PERUGIA, ULTIMATUM CONFCOMMERCIO: “SUBITO NUOVE REGOLE PER SAGRE UMBRE”

Conferenza stampa sagre(umbriajournal.com) PERUGIA – In Umbria le sagre sono circa 700, per un totale di oltre 6.000 giornate “gastronomiche”, gran parte delle quali concentrate nei mesi estivi di luglio e agosto. Sono pochissimi i comuni umbri dove non si svolgono questi eventi, giunti ormai al numero record di sette al giorno, se si considera il periodo da giugno ad agosto. I ristoratori umbri chiedono alla Regione di regolamentare il fenomeno e ai Comuni di rimodulare la pesantissima imposizione locale a carico delle imprese (Tarsu o Tia, Tosap, imposta sulla pubblicità, Imu) esclusivamente sui nove mesi di effettiva attività, escludendo quindi dall’ambito applicativo i restanti tre mesi estivi, durante i quali sagre e circoli privati la fanno da padroni e dove la concorrenza sleale pesa come un macigno sulle imprese, già provate dalla crisi.

Cominciano proprio dalla più provocatoria delle proposte i ristoratori umbri, che, nel corso di una conferenza stampa organizzata da Confcommercio e Confesercenti dell’Umbria, hanno di nuovo suonato la sveglia alla politica in materia di sagre. Quella politica che non è stata capace di rispettare gli impegni assunti, anche pubblicamente, per una riforma della legge regionale che avrebbe dovuto vedere la luce entro dicembre 2012, per valorizzare le sagre vere e di qualità, e regolamentare in qualche modo tutto ciò che oggi è invece “ristorazione selvaggia”, ovvero senza i costi e gli oneri delle imprese del settore, che rischiano di dover chiudere e licenziare i propri dipendenti.

Alla conferenza stampa hanno partecipato, insieme a numerosi ristoratori, il presidente Confcommercio Umbria Aldo Amoni, il vice presidente Fipe-Confcommercio Tommaso Barbanera, il presidente regionale di Confesercenti Alvaro Burzigotti. Tutti concordi nel sollecitare ancora una volta la Regione a regolamentare il fenomeno sagre, attraverso le modifiche alla legge regionale proposte da tempo da Confcommercio e Confesercenti Umbria.
La stragrande maggioranza dei consiglieri regionali, tutti incontrati giusto un anno fa, si erano detti disponibili a cambiare la legge secondo le indicazioni delle associazioni di categoria. Le stesse Pro Loco, più volte incontrate, si sono sempre dichiarate d’accordo con il principio della valorizzazione delle sagre di qualità. Nonostante tutto, mancano ancora provvedimenti concreti.

“Se Regione e Comuni dovessero continuare a dimostrarsi sordi alle legittime richieste degli imprenditori – sostengono all’unisono Confcommercio e Confesercenti Umbria – non possiamo più garantire che non si arrivi a gesti di protesta anche estremi. Che succederebbe se tutti riconsegnassero le loro licenze? O se diventassero circoli privati? Si è mai pensato a cosa accadrebbe alle casse pubbliche se dovessero mancare le risorse che ogni anno versano, solo in tasse e tariffe, le oltre 4.400 imprese delle ristorazione attive in Umbria, che danno lavoro a oltre 17 mila addetti?
Proprio oggi – annunciano le due associazioni – è partita una lettera indirizzata ai sindaci di tutti i Comuni dell’Umbria con la quale chiediamo, oltre alla rimodulazione delle tariffe locali, anche un incontro per presentare una proposta di integrazione ai regolamenti in materia di sagre, in modo da fare finalmente ordine e chiarezza. Non dimentichiamo che tanti Comuni non si sono nemmeno dotati di un regolamento sulle sagre, nonostante questo strumento fosse previsto dalla legge regionale del 1998. Una legge che ormai ha fatto il suo tempo e che deve essere rivista: chiediamo alla Regione il coraggio di fare passi concreti in questa direzione. Le nostre imprese non possono più permettersi di aspettare. Ogni giorno che passa – e ne sono passati altri 143 giorni dal 31 dicembre 2012, giorno entro il quale la nuova legge avrebbe dovuto essere emanata – nuove imprese rischiano di dover chiudere e di mandare a casa dipendenti e collaboratori. Noi non ci vogliamo arrendere a questa prospettiva”.

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