PERUGIA, 61ESIMA EDIZIONE PREMIAZIONE DEL LAVORO E DELL’IMPRESA

Camera di Commercio
Camera di Commercio
Camera di Commercio

(umbriajournal.com) PERUGIA – Sono passati 61 anni da quando nel 1952, la Camera di Commercio di Perugia istituì una giornata del merito, una pubblica manifestazione di riconoscenza per coloro che, attraverso il lavoro e l’imprenditorialità, si prodigano con serietà, capacità, correttezza, dedizione, sacrificio per realizzare il bene proprio e quello comune.

Dal 1952 i riconoscimenti del Lavoro e dell’Impresa sono stati attribuiti a oltre 3.100 aziende di ogni settore e dimensione – industriali, commerciali, agricole, artigiane – a microimprese a gestione familiare, a laboratori artigianali specializzati nelle lavorazioni manuali e ai lavoratori, dipendenti e collaboratori, che hanno contribuito alla crescita e all’affermazione delle aziende. Oggi, quasi tutto appare oggi contro di noi: da cinque anni la crisi rigenera se stessa e anche in questo 2013 che sta per finire, abbiamo visto deluse le aspettative di una qualche ripresa. Solo qualche segnale minimamente positivo.

Il 2013 al contrario era stato annunciato come l’anno della svolta. Che invece non c’è stata affatto, ed anzi pare allontanarsi ancora: al 2014 – come garantisce il Governo – o al 2015, come temono i più pessimisti o forse i più realisti. Tra questi ci sono anch’io. Perché, in ogni caso, non credo sia sufficiente una limatura di punto percentuale in più per certificare il ritorno alla crescita. Quella che ci serve, vera, consistente e capace di riattivare il ciclo della creazione di nuova ricchezza e occupazione.

La situazione dell’economia provinciale, letta alla luce dei nostri Osservatori, rimanda ad un consolidamento di negatività che ben conosciamo, con settori fondamentali, come le costruzioni e il commercio, in forte, persistente difficoltà. Ma qualcosa di buono comincia a vedersi: la Produzione Manifatturiera è tornata in terreno positivo: di poco, + 0,3%, ma da più di due anni non accadeva. Si muovono gli Ordinativi, al contrario del Fatturato ancora in calo. Contrastanti i risultati del Manifatturiero artigiano: male la Produzione, flessione attenuata per il Fatturato, invariati gli Ordinativi. Le esportazioni confermano la buona intonazione e crescono quasi del 7%.

Questo risultato è depurato dal dato negativo della Terni, che da solo – nell’ultima parte del 2013 – porta in rosso la voce export regionale di oltre 6 punti. Questa è la conferma che – pur in crescita – le esportazioni umbre restano modeste per volumi, intorno ai 3 miliardi e mezzo l’anno, il 15% circa del PIL regionale, quando su base nazionale si supera il 25%. Tuttavia, le imprese nelle migliori condizioni sono quelle esportatrici, che riescono ad intercettare all’estero una domanda che sul fronte interno è ancora in flessione. Le vendite sono in costante arretramento, al punto che ormai ci consolano risultati “meno negativi”, anche se lontanissimi dal segno più.

L’impatto più forte lo subiscono le imprese del commercio al dettaglio, sia di prodotti alimentari che non alimentari (- 3,1%), ma anche la Grande Distribuzione deve convivere con risultati sotto lo zero (-0,9%). Tutto questo nonostante anche in provincia di Perugia si registri un sostanziale fermo dei prezzi, che variano di appena lo 0,7 su base annua, il minimo dal 2009. Anche questo dato, che potrebbe apparire positivo, nasconde un pericolo. L’inflazione è molto bassa, ma forse lo è troppo, al punto che potremmo doverci guardare dal pericolo opposto, la deflazione.

A questo proposito, è significativo quanto avvenuto ad ottobre con l’aumento dell’Iva al 22%, una misura senz’altro “inflazionistica”, ma che ha prodotto l’esatto contrario. Se non è ancora deflazione, poco ci manca: e di quella peggiore, causata dal calo della domanda e non da un aumento dell’offerta che riduce i prezzi a vantaggio dei consumatori. Senza dire che poi quel punto in più di Iva, se lo sono evidentemente accollato per intero le imprese, nel tentativo di evitare una ulteriore flessione dei consumi. In questo quadro congiunturale, la base imprenditoriale della provincia di Perugia si riduce, ma resiste. A fine 2013 il saldo tra le imprese di nuova costituzione e quelle cessate sarà negativo, ma in termini assoluti la capacità di fare impresa non demorde.

Nei primi nove mesi del 2013, in provincia di Perugia più di 3 mila nuovi imprenditori sono entrati nel mercato: oltre 11 ogni giorno. Si dirà che dietro molte di queste scelte c’è la necessità di crearsi un impiego: forse è così, ma anche se fosse, non cambia il significato e la validità dell’esperienza. Senza impresa non si esce dalla crisi e senza impresa non si crea occupazione. In provincia di Perugia su questo fronte abbiamo resistito fino a un anno fa, meglio che nel resto d’Italia, ma il 2013 è stato molto pesante e la disoccupazione ha toccato il 10,5%, il valore più alto da più di venti anni. E anche il tasso di occupazione si è ridotto, intorno al 61%, con una flessione più intensa per i giovani da 15 a 34 anni.

In un paese messo alle corde da un quinquennio di crisi, quelli che pagano sono soprattutto i giovani – i nostri figli – che stanno perdendosi nella ricerca non solo di un lavoro, ma di una speranza, di un futuro, che gli stiamo cancellando. Guardate i dati Istat dell’altro ieri sui ragazzi – da 15 a 35 anni – che non lavorano, non studiano, non si stanno formando. Li chiamano NEET: in Italia sono diventati 3 milioni e 750 mila, 300 mila in più rispetto a un anno fa, 1 giovane su quattro.

Tra questi ragazzi con bassa scolarità, ma anche diplomati e laureati. Una generazione esclusa, non al lavoro e nemmeno sui libri o in una bottega a imparare un mestiere. E mi angoscia pensare che questa generazione, la generazione dei nostri figli, escluse quelle che hanno conosciuto le grandi guerre – sarà la prima, da più di un secolo, che starà peggio di quella che l’ha preceduta. Voi, siete l’immagine della capacità e della dedizione, dimostrata in tanti anni di lavoro e di impegno imprenditoriale: ora dobbiamo consentire ai nostri figli di fare lo stesso. Non possiamo permettere – come dice Papa Francesco – che a questi giovani “si rubi la speranza”.

I giovani che sono messi nella condizione di scoprire il valore del lavoro e, con esso, dell’impresa, dimostrano di essere pienamente all’altezza del compito. In Umbria la componente giovanile – femminile e maschile – rappresenta una parte consistente del sistema produttivo. Le imprese under 35, realizzano Valore Aggiunto per 3 miliardi e mezzo di euro all’anno, il 17,9% del totale regionale. Per peso percentuale, l’Umbria si pone al terzo posto tra tutte le regioni italiane. Dunque, capacità e volontà non mancano. Dobbiamo far diventare i giovani i veri protagonisti di un nuovo modello di sviluppo, compatibile e sostenibile e raggiungere i livelli di occupazione medi europei.

Quali le strade da percorrere? Semplificare la riforma dell’apprendistato, ridare slancio ai servizi per l’impiego attraverso una regia unitaria a livello nazionale, che veda coinvolti a livello locale diversi attori, tra cui le Camere di commercio. Come sistema camerale, sfruttando il sistema Excelsior e il Registro delle imprese, possiamo raggiungere in maniera mirata le aziende segnalando quelle professionalità che stanno cercando. Sull’imprenditorialità, proponiamo l’istituzione di un sistema ordinario di assistenza alla nascita di nuove imprese, fatto di servizi che incoraggino l’innovazione, prevedano un accesso facilitato al microcredito e favoriscano l’utilizzo di fonti alternative di finanziamento.

Sul fronte della formazione, la Camera di Perugia ha messo in atto interventi come Improve Your Talent che ha assegnato borse di studio a 20 laureati che per 4 mesi lavoreranno presso le Camere di Commercio estere sparse un po in tutto il mondo. E Job Day che ha portato – per un giorno – i ragazzi di Istituti superiori direttamente dentro le aziende, a svolgere le funzioni per le quali stanno studiando. Senza impresa, dicevo, non si esce dalla crisi, non se ne esce senza nuovi imprenditori.

Ma, forse dobbiamo anche dire, non se ne esce senza Imprenditori “nuovi”, che sappiano dare sostanza al concetto di responsabilità – propria e della propria impresa; responsabilità non solo economiche ma anche di indirizzo, di prospettiva, di speranza per il futuro. L’Impresa deve costituire, singolarmente e in rete, un motore di sviluppo, di sostegno alle persone, all’economia, all’ambiente. In una sorta di circolarità: dall’impresa alla persona, e viceversa. Il problema è che a questa realtà, non guardano con attenzione le politiche governative, che invece dovrebbero tracciare la rotta giusta per cercare di guidarci fuori da questa situazione.

Al contrario: le imprese – e i cittadini con esse – vengono visti innanzitutto come uno strumento passivo per reperire risorse, che poi il più delle volte sono malutilizzate. Il peso della tassazione è realmente insostenibile: in un paese dove per chi realmente paga le tasse si sfiora il 55% di imposizione, non ci possono essere troppe possibilità di ripresa. Tutti sapete cosa è accaduto ieri, 16 dicembre: un giorno nero, un gorgo fiscale, da cui forse molte imprese non sono riuscite ad uscire. E entro il 31 dicembre, ci sono altri 28 adempimenti da onorare.

Soprattutto in questi momenti così duri, la Camera di Commercio di Perugia è al fianco delle imprese, raccoglie le loro istanze, ne interpreta le necessità e mette in campo iniziative rivolte al sostegno e alla promozione della loro attività. Destiniamo ogni nostra risorsa ai programmi di sostegno al sistema economico, arrivando a far ricorso anche al disavanzo di bilancio, coperto dagli avanzi patrimonializzati. Per gli interventi economici programmati per il 2014, siamo riusciti a mettere in campo 7,4 milioni di euro, comprensivi delle destinazioni della maggiorazione del diritto annuale per la Quadrilatero che sta realizzando gli assi viari tra l’Umbria e le Marche, e per l’Aeroporto S.Francesco di Assisi.

Per la realizzazione degli interventi che saranno finanziati sul budget 2014, sarà privilegiata la modalità di intervento a rete, sia in sede di concertazione con la Regione e gli altri enti del territorio, sia rafforzando la progettualità condivisa con la rete del sistema camerale italiano ed estero. Le Macrolinee che abbiamo individuato si riferiscono alle emergenze più pressanti: la prima: Sostegno al credito e incentivi diretti alle imprese; MACROLINEA 2) Turismo e Valorizzazione del territorio; MACROLINEA 3) Programmi di sviluppo e di accompagnamento all’internazionalizzazione; la quarta: Altri interventi a sostegno delle imprese e delle economie locali.

Sono fermamente convinto che la crisi non abbia compromesso le fondamenta genetiche del nostro modo di intraprendere e fare economia. Che senza dubbio dobbiamo migliorare, sviluppare, irrobustire. Ma non rottamare. Il modello di imprenditorialità diffusa è un valore sicuro, un bene rifugio che può ancora garantirci crescita e benessere.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*