Sicurezza negli stadi, Bocci: “Il problema va affrontato alla radice”

Profughi in Umbria, sottosegretario Bocci: "Regione afflusso tra i più bassi in Italia"
Sottosegretario on. Gianpiero Bocci

bocci 2di Sara Righetti
UMBRIA – Giorni amari per lo sport, giorni tristi, che raccontano di violenza e folli gesti invece che di divertimento e spettacolo. Dopo gli episodi avvenuti nel giorno della finale di coppa Italia, la necessità di sicurezza negli stadi è più forte che mai. A tal proposito è intervenuto ai microfoni di TeF Channel il sottosegretario all’Interno Gianpiero Bocci che già più volte si era espresso sulla sicurezza negli stadi, in particolare sul derby Bastia-Foligno.

“Leggi per contrastare la violenza negli stadi” ha dichiarato Bocci “già ci sono, ma non è un problema di leggi è un problema di responsabilità. La sicurezza negli stadi non dipende, non può dipendere solo dalle forze dell’ordine: dipende anche dal comportamento delle società, dal comportamento di chi ruota intorno al calcio”.
“Quei soggetti che da anni, consumando violenze, rovinano le partite di calcio e non consentono al calcio di essere vissuto con tranquillità da famiglie, da ragazzi e da bambini, sono volti noti. E’ giunto il momento di vietare in maniera assoluta a questi soggetti di poter partecipare manifestazioni sportive. Da questo punto di vista c’è sicuramente bisogno di provvedimenti da parte della Polizia, ma anche bisogno di un atteggiamento diverso da parte delle società: il problema della sicurezza va affrontato a monte”.

“Dallo stadio e dalla partita di calcio deve essere esclusa ogni forma di violenza, anche verbale, non bisogna necessariamente aspettare che ci sia un delinquente che spara. E anche chi una sola volta si rende protagonista di atti di violenza non deve più avere accesso agli stadi. Bisogna ritornare a un principio di buona educazione, di buon sport, di convivenza civile”.

“Bisogna iniziare un processo a tutti i livelli, fin dalle partite dei più giovani, perché anche lì si assiste ad episodi non giustificabili di violenza verbale da parte di quelle persone che invece dovrebbero essere l’esempio per i più piccoli. Altrimenti lo sport diventa un campo di battaglia, e non più partita di calcio o manifestazione sportiva”.

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