Basta con il carcere per i cronisti accusati di diffamazione!

 
Chiama o scrivi in redazione


Basta con il carcere per i cronisti accusati di diffamazione!

Basta con il carcere per i cronisti accusati di diffamazione!

di Gianfranco Ricci

Pochi giorni fa vi annunciai che la Corte Costituzionale aveva imposto al Parlamento solo dodici mesi di tempo per valutare se sia opportuno confermare la vecchia normativa che prevede il carcere per i giornalisti accusati di diffamazione  a mezzo stampa. Questo il solenne avviso: ‘’se entro il 30 giugno 2021 le Camere non avranno deciso, la Consulta interverrà con un provvedimento d’autorità’’.

La Corte, si sa, era stata , sollecitata dall’Ordine Nazionale dei giornalisti (ammesso al dibattimento  come parte legittimata ad intervenire)  e anche dalla Fnsi, organismi impegnati ad approfondire  i quesiti posti  da giudici ordinari di Salerno e Bari.
Orine Nazionale Giornalisti
Orine Nazionale Giornalisti

Ora la Consulta ha pubblicato l’Ordinanza (relatore Francesco Viganò)  con la quale ha imposto l’aut aut alla Camera e al Senato. Ordinanza interessantissima perché affronta i problemi e le esigenze del moderno e variegato modo di fare giornalismo. Il tutto muovendo da un fondamentale presupposto: ‘’E’ cruciale la libertà di stampa, ma tecnologie e social aumentano i rischi per la reputazione delle vittime’’.

Vi chiedo scusa, colleghi, se  propongo gran parte del testo diffuso dai giudici costituzionali, ma appare così significativa la loro riflessione che forse merita indugiarci sopra qualche attimo.  Scoprirete fra le righe che, anche alla luce delle indicazioni europee, è ormai inaccettabile che si vada in galera per un articolo sbagliato, ma si aggiunge anche che  tocca a chi  istituzionalmente  rappresenta il giornalismo  corretto e disciplinato,  intervenire con rapido rigore, con segnalazioni e sanzioni,  per evitare che il collega diffamatore si senta autorizzato a spargere falsità e  menzogne.

Un monito che oggi più di sempre, e su più fronti, (ordinistico e sindacale), sembra immergersi nel cuore di una poco nobile dinamica. In sintesi: ‘’Sarebbe gravissimo arginare la libera stampa,  addirittura minacciandola col rischio della prigione, ma sarebbe censurabile  pure evitare le responsabilità che si assumono quando si dettano e si condividono le regole  di un  deontologico e rispettoso comportamento. Diamo , dunque, una rapida lettura a questo documento che è linea di demarcazione tra il passato e l’auspicato futuro.

‘’Il  bilanciamento tra libertà di manifestazione del pensiero e tutela della reputazione non può (…) essere pensato come fisso e immutabile, essendo soggetto a necessari assestamenti, tanto più alla luce della rapida evoluzione della tecnologia e dei mezzi di comunicazione verificatasi negli ultimi decenni“.

E poi: ‘’ Il bilanciamento espresso dalla normativa vigente è divenuto ormai inadeguato, e richiede di essere rimeditato dal legislatore anche alla luce della giurisprudenza della Corte europea dei diritti dell’uomo (…), che, al di fuori di ipotesi eccezionali, considera sproporzionata l’applicazione di pene detentive (…) nei confronti di giornalisti che abbiano pur illegittimamente offeso la reputazione altrui”.

 Inoltre: ‘’Si dovranno  “coniugare le esigenze di garanzia della libertà giornalistica (…) con le altrettanto pressanti ragioni di tutela effettiva della reputazione individuale delle vittime di eventuali abusi di quella libertà da parte dei giornalisti; vittime che sono oggi esposte, dal canto loro, a rischi ancora maggiori che nel passato. Basti pensare, in proposito, agli effetti di rapidissima e duratura amplificazione degli addebiti diffamatori determinata dai social network e dai motori di ricerca in internet”.

‘’Un così delicato bilanciamento – afferma la Corte – spetta primariamente al legislatore, che è il soggetto più idoneo a disegnare un equilibrato sistema di tutela dei diritti in gioco, che contempli non solo il ricorso – nei limiti della proporzionalità rispetto alla gravità oggettiva e soggettiva dell’illecito – a sanzioni penali non detentive nonché a rimedi civilistici e in generale riparatori adeguati (come in primis l’obbligo di rettifica), ma richiede anche efficaci misure di carattere disciplinare, rispondendo allo stesso interesse degli Ordini giornalistici interessati a  pretendere, da parte dei propri membri, il rigoroso rispetto degli standard etici che ne garantiscono l’autorevolezza e il prestigio, quali essenziali attori del sistema democratico’’.

Infine: ‘’Il  legislatore potrà eventualmente sanzionare con la pena detentiva le condotte che, tenuto conto del contesto nazionale, assumano connotati di eccezionale gravità dal punto di vista oggettivo e soggettivo, tra le quali si inscrivono segnatamente quelle in cui la diffamazione implichi una istigazione alla violenza ovvero convogli messaggi d’odio”.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*