PERUGIA, CNA PENSIONATI UMBRIA, L’IMPORTANZA DEGLI ARTIGIANI

da sx Alderisio, Cesca, Fucili, Rometti, Sorcio e Bullettidi Luana Pioppi
(umbriajournal.com) PERUGIA – Negli ultimi tre anni nella provincia di Perugia hanno chiuso i battenti 800 imprese artigiane. È questo uno dei dati emersi nel corso dell’incontro pubblico, organizzato da Cna Pensionati Umbria, dal tema: “Il valore delle attività artigiane per l’economia nazionale”. All’iniziativa, che si è tenuta sabato pomeriggio presso il centro socio culturale di Ferro di Cavallo di Perugia, erano presenti Renato Cesca, presidente Cna Umbria; Umberto Alderisio, direttore regionale Ecipa; Silvano Rometti, assessore all’ambiente e alle politiche del territorio della Regione Umbria; Giancarlo Fucili, presidente Cna Pensionati Umbria; Giuliano Sorcio, vice presidente Cna Pensionati Umbria; Gianni Bulletti, componente della direzione regionale di Cna Pensionati.

È stato un incontro vivace e partecipato, moderato da Giancarlo Fucili, dove si sono toccati tutti i temi legati alla professione dell’artigiano partendo dalla scuola, che dedica poche ore all’attività di laboratorio e manuali, alle carenti politiche di sostegno nazionali. Il tutto passando attraverso l’educazione che le famiglie danno ai propri figli incitandoli, soprattutto negli ultimi anni, a cercare lavori di tipo impiegatizio.

L’iniziativa si è aperta con una relazione introduttiva esposta da Gianni Bulletti, componente della direzione regionale di Cna Pensionati, che ha anche sottolineato che “l’incontro è stato organizzato per ragionare sul ruolo e sul valore che gli artigiani attivi e quelli pensionati possono avere nell’economia. Un tema delicato in quanto ho letto che dal 2008 ad oggi sono state chiuse in Italia 400mila partite iva”.

Subito dopo ha preso la parola Renato Cesca, presidente Cna Umbria, che ha fatto il punto della situazione parlando delle diverse tipologie di artigianato: da quello che per forza opera solo sul territorio locale a quello che deve investire sulle nuove tecnologie per andare bene. Cesca ha rimarcato che le attività sono penalizzate dall’elevato costo del lavoro, dal cuneo fiscale e dai problemi di accesso al credito. Una situazione che permette solo a pochi artigiani di emergere nel mercato. “Il problema – ha detto Cesca – sta anche nel fatto che sono pochi i ragazzi che studiano in istituti tecnici penalizzando così i lavori manuali. Le scuole e le università sono importanti ma solo se sono danno vita a professioni specifiche come ingegneri, ricercatori… altrimenti creano solo disoccupazione”. “Insieme ad Ecipa – ha affermato ancora Cesca – stiamo costruendo un percorso per mettere in piedi corsi specifici, dedicati alle attività artigianali, proprio per valorizzare certe professioni che stanno andando scomparendo. E, nonostante questa situazione, – ha concluso il presidente regionale di Cna – dobbiamo andare avanti e fare la nostra parte”.

“Il 60% dei giovani italiani – ha sottolineato subito dopo Umberto Alderisio, direttore regionale Ecipa – non crede nel lavoro manuale. È un dato in linea con il trend nazionale ma che ci preoccupa. È necessario tornare alla manualità. Creare politiche di sostegno. Per fare questo bisogna fare un forte rilancio nelle scuole di mestiere dove poter acquisire una vera manualità. Noi stiamo lavorando su questo versante. Come Ecipa contiamo di riuscire a mettere in piedi per il prossimo gennaio un bando per stilare un elenco di imprese che diano la disponibilità di ospitare giovani per tirocini. Ma non solo. Dopo il successo della prima edizione riproporremo nelle scuole dei progetti che mettano i ragazzi in competizione tra di loro per creare un piano di impresa. Un’altra iniziativa che è stata messa in campo riguarda l’insegnamento degli artigiani pensionati all’interno dell’Istituto Serafico di Assisi. Sono stati programmati tre corsi di formazione per gli operatori – ha terminato Alderisio – affinché possano insegnare ai disabili a fare dei piccoli lavori manuali”.

L’assessore Silvano Rometti ha chiuso l’incontro ribadendo la necessità di assumere un atteggiamento positivo e costruttivo, garantendo che la Regione Umbria, che gestisce le risorse comunitarie, sta “cercando di indirizzarle bene” anche perché è consapevole dell’importanza del lavoro e del fatto che “il 30/35 % delle imprese regionali sono artigianali”. Rometti, infine, ha detto che le istituzioni stanno cercando di lavorare in tutti i versanti come quello legato alle energie alternative, che possono creare nuova occupazione, e quello delle infrastrutture che, se potenziate, possono favorire i collegamenti con le altre regioni dell’Italia favorendo le vendite e le collaborazioni tra aziende.

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