GROSSO ALBERO SRADICATO E CADUTO SUL TEVERE a Ponte Valleceppi

albero(UJ.com3.0) PONTE VALLECEPPI – Un grosso albero da alcuni giorni è caduto sul Tevere a valle del ponte di Ponte Valleceppi, in prossimità di una spettacolare rapida dove, soltanto pochissimi giorni fa, i canoisti, impegnati nella discesa del fiume da Città di Castello a Roma, avevano dato prova della loro abilità nell’affrontare il difficile ostacolo. L’albero, forse per l’eccessivo peso della chioma o per l’erosione del terreno causata dalle continue piogge degli ultimi giorni, è stato letteralmente sradicato ed ora giace sul letto del fiume. Pochi metri più a monte un altro albero, molto più grosso e più alto, pende pericolosamente verso il corso del fiume. Il tutto lungo il percorso pedonale che collega Ponte San Giovanni a Ponte Valleceppi, un tratto molto frequentato. Questo episodio rende pericoloso transitare nei tratti in cui alberi e sponde del fiume non sono adeguatamente controllati. Certo se fosse transitato qualcuno nel momento in cui il peso della chioma dell’albero ha avuto la meglio sulle radici avrebbe corso il rischio di essere travolto, gettato in acqua e forse sommerso dalla terra e dal fango sollevato dallo sradicamento. Chi di dovere dovrebbe quindi controllare non solo lo stato e la sicurezza del tracciato pedonale, ma anche alberi e arbusti che sorgono lungo la pista e valutarne la salute e la stabilità. Chissà per quanto tempo ora il gigantesco albero resterà a bagno nel biondo Tevere? Parafrasando versi di Cesare Pavese: “verrà l’autunno e avrai le foglie morte”…e forse l’albero sarà ancora lì in attesa di una piena che lo porti più a valle magari a danneggiare qualche diga o qualche ponte. Ora, forse, si istituiranno le solite commissioni d’inchiesta per verificare competenze e responsabilità. Il fiume è competenza della Provincia, i ponti attraversati da strade comunali sono di competenza del comune, ma le sponde su cui sorgono alberi e arbusti a chi si rifanno per competenza? La responsabilità dell’albero caduto è della corrente del fiume, o della fragilità delle sponde, o dell’incuria ad alleggerire gli alberi dei rami più pesanti lasciati al loro destino: quello, prima o poi, di cadere improvvisamente e di attendere che la corrente li porti via? Dilemmi forse secolari e forse solo italiani, perché dalle riprese aeree di gare ciclistiche in altri paesi europei la telecamera offre, ogni tanto, aspetti del paesaggio e quindi di fiumi e di laghi le cui sponde risultano rigogliose di alberi e vegetazione senza lo scempio, l’incuria, la mancanza assoluta di manutenzione e quindi di protezione che offrono i nostri corsi d’acqua.

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