Strategie turistiche, gustare l’Umbria Il turista preso per la gola


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Strategie turistiche, gustare l’Umbria Il turista preso per la gola

Strategie turistiche, gustare l’Umbria Il turista preso per la gola

 Giuseppe Castellini (Direttore Nuovo Corriere Nazionale)

Dall’analisi presentata emerge come l’Umbria abbia una quota di spesa molto più alta nel turismo rurale, che a livello nazionale muove un giro di affari calcolato in 12 miliardi. Sono usciti vari studi secondo cui il 60% dei turisti stranieri ha tra i motivi principali di arrivo in Italia quello enogastronomico. 4 turisti su 10 utilizzano il cellulare per fare prenotazioni; il 65% di questi vanno a cercare strutture gastronomiche.

In Italia ci sono 825 prodotti DOP-IGP e 5.056 prodotti agroalimentari territoriali (PAT), 875 ristoranti d’eccellenza legati alla tipicità, 114 musei legati al gusto, 79 strade. L’Italia è il sesto Paese per flussi turistici, ma è 64-esimo (su 185 paesi monitorati) per crescita del peso del turismo sul PIL e 164-esimo per crescita del turismo.

L’Umbria, pur essendo in generale molto poco conosciuta, è riuscita in due occasioni ad entrare tra le prime 20 cose che sono rimaste più impresse a livello mondiale: la caduta della volta di Assisi nel 1997 e l’acquisto di Nakata da parte del Perugia Calcio.

Unire gli obiettivi turistici con quelli alimentari è una strategia vincente? Si riesce a fare sistema e cosa serve per adeguarsi ai cambiamenti del contesto? Come si crea un vero valore aggiunto da una realtà così frammentata con piccole realtà che abbiamo visto muovono una spesa bassa?

Paolo Morbidoni (Portavoce nazionale Strade del Vino dell’Olio e dei Sapori)

Le “strade” dei sapori, del vino e dell’olio riescono a fare sistema perché danno una dimensione orizzontale all’offerta. L’Italia, con un’apposita legge nel 1999 che istituiva le strade del vino, ha avuto una felice intuizione; si è arrivati a mettere insieme nel Paese circa 80 strade.

Rappresenta un esempio positivo di collaborazione tra Comuni, aziende alimentari e tutto  il  mondo dei servizi legati al turismo (quello enogastronomico è  molto trasversale). Rispetto agli  inizi il settore sta ancora crescendo ma si stanno facendo meno investimenti.

Per replicare tale successo in un ambito più vasto è necessario un impegno di concretezza che finora è mancato (si creano troppi tavoli e si fatica a  realizzare quanto viene detto in tali consessi). Altri aspetti da considerare sono la continuità delle pianificazioni ed evitare di fare accordi solo per i benefici

fiscali sottostanti. In genere l’accesso a finanziamenti pubblici, soprattutto nell’ambito delle reti di imprese, produce effetti nel breve periodo, senza che vi sia alcun seguito.

Bisogna comunque partire da una forte caratterizzazione del prodotto per differenziare l’offerta ed evitare le sovrapposizioni. Si pensi al riguardo al successo di “Frantoi aperti” che suscita fortissimo interesse da parte di paesi stranieri, destagionalizzando i flussi turistici; un evento elaborato in ambito locale che può fare da modello per altre esperienze. Così “strade dell’olio” ha una pagina Facebook con 17mila like (la strada del Barolo nelle Langhe ne ha 12mila) e una mailing list di 12 mila soggetti (utilissima per profilare il turista enogastronomico), frutto di 20 anni di lavoro.

Occorre una strategia nel momento in cui si cresce: migliore comunicazione del prodotto turistico, la costruzione di un modello italiano di enoturismo e la sua messa a valore. A luglio si terranno gli stati generali delle strade del vino e dell’olio d’Italia a Montepulciano, dove saranno portate esperienze di enorme successo da considerare come esempio per tutti.

L’Umbria è poco conosciuta, perché negli ultimi 20 anni si è parlato solo dei singoli territori. Occorre dare ora continuità a questo percorso, lavorando tutti in tale direzione. Contemporaneamente vanno date gambe alle reti stabili: il dramma di alcune programmazioni (anche nazionali) è quello di aver favorito partenariati nati per avere accesso a finanziamenti europei e morti nel momento in cui questi sono terminati.

Chiara Lungarotti (Amministratore Unico Gruppo Lungarotti)

Sin dagli anni ’70 i turisti arrivano a Torgiano attratti dall’offerta enogastronomica di questo piccolo centro che è stato un antesignano dell’enoturismo non solo in Umbria ma in tutta Italia da quando fu aperto al pubblico il Museo del Vino, considerato dal New York Times il migliore di Italia e uno dei più importanti a livello mondiale.

L’Umbria ha avuto diversi riconoscimenti sui mercati internazionali in questo comparto, come anche l’inserimento nel 2014 tra le top ten Wine and Travel Destination di Wine Enthusiast (una delle più importanti riviste americane).

Strutture ricettive da quella a 5 stelle all’agriturismo, dal ristorante gourmet

all’osteria alle stesse cantine offrono al visitatore la possibilità di degustare i vini del territorio in abbinamento con la cucina tradizionale umbra: il turista è accompagnato a vivere un’esperienza enogastronomica e culturale che lo porta ad essere ambasciatore della nostra Umbria nel mondo.

Si può creare valore in questo comparto, progettando adeguatamente: si pensi al caso delle Langhe, dove trenta anni fa c’erano solo trattorie con un turismo povero e oggi è pieno di ristoranti stellati e alberghi di lusso, con effetti positivi su tutta la filiera.

Si possono replicare esperienze di successo come quella delle strade; dipende molto dalle persone che ci lavorano. L’enogastronomia è trasversale per definizione: il prodotto che si prova è parte integrante della storia e dell’identità, della cultura e della tradizione del popolo che lo produce.

Abbiamo una grande ricchezza ma l’abbiamo sfruttata poco e stiamo perdendo posizioni. La dimensione umbra richiede di collocarci su segmenti di nicchia. Bisogna passare dalle parole ai fatti, costruendo uno dei settori in cui la regione può trovare il suo riscatto.

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