Consiglio di Stato respinge ricorso, a scuola si continua la Dad

I giudici hanno infatti respinto il ricorso di un genitore

 
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Consiglio di Stato respinge ricorso, a scuola si continua la Dad

Consiglio di Stato respinge ricorso, a scuola si continua la Dad

Il Consiglio di Stato ha di fatto confermato la decisione della Regione Umbria di sospendere la didattica in presenza nelle scuole secondarie nel comune di Perugia e del resto della provincia in seguito all” emergenza Covid. I giudici hanno infatti respinto il ricorso di un genitore per la riforma del decreto cautelare del Tar che aveva rigettato un” istanza contro la relativa ordinanza.

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Il Consiglio di Stato – si legge nel provvedimento del presidente Franco Frattini – “è perfettamente consapevole della grave compressione, con speciale riguardo agli studenti di scuola media superiore, del loro diritto a una piena possibilità di apprendimento e fruizione del servizio scolastico mediante contatto diretto e personale con i docenti e con gli altri studenti“.

ORDINANZA_FINALE_ORD (1)

Considerato, tuttavia, che nelle scorse settimane – viene spiegato ancora nella decisione – l” innegabile aumento del contagio anche in Umbria ha indotto, sia con provvedimento di chiusura totale dell” attività in presenza, sia con consentiti atti comunali impositivi di specifiche e localizzate restrizioni anche più rigorose, a dar prevalenza alla precauzione per la salute dei cittadini, valore prioritario incontestabile durante una pandemia, e ciò anche nello stesso specifico interesse delle categorie più giovani della popolazione, che appaiono più vulnerabili alle emergenti ” varianti” del Covid rispetto alle fasi in cui era dominante il virus originario“.

Il Consiglio di Stato ha quindi ritenuto che “non solo vada esclusa ogni possibilità di questo Giudice di valutare ” selettivamente” zone ritenute meno o più a rischio (essendo tale il compito e l” esclusiva responsabilità delle autorità nazionali o locali che provvedono) ma anche la possibilità di dar prevalenza, nella difficile e per certi versi dolorosa necessità di ponderazione tra valori costituzionalmente tutelati, al diritto alla istruzione ” in presenza” rispetto alla più assoluta precauzione per il pericolo di ulteriore diffusione del contagio con effetti devastanti per la salute pubblica e la condizione dei presidi ospedalieri”.

Covid-19 – Umbria – Comune di Perugia – Chiusura delle scuole secondarie di secondo grado – Ordinanza del Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria n. 22 del 5 marzo 2021 – Non deve essere sospesa monocraticamente. 

      Non deve essere sospesa l’ordinanza del Presidente della Giunta Regionale dell’Umbria n. 22 del 5 marzo 2021, nella parte in cui ha disposto la chiusura delle scuole secondarie di secondo grado anche nel Comune di Perugia, stante l’innegabile aumento del contagio anche in Umbria (1). ​​​​​

(1) E’ stato chiarito nel decreto che pur essendo perfettamente consapevole della grave compressione, con speciale riguardo agli studenti di scuola media superiore, del loro diritto a una piena possibilità di apprendimento e fruizione del servizio scolastico mediante contatto diretto e personale con i docenti e con gli altri studenti, tuttavia, nelle scorse settimane l’innegabile aumento del contagio anche in Umbria ha indotto, sia con provvedimento di chiusura totale dell’attività in presenza, sia con consentiti atti comunali impositivi di specifiche e localizzate restrizioni anche più rigorose, a dar prevalenza alla precauzione per la salute dei cittadini, valore prioritario incontestabile durante una pandemia, e ciò anche nello stesso specifico interesse delle categorie più giovani della popolazione, che appaiono più vulnerabili alle emergenti “varianti” del COVID 19 rispetto alle fasi in cui era dominante il virus originario.

In tali circostanze nel decreto è stato chiarito che non solo vada esclusa ogni possibilità di questo Giudice di valutare “selettivamente” zone ritenute meno o più a rischio (essendo tale il compito e l’esclusiva responsabilità delle autorità nazionali o locali che provvedono) ma anche la possibilità di dar prevalenza, nella difficile e per certi versi dolorosa necessità di ponderazione tra valori costituzionalmente tutelati, al diritto alla istruzione “in presenza” rispetto alla più assoluta precauzione per il pericolo di ulteriore diffusione del contagio con effetti devastanti per la salute pubblica e la condizione dei presidi ospedalieri

 

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