Senza i pentiti non avremmo preso gli assassini di Giovanni Falcone

 
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La strage di Capaci Franco Lannino. ANSA

Senza i pentiti non avremmo preso gli assassini di Giovanni Falcone

di ELISA CHIARI (Famiglia Cristiana)
ln pensione da poco, Fausto Cardella (nello foto) è il pm che nel 1993, alla Procura di Caltanissetta dove si era temporaneamente trasferito per far parte del pool che indagava sulle stragi, ha materialmente steso con llda Boccassini la richiesta di custodia cautelare per Giovanni Brusca e altre 17 persone accusate della strage di Capaci. La scarcerazione per fine pena di Brusca turba l’opinione pubblica. “La cosa più sensata l’ha detta Maria Falcone: per le vittime è un dolore che merita solidarietà, ma non dobbiamo dimenticare che la legge che consente sconti di pena ai collaboratori di giustizia è uno degli esiti più importanti dell’attività di Giovanni Falcone e Paolo Borsellino. Senza collaboratori di giustizia, in tempi di tecnologia rudimentale, non saremmo arrivati a rinviare a giudizio in due anni i responsabili della strage di Capaci, poi condannati con sentenza definitiva”.

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Fausto Cardella

Quanto hanno inciso in quel lavoro? “È stata un’indagine inversa, impostata dall’abilità strategica di llda Boccassini: se di solito si parte dalle dichiarazioni del collaboratore per poi riscontrarle, noi abbiamo raccolto prima gli indizi, dalla tacca di mira da cui Brusca aveva premuto il telecomando alle cicche di sigarette, ai tabulati della telefonata in coincidenza dello scoppio. Quando i collaboratori hanno parlato sapevamo già cose utili a contestare incongruenze (metodo che permise poi a Boccassini di capire già nel 1994 che il “falso pentito” di via D’Amelio mentiva, noir). Di soli indizi, senza collaboratori attendibili, non saremmo riusciti a ricostruire il quadro completo dei partecipanti, né i dettagli dell’azione. L’aver ricostruito dall’interno l’ambiente in cui è maturata la strage di Capaci è stato probabilmente poi decisivo per il buon esito dei processi portati in aula da altri colleghi, dato che per legge noi “applicati” non potevamo restare oltre i due anni”.

Le vittime chiedono: basta dire qualcosa per ottenere benefici? “Ovviamente no. E oggi legislatore e giurisprudenza chiedono uno standard di riscontro anche più elevato rispetto ad allora. Se l’autenticità del pentimento compete a chi si occupa di anime, allo Stato basta che chi collabora dica il vero senza calunniare innocenti e che non ricommetta lo stesso reato, se ci ricasca mi aspetterei che ci si ripensi prima di ridargli benefici, ma non sempre accade. A tal proposito, stupisce che le dichiarazioni scandalizzate per il fine pena di Brusca seguano di poco il dibattito con molte voci favorevoli all’abolizione dell’ergastolo ostativo anche per chi non collabora Per Brusca che ha collaborato non si vogliono i benefici che si vorrebbero per chi tace? Forse siamo un Paese troppo emotivo”.

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