Omicidio preterintenzionale e rissa aggravata, una testimone racconta 🔴

La vicenda, i cui contorni sono ancora tutti da chiarire, si sarebbe sviluppata fuori dal locale che trova in viale Giontella

 
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Omicidio preterintenzionale e rissa aggravata, una testimone racconta

Omicidio preterintenzionale e rissa aggravata, una testimone racconta

Rissa aggravata e omicidio preterintenzionale sono questi i reati che il sostituto procuratore della Repubblica, Paolo Abbritti – che ha coordinato le indagini dei carabinieri di Assisi – contestano ai tre giovani albanesi fermati oggi pomeriggio dopo la morte di Filippo Limini di Spoleto. Dapprima picchiato e poi investito con l’auto.



La vicenda, i cui contorni sono ancora tutti da chiarire, si sarebbe sviluppata fuori dal locale che trova in viale Giontella a Bastia Umbra, dopo una serata passata all’interno. Per cause in corso di accertamento due gruppi di giovani si sono affrontati, prima lungo la strada e poi nel parcheggio. Una parola di troppo e gli animi, forse già caldi per l’alcol, si sono ancora di più surriscaldati e la lite presto si è trasformata in rissa.

  • Un gruppo dei tre albanesi contro uno che andava via via ingrossandosi

Un gruppo dei tre albanesi contro uno che andava via via ingrossandosi – almeno questo si dice – a tal punto da indurre di riparare all’interno dell’auto.  Non prima – pare – di aver sferrato un cazzotto, però, in faccia a poi calci al corpo della povera vittima che era caduta a terra. Il secondo gruppo di ragazzi sarebbe composto da italiani e anche da albanesi. Si tratta, ovvio, di persone che oramai vivono e lavorano in Italia.

  • Chi era presente racconta di uno scontro vero e proprio tra due gruppi

E l’ipotesi che era già trapelata durante le prime ore della giornata, quella di uno scontro vero e proprio tra due gruppi rivali, sta prendendo sempre più corpo. Vecchi rancori? Non si esclude, non si escludono anche altre ragioni – magari da confermare – che possano aver innescato la rissa stile “regolamento di conti”. Chi ha visto racconta del gruppo degli amici della vittima che, in realtà, avrebbero semidistrutto la famigerata Opel Corsa scusa a suon di colpi di mazza, bastoni e cric. «La vettura – racconta una nostra lettrice – era tutto “sbuzzata” e nel buio non si vedeva bene, ma la rissa è durata parecchio». Si è accesa, per un attimo si è calmata, per poi riprendere più furiosa di prima, fino al drammatico epilogo che conosciamo.

  • Giovani che nascono da famiglie albanesi ma, di fatto, italiani

Da quello che si sa anche Filippo Limni ha radici albanesi, è figlio di un agente penitenziario italiano e di una donna della “Terra delle Aquile”. E Filippo, molto noto in città per la sua passione per lo sport, era con un gruppo di amici, piuttosto numeroso. Mentre gli altri erano solo in tre.

  • Nessuna rissa interna al locale

Nessuna rissa all’interno del locale, ma i due gruppi si sono affrontati all’esterno del Country. E i tre sarebbe andati subito in difficoltà numerica. Lì le prime spinte, cazzotti e calci e a stramazzare in terra è stato proprio FIlippo. Ma a detta dei tre,  23, 19 e 18 anni – che risiedono a Bastia e ad Assisi – loro si sono sentiti in grave pericolo, proprio perché il gruppo di Spoleto era molto più numeroso. I tre sono saliti in auto, ma la vettura – come già scritto – era stata semidistrutta dalla violenza dell’assalto.

  • L’investimento

Preso dal terrore, chi era alla guida, ha innestato la retromarcia poi la  prima per fuggire da quell’inferno che avevano contribuito a creare. Da quanto se ne sa sono andati a casa a dormire, ma qualcuno li aveva già rintracciati – fra gli amici, si dice – e c’erano già i Carabinieri che li cercavano. Ricerca che poi è culminata con la loro individuazione nella giornata di ieri. E ora sono tutti e tre nel carcere di Perugia Capanne.



Per capire se il giovane spoletino sia morto per i colpi ricevuti oppure per l’auto che gli è passata sopra, sarà cosa tutta da chiarire e ricostruire anche grazi all’anatomopatologo che si dovrà occupare dell’esame autoptico.

  • Finita la rissa i tre sarebbero scappati a bordo di una Opel Corsa di colore scuro.

Da quello che si apprende dai legali – Aldo Poggioni e Delfo Berretti per chi si era messo alla guida, Daniela Paccoi e Luca Maori per gli atri due – chi conduceva la vettura non è la stessa persona che avrebbe picchiato Limini fino a farlo schiantare a terra. Ma su questa parte della vicenda c’è tutto il riserbo da parte dei carabinieri del tenente colonnello, Marco Vetrulli, comandante della compagnia dell’Arma di Assisi.

Fatto sta che, tra le urla di disperazione della gente e la concitazione generale, i tre sono scappati con la vettura e, ovvio, c’è stato chi – e lo abbiamo raccontato – ha annotato targa e modello dell’auto e l’ha comunicata ai carabinieri lasciando nel parcheggio il corpo senza vita di un giovane di poco più di vent’anni.

 

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