EX MERLONI: “RIPRESA DELL’ATTIVITÀ, SICUREZZA SUL LAVORO”

merloni_comitato_roma(UJ.com3.0) NOCERA UMBRA – Il consigliere regionale Maria Rosi (Pdl) ha presentato una interrogazione
alla Giunta per chiedere chiarimenti circa la ex Merloni di Nocera Umbra.
Rosi vuole che si faccia luce sul futuro produttivo e occupazionale del sito,
sull’equità del prezzo pagato per l’acquisto degli stabilimenti, sulla
presenza nel sito di amianto e di materiali pericolosi e sulla mancata
attivazione da parte dell’Inail dei soggetti istituzionali competenti a
svolgere verifiche in materia di sicurezza nei luoghi di lavoro.
(Acs) Perugia, 9 maggio 2013 – Fare chiarezza sul futuro produttivo e
occupazionale della ex Merloni, sull’equità del prezzo pagato per l’acquisto
degli stabilimenti, sulla presenza nel sito di amianto e di materiali
pericolosi e sulla mancata attivazione da parte dell’Inail dei soggetti
istituzionali competenti a svolgere verifiche in materia di sicurezza nei
luoghi di lavoro. Sono queste le richieste che il consigliere regionale di
opposizione Maria Rosi (Pdl) affida ad una interrogazione rivolta alla Giunta
regionale, che mira fare luce sulla situazione del complesso produttivo.

Nel ricostruire le vicenda del marchio, Rosi ricorda che “alla fine del
settembre 2009 il gruppo Antonio Merloni impiegava ancora ben 2.950 addetti
nei suoi 7 stabilimenti di produzione di Santa Maria, Maragone, Colle,
Matelica, Sassoferrato, Costacciaro e Gualtieri, distribuiti nel centro
Italia tra le regioni Marche, Umbria ed Emilia Romagna. Le principali ragioni
delle difficoltà dell’impresa, sembrano dovute in primo luogo ad una
notevole diminuzione della domanda nell’intera industria del settore, ma in
modo particolare per il gruppo Antonio Merloni hanno inciso, oltre ad alcuni
fattori macroeconomici, anche un aumento consistente del costo delle materie
prime. La crisi del gruppo Antonio Merloni – continua – ha assunto
caratteri peculiari di assoluta gravità nell’ambito delle crisi industriali
nazionali, e ha determinato forti ripercussioni nelle regioni sedi degli
stabilimenti. Nonostante l’accesso ad aiuti di Stato e gli accordi di
programma, nei territori di Umbria e Marche al manifestarsi della crisi
aziendale si sono avuti pesantissimi effetti sull’occupazione e sulla tenuta
del tessuto sociale”.

“Da notizie di stampa – aggiunge Maria Rosi – risulta che la cessione dei
complessi produttivi di Umbria e Marche (Santa Maria, Maragone e Colle) alla
società J&P Industries spa sia avvenuta a prezzi decisamente inferiori al
reale valore effettivo dell’azienda. E dalle medesime fonti risulta infatti
che la valutazione economica del complesso aziendale oggetto di
trasferimento, peraltro impugnato, valeva almeno 5 volte tanto: 54 milioni
306mila euro a fronte dei 12 milioni pagati. Risulterebbe inoltre che
rappresentanti del Comitato lavoratori Merloni, con il loro legale e il
perito nominato il Tribunale fallimentare di Ancona, a seguito di un
sopralluogo svolto l’8 aprile 2013 nelle sedi dell’ex Merloni, abbiano
rilevato una pericolosa presenza di amianto e la mancata ripresa
dell’attività lavorativa cui era obbligata la nuova proprietà che aveva
riassorbito 700 ex dipendenti Merloni. Ben 87 dipendenti della ex Merloni
hanno denunciato alla Procura della Repubblica di Perugia, all’Ispettorato
del lavoro e all’Inail la presenza di amianto negli stabilimenti ex Merloni
mentre sembra che l’Inail per oltre un anno non abbia istruito alcuna
pratica, e che addirittura le 87 denunce non erano state acquisite al
protocollo: il 27 aprile scorso l’Inail avrebbe rappresentato al legale del
Comitato lavoratori Merloni che ‘l’Istituto non è titolare di funzioni di
vigilanza sulla applicazione della legislazione in materia di sicurezza nei
luoghi di lavoro’”.

Il consigliere regionale Rosi segnala poi che “per verificare gli effetti
prodotti sui lavoratori dalla presenza di amianto negli stabilimenti, il
Tribunale di Perugia, su richiesta del legale che assiste il Comitato
lavoratori Merloni, ha dato mandato alla polizia giudiziaria di sequestrare
la documentazione medica dei lavoratori e di avviare l’indagine penale,
tutt’ora in corso. I sindacati unitari, anziché difendere le istanze dei
lavoratori, nella causa in corso presso il Tribunale di Ancona, si sono
costituiti parte civile a favore della ex Antonio Merloni e contro il
Comitato dei lavoratori Merloni e il 23 maggio prossimo ad Ancona vi sarà la
sentenza, che, sulla scorta della verifica ispettiva del perito nominato dal
Tribunale e alle istanze del Comitato lavoratori Merloni e delle banche,
deciderà, sulla base degli elementi acquisiti, se la vendita è legittima o
se vada annullata perché illegittima”. MP/
link alla notizia: http://www.consiglio.regione.umbria.it/node/40446 [1]

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