PERUGIA, LEGGE DI STABILITÀ, SCIOPERO IN UMBRIA

sciopero-6604(umbriajournal.com) PERUGIA – Anche il segretario della Uil, Luigi Angeletti, era presente al corteo organizzato questa mattina a Perugia dai sindacati in occasione dello sciopero generale contro la legge di stabilità. L’astensione dal lavoro oggi in Umbria è stata di otto ore. Il corteo è partito da piazza Partigiani, aperto da uno striscione di Cgil, Cisl e Uil che “chiedono il lavoro prima di tutto”. Molte le bandiere di tutte e tre le organizzazioni sindacali. In corteo, oltre ai tre segretari regionali di Cgil, Cisl e Uil, gli striscioni che rappresentano molte delle vertenze aperte in Umbria.

“Lo stato sociale e’ morto”. E’ uno dei cartelli che campeggiano in testa al corteo. I lavoratori, circa un migliaio, hanno scelto il leit motiv del funerale con mazzetti di crisantemi e una bara in cartone. Il corteo si è concluso in piazza della Repubblica, con l’intervento di Angeletti.

>L’appello al governo di Mario Bravi:“Rappresenta l’inizio di un percorso, l’apertura di una mobilitazione per rimettere al centro il valore del lavoro, la manifestazione organizzata oggi dai sindacati a Perugia contro la Legge di stabilità. A dirlo è stato il segretario regionale di Cgil, Mario Bravi, alla partenza del corteo. Bravi ha sottolineato che l’Umbria risente particolarmente della crisi. Ci sono – ha aggiunto – 160 vertenze collettive aperte, 41 mila disoccupati e 13 mila lavoratori in cassa integrazione. Ricordo quanto sta accadendo all’Ast di Terni e alla Sgl di Narni, ma anche alla Sangemini e alla Merloni. Intendiamo lanciare – ha concluso Bravi – una vertenza Umbria che coinvolga Governo e imprenditori”.

"La legge di stabilità non ci sta bene, perché era l'ultima occasione e non l'abbiamo colta, l'unico effetto che produrrà e' stabilizzare la disoccupazione, non creerà lavoro". Lo ha detto il segretario generale della Uil, Luigi Angeletti chiudendo la manifestazione organizzata dai sindacati a Perugia, in occasione dello sciopero generale. “Siamo qui – ha esordito – perché nonostante quello che dicono i nostri governanti il futuro,
soprattutto quello dei lavoratori, non migliorerà. Nel 2014 la disoccupazione aumenterà, anche se il nostro ministro dell’Economia ostenta ottimismo”.

Angeletti ha contestato all’esecutivo di non aver adempiuto agli impegni presi. “Con le parole si chiudono le fabbriche, con gli annunci si perdono
posti di lavoro mentre la situazione è drammatica. Bisogna ridurre le tasse sul lavoro – ha sottolineato -. Siamo l’unico paese al mondo in cui la gran
parte dei lavoratori paga più tasse del suo datore di lavoro. Le nostre imprese – ha aggiunto – sono gravate da burocrazia e tasse tra le più alte al mondo, spesso non si trasferiscono per risparmiare sulla manodopera ma perché le regole non sono chiare, i procedimenti burocratici infiniti”. Angeletti ha poi attaccato il sistema politico “Oggi – ha detto – fuori dai sindacati non c’è nessuno a pensare all’Italia. Le forze politiche sono impegnate 24 ore al giorno su come difendere le loro poltrone. Non si possono perdere un milione e 600mila posti di lavoro – ha concluso – e nemmeno un assessore”.

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