Architetto Lucia scrive a Conte, i professionisti vanno trattati con dignità

 
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Architetto Lucia scrive a Conte, i professionisti vanno trattati con dignità

Caro presidente Conte,

sono un modesto architetto di campagna. Ieri ho diligentemente versato l’IVA del IV trimestre. Lei dirà che se ho incassato IVA, è giusto, oltre che obbligatorio, versarla allo Stato che ne è il destinatario. Bene, condivido.

Ieri, tuttavia, ho anche sentito quali sono le misure del decreto “Cura Italia”: nulla, ma proprio nulla, è previsto per i liberi professionisti che sono iscritti, peraltro obbligatoriamente, alle casse di previdenza specifiche. L’ho anche sentita ribadire che «nessuno sarà abbandonato».

Invece, carissimo Presidente, mi sento abbandonata. Mi sento tristemente abbandonata e presa in giro. L’anno scorso ho lavorato molti mesi, assieme a tre colleghi, ad una pratica di ricostruzione Sisma 2016.

Una pratica difficile e corposa in cui, tra l’altro, c’è il risvolto umano di quattro famiglie evacuate con ordinanza urgente e di un’impresa costretta a trasferire l’attività.

Sono trascorsi quasi 10 mesi dalla consegna e ancora non sappiamo nulla dell’istruttoria, del contributo e meno che meno del pagamento dell’anticipo sul nostro onorario: praticamente abbiamo lavorato a credito a tempo indefinito e per la ricostruzione questo è l’andamento normale.

Tuttavia per poter consegnare la pratica ho dovuto allegare il mio documento di regolarità contributiva e, visto che nel frattempo è scaduto, l’Ufficio Speciale Ricostruzione ha chiesto ad INARCASSA se la mia posizione è sempre regolare. Ho anche dovuto dichiarare di essere in regola con l’assicurazione professionale obbligatoria con massimale da brividi.

Tanto bene, la settimana scorsa ho anche pagato il rinnovo per l’anno in corso. Insomma per lavorare con lo Stato devo essere sempre e perfettamente in regola con i pagamenti, ma lo Stato se la prende comoda con i suoi adempimenti.

In questo periodo, ammetto, di avere lavoricchiato… anche benino. Però ho lavorato per un albergatore (che mi ha già detto che non sa quando mi potrà pagare), per un’impresa (che ha dovuto rallentare la propria attività), per una famiglia (che ora è in difficoltà), per un investitore (che non sa quando rientrerà delle spese e meno che meno dei frutti del suo rischio), per un cantiere (che ora è fermo).

Morale: non credo che vedrò un soldo né sul breve, né sul medio periodo. Sul lungo periodo, Lei lo sa benissimo, saremo tutti morti. Però continuo ad onorare i miei impegni con lo Stato e con i fornitori e, del resto, non ho alternative.

Da anni sentiamo chiacchiere sull’equo compenso e sulla certezza dei pagamenti.

Alcune Regioni, bisogna onestamente ammettere, hanno anche legiferato in tal senso, ma un intervento dello Stato uguale su tutto il territorio non si è visto. Sempre e solo parole e parole. Non ci crede ormai più nessuno.

Quando la guerra contro il coronavirus sarà finita, ci sarà chi si sarà difeso bene, chi si leccherà le ferite e si rialzerà, e chi sarà caduto in guerra ferito a morte.

Allora vedremo se le misure economiche “Cura Italia” avranno lasciato indietro qualcuno.

Costoro peseranno anche sulla Sua coscienza, ma peseranno molto di più sull’economia generale del paese perché i professionisti ed i lavoratori autonomi in genere sono il motore della Nazione (trattati peggio dei delinquenti, ma vabbè, anche questo serve per meritarci il Paradiso).

Ora il mio pensiero è per le zone più colpite dalla malattia, per gli ammalati, per le persone in quarantena e per le loro famiglie.

Penso continuamente ai medici, agli infermieri ed al personale sanitario: sono loro il nostro corpo speciale, gli Alpini del 2020.

Combattono in trincea e sono assistiti da tutto quel corpo ausiliario che sono gli altri lavoratori che non possono fermarsi.

Non mi voglio fermare nemmeno io (anche perché non posso) e non mi voglio lamentare perché sto bene e ancora posso resistere.

Ma chiedo, per cortesia e per dignità, di trattare meglio i professionisti, prevedendo misure SERIE, VELOCI ed EFFICACI per il nostro sostegno. Del resto siamo utili, a volte indispensabili (come le api).

Claudia Lucia, architetto

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