6 mila euro in cambio della figlia in sposa, chiesto rinvio a giudizio

antonella_duchiniCITTA’ DI CASTELLO – Avevano promesso la figlia, ventenne, in sposa ad un connazionale marocchino, in cambio di un corrispettivo di 6 mila euro, ma la giovane si è ribellata al disegno familiare, troppo distante dalla sua voglia di vivere all’Occidentale. Questo avvenne a Città di Castello nel novembre del 2008 quando a soccorrere la ragazza, mentre i parenti la stavano caricando di forza in auto, pensarono alcuni passanti. Nell’occasione la giovane riportò anche lesioni personali. Successivamente la madre, le sorelle col concorso del fratello e su indicazione del padre, misero in atto un secondo identico tentativo: con violenza, strattonandola, picchiandola ed inseguendola per poi riprenderla con la forza, la caricarono (nel gennaio 2009) in automobile, la portarono in casa e la chiusero tenendola prigioniera, impedendole di uscire e vedere amici e di parlare con persone estranee alla famiglia. Il tutto, in attesa di imbarcarla verso il Marocco. Dopo 3 giorni di prigionia forzata in casa, la ragazza fu liberata dai carabinieri. Ora i componenti della famiglia dovranno rispondere di questi gravissimi fatti davanti al giudice.

La vicenda è tornata in tribunale a Perugia dove il pm Antonella Duchini ha chiesto il rinvio a giudizio per cinque persone (i genitori, le due sorelle e il fratello) per sequestro di persona a scopo di estorsione, ma l’udienza preliminare è stata aggiornata ad ottobre per un difetto di notifica. I fatti risalgono a 4 anni fa quando tutti i parenti, originari del Marocco ma da anni residenti nelle campagne dell’Altotevere, mettono in atto «in concorso fra loro e con più azioni esecutive un medesimo disegno criminoso». In pratica genitori e fratelli (tutelati dall’avvocato Massimo Zaganelli) si alleano per costringere la figlia, «mediante uso di violenza e sotto minaccia di privarla dei documenti», a sottoscrivere in Marocco una promessa di matrimonio «contro la sua volontà con uno sconosciuto connazionale cui il padre l’aveva promessa dietro corrispettivo di seimila euro». Per indurla a onorare la promessa i familiari hanno persino ‘sequestrato’ la ragazza chiudendola in casa e cercando di caricarla in auto con l’intento di portarla nel Paese d’origine.

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