Comitato a scuola Umbria, mascherine e green pass, dov’è l’inclusione?

Lettera aperta al Ministro dell’Istruzione Patrizio Bianchi

Comitato a scuola Umbria, mascherine e green pass, dov'è l’inclusione?

Comitato a scuola Umbria, mascherine e green pass, dov’è l’inclusione?

Gentile Ministro,

Le scriviamo nel momento in cui la Scuola sta per riprendere la sua attività finalmente in presenza, dopo le interruzioni prolungate e difficoltose dei due ultimi anni scolastici. Il Comitato A Scuola Umbria è un’associazione di promozione sociale, senza scopo di lucro, con il fine di tutelare il Diritto all’Istruzione ed Educazione impartita dalle Scuole di ogni ordine e grado. Siamo un gruppo eterogeneo di Genitori ed Insegnanti che, costituitosi gradualmente durante i mesi della Didattica a distanza, contrariamente al mainstream nazionale, ha sempre ritenuto la Scuola in presenza non solo non pericolosa a causa della pandemia, quanto piuttosto un patrimonio da difendere e tutelare.

La nostra azione si è sin dall’inizio caratterizzata non solo dalla pars destruens, ma anche da quella construens, abbiamo cioè analizzato i dati, rilevato le criticità ma anche proposto delle soluzioni guardando i problemi da un punto di vista libero da ideologismi o da altri fini che non fossero la tutela dei nostri figli e dei nostri alunni. Vogliamo dunque essere propositivi anche in questa occasione della riapertura delle attività didattiche, affinché essa avvenga in maniera serena (o “affettuosa” come direbbe Lei), anche se molti problemi sono rimasti irrisolti e soprattutto nuove sfide si affacciano all’orizzonte. Ci sorprende un po’ il silenzio di tutti su alcune questioni che sono state ipotizzate in teoria per ogni ambito della società civile, ma che, calate nell’ambito scolastico, faticheranno ad essere operative.

Infatti chi ha pratica dell’organizzazione didattica, da Genitore e da Docente, può ben immaginare che non solo certe proposte non saranno utili ai fini del contenimento sanitario, ma anzi possono rischiare di diventare motivo di ulteriore profonda discriminazione. In ogni caso, così congegnate, privano il personale scolastico, gli alunni e le famiglie della serenità necessaria per affrontare l’anno scolastico in emergenza sanitaria per il terzo anno consecutivo, considerata anche l’infodemia che c’è sul tema. Ci riferiamo in particolare alla questione delle mascherine in classe e del green pass per le attività didattiche al di fuori degli edifici scolastici.

La scuola ha come fondamento pedagogico l’inclusione, ma come si concilia tutto ciò con la lesione della privacy e tutte le conseguenze che deriverebbero dal veder svelato un dato sensibile come l’avvenuta o mancata vaccinazione? Dopo l’annuncio da Lei partito sulla possibilità di abbassare la mascherina per “tornare a sorridere” abbiamo capito il tentativo lodevole, ma le buone intenzioni cozzano purtroppo con la realtà dei fatti: in ogni classe ci sarà sempre un non vaccinato che sarebbe esposto al giudizio degli altri, sempre che non venga “ghettizzato”.

La Scuola non può tollerare che ciò avvenga, laddove al suo interno si coltivano i semi della democrazia attraverso l’istruzione pubblica. Inoltre non può essere consentito alle scuole di accedere ai dati personali degli studenti come l’eventuale avvenuta vaccinazione, dato che non parliamo di vaccinazioni obbligatorie. Prevedere mascherine sui mezzi di trasporto e nei luoghi chiusi tra soggetti con Green Pass e poi fare altro nelle aule scolastiche è una delle tante incoerenze relative alla riapertura delle scuole che riteniamo opportuno segnalare, perchè ci sembra che siano anche disorientanti e noi tutti siamo chiamati invece ad orientare per vocazione educativa, soprattutto in questo delicato momento storico. Quindi, per essere propositivi, noi ci sentiamo di dire o tutti con la mascherina o tutti senza (come fanno in altri paesi europei). Tertium non datur.

Per quanto riguarda il Green Pass stesse considerazioni: la Scuola non lo prevede per gli studenti sopra i 12 anni, quindi tutte le attività didattiche non lo prevedono comprese le uscite didattiche e i viaggi di Istruzione, se verranno autorizzati. Trattandosi in ogni caso di attività didattiche a tutti gli effetti, ma di attività che però si svolgono in luoghi chiusi (cinema, musei, biblioteche,sale convegni…), dove è invece richiesto il Green pass, ci troviamo ancora di fronte ad una difficile questione che probabilmente la politica non si è posta, confidando forse nella capacità di resilienza della Scuola anche in piena emergenza sanitaria. In realtà non è una questione di poco conto, perché va a minare quei diritti costituzionali, come quello all’Istruzione, che costituiscono il pilastro del sistema educativo del nostro paese, insieme ai già citati diritti sulla privacy.

Ci poniamo anche dal punto di vista degli studenti: per due anni consecutivi hanno vissuto una didattica emergenziale, isolati davanti ad un computer a distanza e distanziati in presenza, senza possibilità di uscite e viaggi di istruzione, o “gite” come si dice nell’immaginario collettivo di ogni studente. Ora che finalmente si profila all’orizzonte la possibilità di approcci didattici più dinamici e improntati alla relazione, la Scuola, in maniera del tutto incoerente, gli impone di fatto, per poter partecipare ad uscite e viaggi di Istruzione, di avere il Green pass o il vaccino perché nel caso di “gite” di più di due giorni il Green pass col tampone che dura 48h non basterebbe. Anche qui o non si fanno più queste attività didattiche, con tutto quello che comporterebbe in termini di impatto psicologico su studenti già provati da quel punto di vista, oppure si discrimina una parte di questi studenti che non hanno né Green pass né vaccino e non si consente loro di partecipare ai viaggi e alle gite, che lo ricordiamo, sono a tutti gli effetti attività didattica.

L’art. 34 della nostra Costituzione ci dice che “La Scuola è aperta a tutti…”: dovremmo forse emendarlo con la dicitura “è aperta a tutti coloro che hanno il Green pass e il vaccino?”

E’ un paradosso, ma solo così potremmo risolvere i problemi di incostituzionalità posti dalla questione. Anche qui tertium non datur. O si introduce il GP per gli studenti anche a Scuola, oppure si toglie il GP a tutti gli studenti anche fuori da Scuola. Ci permettiamo di segnalare come preferibile, dal nostro punto di vista, questa seconda opzione anche in considerazione del fatto che non è scientificamente applicabile il GP ai minori perché gli studi dimostrano che infettano il 50% in meno (ci riferiamo in particolare agli studi di Sara Gandini su “The Lancet Regional Health-Europe”) e comunque gli studenti sarebbero tenuti ad avere la mascherina nei luoghi chiusi. Questa soluzione è già praticata in alcuni stati europei: perché gli altri avrebbero torto e noi ragione?

Noi siamo sempre disponibili a confrontarci su questi temi, non a caso abbiamo organizzato per il 12 Settembre p.v. l’evento “Dad, Covid, vaccinazioni e rientro in classe” in diretta Facebook sulla pagina hptt//www.facebook.com/comitatoascuolaumbria in collaborazione con la Rete Nazionale Scuola in Presenza e con l’intervento di numerosi esperti in diversi campi per avere uno sguardo sulla vicenda a 360°. La invitiamo con piacere ad assistervi, se per Lei fosse possibile. In ogni caso buon inizio anno scolastico a Lei e a tutto mondo della Scuola. Se facciamo rete ce la facciamo!

 

Con osservanza                                                                 Il Comitato A Scuola Umbria

 
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