Presidio al liceo classico Mariotti, Priorità alla scuola organizza manifestazione

 
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Presidio al liceo classico Mariotti, Priorità alla scuola organizza manifestazione

Hanno manifestato per tre ore, chiedendo democrazia, collegialità e soprattutto una scuola aperta e sicura per i propri figli e le proprie figlie. Hanno cantato nuovamente la loro protesta chiedendo una comunicazione trasparente, garanzia del diritto allo studio in sicurezza. E stavolta c’erano anche un tamburo da street band a scandire le richieste dei manifestanti: indicazioni chiare sui protocolli di sicurezza, gestione collegiale della comunità scolastica. Nessuna risposta. Qualche finestra aperta timidamente per strappare forse qualche foto o qualche ripresa con il telefonino.

Ieri mattina intorno alle 12, dopo l’ennesima telefonata fatta all’Ufficio Scolastico Regionale per chiedere che ai ragazzi e alle ragazze del Liceo Musicale venisse data la possibilità di “soggiornare” in sicurezza all’interno della scuola le chat dei genitori entrano in ebollizione.

“Dice che possono restare a scuola!” “Ma chi lo dice?” “Ma siamo sicuri?” “Sì, è andato in classe il coordinatore di classe”. Ma sul sito della scuola nessuna comunicazione ufficiale. Nel registro elettronico nessuna informativa alle famiglie. È il caos. Ragazzi che non sanno cosa fare, genitori che si chiedono se le notizie sono attendibili. Qualcuno esce, qualcuno no… Nessuna indicazione che tenga conto dei protocolli anticovid. Nessuno sa cosa fare.

Certo è che lezioni in presenza ripartono. Certo è che quando i manifestanti raggiungono Piazza San Paolo alle 15 si sentono dalle stanze del Liceo le voci dei ragazzi e delle ragazze che cantano, i loro strumenti che suonano. Non succedeva da fin ottobre.

Poi però in piazza inizia un’altra musica: quella delle canzoni di protesta, delle rivendicazioni scandite al ritmo della grancassa. “Benvenuti nella scuola delle meraviglie – scandisce con la sua voce inconfondibile Antonella Valoroso – dove in segreteria ci sono telefoni che si alzano da soli senza che nessuno parli, dove le email dei genitori non vengono protocollate, dove le richieste degli studenti sono ignorate, dove la gestione democratica e collegiale della scuola pubblica è un lontano ricordo. Ma noi siamo qui con Priorità alla scuola per riportare i diritti nella loro casa: la scuola pubblica italiana. Lo faremo a colpi di PEC, di tamburi, di esposti e di denunce, se necessario”.

Intanto si sentono i gorgheggi delle voci e anche i manifestanti viene la voglia di cantare: una sorta di rap della legalità, e poi ancora canti popolari, e opera lirica. Puccini, Rossini, Bennato. Un repertorio infinito.

Continueranno fino alle 18. E a un certo punto, guardando le bandiere logore e attorcigliate che pendono tristemente sulla facciata del liceo, decidono di rendere omaggio a quelle bandiere lacere che nessuno si è curato di sostituire. Cantano l’Inno di Mameli e il Va pensiero. Ma le risposte non arrivano. Nessun segnale. Intanto i ragazzi entrano e escono dal portone principale. Qualcuno si ferma a ringraziare. Fare lezione di canto o strumento a distanza è stata una tortura per tutti. Ma oggi la musica è tornata nella sua casa. E presto torneranno a casa anche gli altri diritti.

L’ultimo messaggio alla dirigente del Mariotti lo mandano in latino. “Servi legis sumus ut liberi esse possumus”. Forse la forza delle parole di Cicerone riuscirà a scalfire il muro di gomma. Ma niente da fare. Sono le 19:30. Nessuna comunicazione sul sito della scuola.

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