MINACCIA DI MORTE LA MOGLIE CON COLTELLO DA CUCINA

746028-Polizia2(umbriajournal.com) PERUGIA – Ieri sera le “Volanti” hanno arrestato un cittadino marocchino sessantatreenne per lesioni personali e maltrattamenti in famiglia ai danni della sua compagna.Una chiamata al 113 verso le 22 da parte della figlia, trentenne, della coppia segnalava che l’ennesima lite furibonda tra i due genitori a Castel del Piano stava degenerando e la stessa temeva per l’incolumità sua e di sua madre per gli atteggiamenti violenti del padre.

Giunti sul posto gli agenti prendevano contatti con la giovane la quale riferiva che poco prima del loro arrivo dalla sua camera da letto aveva sentito la madre gridare in soggiorno. Accorsa subito per verificare il motivo di quelle urla, notava, con sgomento, il padre che cingeva le mani attorno al collo della donna e poi, afferrato un grosso coltello da cucina, la minacciava di morte.

Con non poca fatica la giovane riusciva a disarmare il padre e contestualmente a chiamare la polizia. Al momento dell’arrivo dei poliziotti l’uomo, Z. A. cittadino marocchino del 1957 senza precedenti penali, era tranquillamente seduto in camera da letto.

Questi sarebbe solito, a dire della figlia, avere atteggiamenti violenti nei confronti suoi e della madre, tanto che la ragazza nei giorni passati aveva nascosto diversi coltelli da cucina in casa, temendo proprio che l’uomo potesse adoperarli contro di loro in un eccesso d’ira, proprio come avvenuto nella serata di ieri, la cui lite sarebbe scaturita da motivi economici legati ad un’eredità ricevuta dalla moglie, di cui il Z. A. avrebbe voluto beneficiarne.

Le due donne, che presentavano entrambe lievi escoriazioni al collo ed in viso, venivano curate al pronto soccorso prima di recarsi in Questura per sporgere denuncia.

L’indagato veniva subito accompagnato negli uffici di polizia per gli adempimenti di rito al termine dei quali veniva tratto in arresto per maltrattamenti in famiglia e lesioni personali.

Informato dell’accaduto, il p.m. di turno disponeva la conduzione dell’uomo presso il carcere circondariale per rimanere a disposizione dell’Autorità Giudiziaria.

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