Edili protestano, o tavolo o manifestazione sotto Regione

CantierePiazzaMatteotti-3461(umbriajournal.com) PERUGIA – tato di agitazione e manifestazione regionale sotto la Regione se il settore edile non avrà risposte immediate e l’apertura del tavolo istituzionale delle costruzioni. I segretari Gianni Fiorucci (Fillea Cgil), Tino Tosti (Filca Cisl) e Franco Righetti (Feneal Uil), nel corso della conferenza stampa di questa mattina che si è tenuta presso la Cisl regionale, hanno ribadito un’esigenza già espressa negli anni ma rimasta inascoltata da parte della Regione. I sindacalisti, nel lanciare l’ultimo appello prima della manifestazione regionale del settore, hanno descritto una situazione drammatica, che si caratterizza per disoccupazione e destrutturalizzazione.  “Se fosse un problema meramente di ripresa – hanno sottolineato i segretari- si potrebbe ragionare in termini di riorganizzazione. La situazione invece, che si caratterizza per imprese sempre più piccole e non strutturate, molte partite iva, l’aumento dell’irregolarità e del ricorso alla cassa integrazione, necessita di un approccio più consapevole e partecipativo da parte dei comuni che, in molti casi, non richiedono il Durc e la congruità. E per questo –hanno chiarito- chiediamo alla Presidente della Regione un confronto con le istituzioni e la parte datoriale. Ciò è necessario per dare risposte ai lavoratori coinvolti, ma anche all’economia in termini di rilancio”. I sindacati, quindi, hanno fatto riferimento ai “soldi fermi, alla questione burocratica, ai lavori anche pubblici che non partono e di opportunità mancate per lo sviluppo del territorio. Come nel caso della Perugia – Ancona, dove il cantiere è ancora fermo a causa di contenziosi in essere”. Ma anche della grave questione che investe anche i settori collegati come le cementerie, laterizi, cave e falegnamerie. Fiorucci, Tosti e Righetti hanno ribadito la necessità della messa in sicurezza e della riqualificazione del territorio, che avrebbero auspicabili ricadute per il territorio ma anche e soprattutto in termini di occupazione. Un’occupazione qualificata, che sempre più spesso non viene utilizzata a vantaggio della ripresa e costretta a casa. Nel migliore dei casi in cassa integrazione.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*