Umbria Jazz per il "palati fini" della notte

<p>Se la prima serata dell' arena Santa Giuliana ondeggia tra ortodossia (poca, anche se ieri sera c'era Sonny Rollins) e divagazioni pop, rock e soul (molte, dai Rem ad Alicia Keys, da Roberta Flack a Chaka Khan, con il cammeo di Caetano Veloso) il ''round midnight'' del festival e' interamente votato a soddisfare i puristi. Le star della notte in programma sono molte e tra loro anche qualche outsider. Charles Lloyd, di scena al teatro Morlacchi la notte scorsa, e' un tipo singolare che oggi suona musica bellissima. Un personaggio di nicchia, perche' si colloca ai margini delle grandi correnti e segue un percorso suo. Del resto, lo ha sempre fatto.<br /><br />Di lui si comincio' a parlare nella seconda meta' degli anni Sessanta, quando faceva un jazz molto vicino, soprattutto per cultura e scelte di vita, al flower power della West Coast. Influenze orientali, suoni spesso ipnotici, una dimensione sospesa ed eterea. In quel quartetto c'erano due giovanissimi da lui scoperti, che allora non erano nessuno, e si chiamavano Keith Jarrett e Jack DeJohnette. Poi Lloyd spari', o comunque si chiamo' fuori. E' tornato con una serie di dischi per la Ecm strepitosi, e l'ultimo lo ha registrato con il quartetto che ha portato in Umbra.<br /><br />Per Lloyd e' stato un ritorno dopo tanti anni. Suono' a Umbria Jazz nel 1994 ma, come ha detto lui stesso, non se ne accorse nessuno perche' mentre il suo quartetto (con Bobo Stenson al piano) faceva musica a San Francesco al Prato per pochi intimi, la nazionale italiana giocava ai mondiali di calcio americani. Ieri notte c'era molta piu' gente ad ascoltare i temi di ''Rabo de Nube''. Loyd ha un suono inconfondibile, sia al sax tenore che al flauto. Verrebbe da dire un suono mistico, coltraniano nel senso piu' autentico dell' approccio spirituale alla musica. Non ci si sente nessuna moda, Lloyd e' uno che tira diritto per la sua strada ed esprime con la musica un universo del tutto personale. Nulla di quello che fa e' di moda. Questo vecchio hippy (70 anni appena compiuti) continuera' a vivere nella sua nicchia. Il quartetto, con un bravissimo Jason Moran al piano, lo segue lungo un percorso di jazz tirato, lucido, emozionante, che richiede attenzione ma ripaga gli attenti.</p>

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