Comitato a Scuola Umbria, regole rigidissime come quarantene del quaderno

Francesca Leone, considerazioni su contagi da covid nella popolazione scolastica

Comitato a Scuola Umbria, regole rigidissime come quarantene del quaderno

“Mamma, ma perché la mia amica Lucia (il nome è di fantasia, ma la situazione è reale) prima mi mandava i bigliettini con scritto ‘Ti voglio bene’ e ora me li manda con scritto ‘Tira su la mascherina’ anche se io la mascherina la tengo sempre su?”. Questa volta partiamo da loro, i nostri alunni e i nostri figli, in questo caso quelli più piccoli, per proporre ancora uno spunto di riflessione sullo “stato dell’arte” nelle realtà scolastiche che abbiamo modo di monitorare nel nostro ruolo di “sentinelle” sul territorio umbro, in quello che si avvia ad essere il terzo anno scolastico vissuto in emergenza Covid.


dal Comitato a Scuola Umbria
Martina Leonardi, Vice Presidente


Basta una semplice domanda come quella riportata sopra per interrogarci sul fatto se i protocolli per l’avvio dell’anno scolastico siano rispettati non solo per la prevenzione del contagio, ma anche per la prevenzione del disagio legato agli effetti psicologici della pandemia sulla popolazione scolastica. Nonostante in Europa dilaghi la quarta ondata in Italia, anche grazie all’alto numero di vaccinati raggiunti, si registra a partire dei dati dell’ISS, un calo della curva epidemiologica ma soprattutto si mantengo stabili le ospedalizzazioni.

Questo ci consente un cauto ottimismo riguardo alla bassa, se non bassissima, possibilità di un ritorno alla Dad in seguito ad una possibile chiusura delle scuole, che sono poi i motivi per cui il nostro Comitato è sorto, ma riteniamo che la “normalità” vera dell’andamento didattico sia a nostro avviso ancora un miraggio. E’ vero che registriamo realtà virtuose in cui si respira una certa volontà di concentrarsi anche sulla creazione di luoghi di apprendimento che assicurino una tranquillità emotiva, grazie soprattutto alla possibilità di relazionarsi in presenza, dopo lunghi mesi in ambienti educativi che hanno favorito poco l’empatia, con tutte le conseguenze del caso. Però ogni giorno, man mano che l’attività didattica procede, abbiamo rilevato qualche criticità relativa principalmente all’applicazione troppo rigida, per non dire errata, delle varie disposizioni ministeriali sulla prevenzione del contagio.

Dobbiamo ammettere che un sospiro di sollievo ad inizio anno lo abbiamo tirato, dato che in diversi luoghi e in diversi modi il Ministero dell’Istruzione ha provato a rassicurare sulla possibilità di dare assoluta importanza alla didattica in presenza, consigliando a tal fine lo sport e soprattutto attività all’aperto come mezzo importante per contenere il disagio che non si è certo fermato con il ritorno in presenza. Infatti il Piano scuola 2021/2022 a tale proposito recita testualmente: “Fare scuola in tempo di pandemia, continuare a generare riflessione organizzativa e didattica che punta a capitalizzare la ‘lezione’ appresa e tende al novum…La sfida è quella di assicurare a tutti, anche per quanto rilevato dal Comitato Tecnico Scientifico (CTS), lo svolgimento in presenza delle attività didattiche…” Segue un elenco di queste priorità di cui noi riportiamo solamente quello che ci interessa ai fini della nostra riflessione iniziale, ovvero (sempre da questo documento): “…La riconquista della dimensione sociale e relazionale dei nostri giovani…”.

Dalle parole sulla carta verrebbe dunque rafforzata l’esigenza di bilanciamento tra sicurezza, in termini di contenimento del rischio epidemiologico, benessere socio-emotivo di studenti e personale della scuola, qualità dei contesti educativi e rispetto dei diritti costituzionali in tema di Salute e Istruzione. La mancanza di questi fattori, non lo scopriamo certo noi soltanto, potrebbe tradursi in una deprivazione sociale e psico-affettiva delle future generazioni. In questa ottica è dunque impensabile riprodurre alcuni paradigmi pedagogici che sarebbero obsoleti anche senza l’emergenza sanitaria in atto e riprodurli significa non aver colto l’unica vera opportunità positiva di rinnovare nel periodo (post) Covid anche solo in parte il nostro sistema scolastico.

Ce lo chiedono bambini come Lucia, quella della domanda iniziale, che forse perché troppo “compresse” da un certo rigido formalismo hanno iniziato a comportarsi come baby-censori dei comportamenti altrui anziché provare a ritrovare il piacere di stare insieme ai compagni. Certamente in questi casi incide il comportamento e le indicazioni degli adulti a scuola e a casa. Dai nostri confronti continui tra i membri del Comitato e della Rete nazionale della Scuola in Presenza, rileviamo alcuni di questi comportamenti che riteniamo poco rispettosi dei bisogni e delle necessità del personale scolastico nel suo complesso così come emergono dalla voce diretta dei nostri studenti e figli.

C’è però già tanta letteratura pedagogica a supporto delle nostre tesi e non ignoriamo neppure che invece molte realtà si dimostrano sensibili a questi bisogni, ma il tutto ci sembra troppo spesso lasciato alla buona volontà di Dirigenti Scolastici e Docenti, elemento questo che crea ancora troppa disparità tra gli alunni rispetto al diritto di tutti di avere una formazione valida ma che rispetti la loro persona, i loro bisogni e le loro esigenze. Di queste realtà positive torneremo magari in un altro momento, perché ci ha sempre contraddistinto la volontà di essere costruttivi. Ma quello che rileviamo in negativo ci sembra in questo momento più urgente, perché crediamo che anche il solo porre una riflessione possa contribuire a sensibilizzare sul tema, senza l’intento di essere inutilmente polemici o eccessivamente lacrimevoli.

La pedagogia e la psicologia sono scienze, seppur scienze umane, e non lasciano spazio a tante alternative: costringere i giovani e i bambini tante ore al giorno seduti al banco, senza uscire neppure per andare al bagno, non giocare, non stare mai all’aria aperto a fare una lezione diversa, riappropriarsi di musei, biblioteche e parchi, non farli tornare in palestra quando l’Educazione motoria è possibile (senza mascherina ma con distanziamento) ci chiediamo come sia conciliabile con quello che il Piano Scuola ritiene prioritario per il benessere psico-fisico di chiunque stia a scuola. Ricordiamo infatti che, come ha dimostrato l’uso massiccio della Dad, non c’è apprendimento senza relazione.

Infatti se andiamo di nuovo al Piano Scuola “Per consentire di recuperare apprendimenti e socialità, mediante laboratori per il potenziamento delle competenze e attraverso attività educative educative incentrate su musica, arte, sport, digitale percorsi sulla legalità e sulla sostenibilità, sulla tutela ambientale, con nota n. 643 del 27 aprile 2021, …a partire dal mese di settembre 2021, avrà inizio la III Fase e richiamato Piano, di rinforzo e potenziamento delle competenze disciplinari e relazionali, con introduzione al nuovo anno scolastico. E’ importante che gli studenti siano accompagnati alla ripartenza mediante contatti personali e riflessioni, siano incoraggiati e sostenuti …

Si possono a tal fine ipotizzare, ad esempio, attività laboratoriali o momenti di ascolto, anche avvalendosi di collaborazioni esterne per sportelli informativi tematici o di supporto psicologico”. Settembre è arrivato, siamo da due mesi in presenza a scuola ma ancora Lucia non sa come poter socializzare con i suoi compagni, ha una paura eccessiva dei contagi, perché queste importanti indicazioni del Piano Scuola appaiono per lo più lettera morta. Come Comitato, che si è sempre battuto per il sostegno al diritto all’Istruzione anche quando tutti dicevano che chiudere le scuole fosse la soluzione, crediamo che il nostro compito non sia ancora esaurito, visto che le scuole sono aperte ma i cuori ancora chiusi.

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