Il treno in letteratura: giovedì e venerdì una due giorni di studi alla Stranieri

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Il treno in letteratura: giovedì e venerdì una due giorni di studi alla Stranieri

Si apre domani alle 11:00, nella Sala Goldoni di Palazzo Gallenga, il convegno organizzato nell’ambito del Dottorato in Comunicazione della Letteratura, dal titolo: “Treni letterari. Binari, ferrovie e stazioni in Italia tra ‘800 e ‘900”.

Promosso da Giovanni Capecchi, l’evento è in programma sino a venerdì pomeriggio e prevede diciotto relazioni incentrate sulla presenza del treno nelle pagine letterarie italiane.

Oltre ai dottorandi dell’indirizzo in Comunicazione della Letteratura, saranno relatori alcuni dottorandi e dottori di ricerca dall’Università di Vienna e di Aix-Marseille, i docenti che compongono il Comitato scientifico dell’iniziativa (Giovanni Capecchi, Roberto Fedi e Maurizio Pistelli) e studiosi provenienti da altri atenei italiani ed europei: Vittorio Roda, Alessandro Scarsella, Matteo M. Pedroni e Fulvio Senardi. L’appuntamento si configura pertanto anche come incontro di ricerca tra studiosi di generazioni diverse e di distinte aree geografiche.

Ricco e variegato il programma delle relazioni: treni nella narrativa del secondo Ottocento e nella poesia tra Carducci e Pascoli, treni per andare in Parlamento e treni galeotti di incontri amorosi, treni nei romanzi gialli e nei noir e treni per andare al lavoro o in vacanza; ma anche treni d’avanguardie e treni neorealisti, binari sardi e stazioni descritte da Pirandello, Sciascia, Vittorini, Calvino.

Abbiamo scelto questo tema – spiega Giovanni Capecchi, docente di letteratura italiana all’Università per Stranieri di Perugia – perché attorno ai treni e alle ferrovie non solo si sviluppa la storia sociale, politica, ed economica del nostro paese, dalla prima strada ferrata – la Napoli-Portici del 1839 – all’alta velocità, ma anche perché attraverso il treno può essere ripercorsa la vicenda letteraria nazionale degli ultimi 150 anni; l’avvento del treno ha trasformato il modo di vedere il mondo e di raccontarlo, ha modificato la dimensione spazio-temporale, ha cambiato lo sguardo sul paesaggio circostante, ha alimentato e continua ad alimentare l’immaginario”.

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