Covid, lezioni a distanza per metà studenti, ma il rischio è fuori la scuola

 
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Federconsumatori contro la chiusura delle scuole in Umbria

Covid, lezioni a distanza per metà studenti, ma il rischio è fuori la scuola

Le scuole sono pronte e a partire da oggi negli istituti superiori ci saranno al 50% lezioni in presenza e la rimanente parte sarà con la didattica a distanza (dad). Una situazione che si poteva evitare ha detto la Rita Coccia,  preside dell’Itis Alessandro Volta di Perugia e vicepresidente nazionale dell’Associazione nazionale presidi, che per i suoi 1.800 studenti ha studiato un piano per cui ogni classe «farà tre giorni in presenza e tre a distanza, così
a scuola quotidianamente arriveranno soltanto in 850-900 e questo permetterà di alleggerire anche le linee dei trasporti».

«Se sia stato giusto o meno da parte della Regione decidere per il 50% della didattica a distanza non spetta a me dirlo – spiega Coccia -, certo è che andava scongiurata la chiusura totale degli istituti e quindi penso
che questo possa essere ritenuto un buon compromesso».

Metà classi in presenza e metà classi a casa è previsto per per l’istituto tecnico Aldo Capitini. «Per i nostri studenti abbiamo approntato un piano – spiega il dirigente Silvio Improta – che prevede metà classi in presenza
e metà a casa. Classi intere, con turni di una settimana, partendo con la didattica integrata da chi è in quarantena».

«A Norcia la didattica a distanza poteva essere evitata, considerando anche la difficoltà in cui si trovano molti studenti che quattro anni dopo il terremoto sono ancora costretti a vivere nelle casette Sae». A dirlo è Rosella Tonti, la dirigente scolastica dell’istituto omnicomprensivo “De Gasperi-Battaglia”.

La dirigente ha redatto il nuovo orario scolastico che prevede per le prime e seconde classi quattro giorni di lezioni a distanza e due in presenza, mentre per le terze, quarte e quinte l’esatto contrario: quattro giorni in presenza e due a distanza.

«Nel nostro istituto, inaugurato proprio con l’inizio dell’anno scolastico dal presidente del Consiglio, Giuseppe Conte – ricorda Tonti – ospitiamo circa 215 studenti ed essendo una scuola di montagna non abbiamo problemi legati ai trasporti troppo affollati, per questo dico che il provvedimento regionale avrebbe dovuto tenere in considerazioni di alcune singole realtà come, appunto, la nostra. Gli studenti di questo territorio già lamentano tanti disagi, la didattica a distanza per molti di loro è un ostacolo in più».

Secondo i dirigenti scolastici, il rischio di contagio è più alto fuori dalla scuola, per esempio nei mezzi di trasporto. La regione ha, infatti, ridotto la capienza degli autobus dall’80% al 60%.

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