attraverso altri occhi.

A interrogarmi su cosa scrivevo e come lo scrivevo.
Noi giornalisti siamo spesso soli ma consapevoli che una parola sbagliata, una sola, può fare la differenza.

Siamo fallibili, per fortuna. Tutto sta riuscire ad ammetterlo.
“Se ho visto più lontano è perché mi sono seduta sulle spalle dei giganti”.
Io non so se ho visto più lontano, ma so che di giganti abbiamo tutti un dannato bisogno.

Grazie. Erika Pontini

 
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