PERUGIA, COLPA ESSERE GAY, “QUESTIONARIO FARNETICANTE”

gay e' una colpa
Gay e’ una colpa

del Direttore
Marcello Migliosi
direttore@marcellomigliosi.it

Un questionario, a dir poco, farneticante! Quello somministrato agli studenti liceali dal professore di religione di Perugia. Una serie di domande che stridono fortemente coi dettami e con le scelte, forti, coraggiose, umane e cristiane, di Papa Francesco. Come è possibile che un docente, anche se si tratti di una serie di domande preconfezionate, non si accorga delle scempiaggini che vengono chieste  a dei giovanissimi, in un momento così difficile dove ci sono anche ragazzini che si uccidono in quanto si “sentono diversi” a causa delle loro omosessualità. Come è possibile mettere sullo stesso piano, non credere in Dio, non pregare, non andare a messa, il divorzio, la convivenza, non usare contraccettivi, con essere terroristi, abusare dei bambini, infettare con l’Aids, uccidere bambini….e altro ancora. Il ruolo dell’insegnante è insegnare e non spingere i ragazzi a colpevolizzare o, peggio ancora, a colpevolizzarsi. Nessuno ha mai detto a questo docente che proprio in quella fascia d’età, i ragazzi danno un’impronta che sarà poi indelebile alla loro esistenza? Come è possibile – e attendiamo, per il ruolo ricoperto, le conferme ufficiali dalla Conferenza Episcopale Umbra – che una persona così ricopra addirittura incarichi di riferimento e prestigio all’interno della organizzazione dei docenti regionali di area cattolica

questionario dell’ora di religione

“Il questionario esiste – ha spiegato all”ANSA un ex alunno, omosessuale dichiarato, dell”insegnante – ed anche l”anno scorso, cosi” come ha fatto quest”anno con alcuni miei amici del liceo, lo stesso docente di religione lo aveva sottoposto alla mia classe”. Questo non giustifica il fatto che siano state somministrate domande così capziose a giovani in cui la personalità sta ancora strutturandosi. Quanto riferito da quell’ex scolaro del Liceo classico non fa che confermare il pericolo insito nel questionario. “Questo – dice lo studente a Isabella Pistolesi dell’Ansa – ebbe su di me un impatto forte dal punto di vista emotivo e mi sentii offeso e discriminato. Il problema e” che ci fu consegnato senza alcuna spiegazione preliminare e senza soprattutto definire il concetto di colpa”. “Io – ha continuato – protestai con il professore, il quale mi spiego” che si tratta di una scheda non scritta da lui, ma redatta anni prima da uno studioso”.

 

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