IL GIORNO DOPO LA FOLLIA…

uvs130306-014(UJ.com) PERUGIA – Sono passate 24 ore dal folle gesto di Zampi. La città è scolvolta, così come l’Umbria e l’Italia intera. Un gesto inspiegabile quello dell’imprenditore perugino 43enne. Oggi, il giorno dopo la pazzia: un minuto di silenzio in piazza del Bacio. A riunirsi in segno di lutto e raccoglimento ma anche di risposta, forte, all’episodio di violenza che ha sconvolto tutti. I dipendenti della Regione si sono ritrovati per ricordare Margherita Peccati e Daniela Crispolti, – su indicazione delle Rsu – davanti agli uffici del Broletto teatro della follia dell’imprenditore Andrea Zampi. In tutto circa 200 i lavoratori che vi hanno preso parte, molti con una fascia nera di lutto al braccio.

 

All’iniziativa presente quasi tutta la giunta regionale, a cominciare da Catiuscia Marini, poi gli assessori Bracco, Rometti, Casciari, Tomassoni, Cecchini e Rossi. E ancora, il consigliere regionale Locchi, il direttore generale Sanità, Duca, quello dell’azienda ospedaliera perugina Orlandi e il segretario del Pd, Lamberto Bottini. E’ presenta anche il Sindaco di perugia Wladimiro Boccali. Dopo il minuto di silenzio hanno preso la parola la Rsu della Regione, la governatrice dell’Umbria e poi il Sindaco di Perugia.

 

Catiuscia Marini ha preso la parola per ricordare come non via sia «nessun imprenditore maltrattato, comprendo il dolore della famiglia, ma qui le vere vittime sono due. Basta con la cultura dell’odio». E ancora, rivolgendosi ai dipendenti: «Reagite alle aggressioni sui social network, basta con questo clima di violenza».

 

Poi è toccato al sindaco Boccali: «E’ stato superato il limite. Il pubblico impiego viene considerato il capro espiatorio. Burocrazia, crisi, ritardi nei pagamenti, una grande palla rotolante che poi arriva fino a qui e genera quello che è successo. Fermiamoci qui». Le Rsu della Regione – dopo aver annunciato che un’ora dello stipendio verrà devoluta alle famiglie delle due vittime – hanno ricordato l’impegno costante di Peccati e Crispolti. «Basta con l’immagine dei dipendenti fannulloni. La crisi c’è, ma non può essere pagata dall’ultima ruota del carro».

 

Le classi quinte dell’istituto Bernardino di Betto hanno deposto una corona di fiori al quarto piano dell’edificio della Regione al Broletto. Margherita Peccati si sarebbe dovuta recare proprio oggi nella scuola.

“Ora tutti abbiamo il dovere di fare silenzio e rispettare il dolore profondissimo di un marito, di un figlio, di due genitori, di un fratello, di una sorella… Rispettate i familiari di Margherita e Daniela e rispettate la loro vita che non c’e più”: è il contenuto di un messaggio pubblicato dalla presidente della Regione Umbria, Catiuscia Marini, nella sua pagina facebook, dopo la strage di ieri nella sede della Regione a Perugia. “Migliaia di persone vi sono vicine – prosegue la presidente – solo pochissimi idioti lasciano commenti ignobili… Si rispetti il dolore per questa immane tragedia”.

 

Il vescovo di Perugia, monsignor Bassetti, tramite il suo segretario Amilcare Conti, ha dato la disponibilità celebrare i funerali nel duomo di Perugia.

 

Aveva da sei mesi un’abilitazione al tiro a volo sportivo, e non un porto d’armi, Andrea Zampi. Accertamenti sono stati avviati dalla Procura di Perugia e dalla polizia sulla documentazione medica in base alla quale è stata concessa la licenza dalla questura. L’abilitazione al tiro sportivo era stata già concessa a Zampi nel 2009 e poi revocata dopo che nei suoi confronti era stato applicato un trattamento sanitario obbligatorio. Quindi sei mesi fa l’imprenditore aveva presentato nuovamente la domanda, corredandola – si è appreso – dai due certificati medici previsti dalla normativa che lo definivano idoneo all’attività. Documenti ora al vaglio degli inquirenti. L’abilitazione permetteva a Zampi di recarsi al poligono per praticare il tiro a segno sportivo. In base alle norme poteva quindi portare la pistola, smontata e all’interno di un’apposita valigetta, nel tragitto tra casa e dove si sarebbe dovuto esercitare. Dalle indagini è emerso che Zampi aveva acquistato di recente la Beretta semiautomatica nove per 21 utilizzata per uccidere ieri le due impiegate. Non si sarebbe però mai recato al poligono per praticare il tiro a segno.

Accertamenti “specifici” sulla legittimità del possesso della pistola da parte di Andrea Zampi sono in corso da parte dei pm di Perugia “con la collaborazione” della questura.

Non ha riscontrato ad Andrea Zampi «alcun disturbo particolare» il medico di base che ha rilasciato ad Andrea Zampi il primo certificato utilizzato per ottenere il rilascio dell’abilitazione al tiro a volo sportivo. Lo ha detto lui stesso, sentito a lungo ieri sera dalla polizia e dal magistrato che coordina le indagini. Il sanitario ha riferito di essere stato medico di famiglia di Zampi da meno di un anno. «Stava bene, non aveva alcun disturbo» ha sostenuto con gli inquirenti.

«Andrea? Un ragazzo schivo» che «ce l’aveva con tutti. Soprattutto con le istituzioni»: il giorno dopo il duplice omicidio negli uffici della Regione, a Perugia, chi lo conosceva ricorda così Andrea Zampi, il piccolo imprenditore. Nella strada del quartiere di Madonna Alta dove ha sede l’associazione Progetto Moda, la ditta della sua famiglia, non si parla d’altro. Anche se poi in pochi hanno voglia di fermarsi con i giornalisti. E nel silenzio si chiude anche la famiglia dell’omicida. Il Centro di formazione professionale, specializzato in abbigliamento e moda, di Zampi ha sede in un grande palazzo. Oggi gli uffici sono chiusi e il citofono rimane muto. Qualcuno è affacciato alle finestre ma nessuno risponde alle domande dei cronisti. Di fronte allo stabile c’è un bar, che vende anche giornali, dove la gente si ferma a commentare quanto successo. «Sì, lo vedevamo» dice un signore con capelli bianchi e baffi. «Da quando gli era stato ritirato l’accreditamento – aggiunge – era fuori di testa. Almeno così dicono le voci di popolo. Ce l’aveva con tutti, soprattutto con le istituzioni». «Il grave – ribadisce l’uomo – è quanto successo a quelle povere impiegate. Donne ammazzate, con le loro famiglie lasciate nel dolore…». Chi con Andrea Zampi qualche volta parlava era Antonio, il titolare del bar che si trova in via Enrico Toti. «Era un tipo molto chiuso – racconta -, di poche parole e pochi sorrisi». Nel locale l’imprenditore si recava soprattutto di sera. «Si lamentava – ricorda ancora il barista – dei soldi che non c’ erano più. Lo faceva comunque quasi tra i denti, senza urlare o fare gesti eclatanti. E della pistola non ha mai parlato, non ne sapevamo proprio niente». Il centro di formazione era frequentato soprattutto in estate. Dieci, ma anche venti allievi. «Zampi – ribadisce il titolare del bar – era un tipo chiuso, schivo».

 

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