TEATRO ROMANO DI GUBBIO CON MARIO PERROTTA E LA SUA ODISSEA

<p>Il <b>Dir <a target="_blank" title="scrivi al direttore" href="mailto:direttore@marcellomigliosi.it">@</a></b> ((UJ.com) GUBBIO - Domenica 8 agosto, alle 21,15, appuntamento da non perdere al Teatro Romano di Gubbio con Mario Perrotta e la sua ODISSEA. Seducendo lo spettatore con i temi e i personaggi dell’Italia di oggi l’artista, che per questo spettacolo ha vinto il Premio Hystrio alla drammaturgia 2009 ed è stato finalista ai Premi Ubu 2008 categoria Miglior Attore Protagonista, propone un’originale rilettura delle vicende narrate da Omero, mescolando il mito e il quotidiano, Itaca e il Salento, i versi del poeta e il dialetto leccese, tutto legato da una partitura musicale rigorosa, eseguita dal vivo da Mario Arcari e Maurizio Pellizzari che diventano anch’essi voci del <b>racconto </b>con i loro molteplici strumenti. Ma tutto questo produce chiasso nella testa di Telemaco che, esposto nella pubblica piazza del teatro, sfoga senza pudori le lacerazioni che da sempre lo accompagnano, trascinandolo da momenti di profonda intimità con la madre all’avanspettacolo più truce, in cui rigurgitano sentimenti di odio per un padre che forse è un eroe, ma è sicuramente un genitore mancato. Unico personaggio in grado di placare questo travaglio adolescenziale è Antonio ‘delle cozze’, un uomo che da sempre vive sul mare e pulisce cozze.</p>
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<p>Con lui Telemaco ha un rapporto esclusivo, perché Antonio è uomo di silenzio (dicono che nessuno l’ha mai sentito parlare), silenzio che rompe solo per lui. E’ in questi momenti che Telemaco, sin da bambino, viene a conoscere i luoghi e i fatti che riguardano il padre, perché Antonio sa ascoltare il mare e interpretarne la voce. E’ da lui che si rifugia Telemaco quando sente il bisogno di guardare il mare e aspettare, soffrendo la terraferma che non lo fa andare, perché nel Salento tutti vorremmo essere Ulisse per non dover mai stare, per non stare a guardare il mare e <b>pensare</b>: a chi sono figlio? “C’è un personaggio nell’Odissea che mi rappresenta. – dice Perrotta - Un personaggio che vive una condizione a me familiare. Un personaggio che molti non ricordano neanche: Telemaco. Ho provato a chiedere in giro e, difatti, molti ricordano un cane - Argo, mi pare… - ma non un figlio. Io, invece, ne ho sempre subito il fascino, perché la sua attesa è carica di suggestioni. Telemaco non ha ricordi di Ulisse, non l’ha mai visto, non sa come è fatto, non sa il suono della sua voce: per Telemaco, Ulisse è solo un racconto della gente. Ed è proprio questa assenza ad aprire infinite possibilità nei pensieri di Telemaco.</p>
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<p>Lui è l’unico personaggio dell’Odissea che può costruire una figura di Ulisse calibrata a suo piacimento. I pensieri di Telemaco, forse, sono l’unico luogo dove Ulisse può essere ancora un eroe. Tutti gli eroi, infatti, mancano di quotidiano. Così, del resto, accadeva a me bambino, con un padre lontano che, nella mia testa, assumeva tratti epici. Ma Telemaco non è <b>solo</b>. E’ circondato dalla quotidianità di una madre reclusa in casa; dalla gente che non sapendo che fare tutto il giorno al bar del paese, mormora su sua madre e sul mancato ritorno di questo padre; dal mare del Salento che, ammaliato dagli incontri terrificanti e straordinari di Ulisse, lo trascina senza sosta nei luoghi remoti della terra per poter ascoltare nuove storie.” Per informazioni e prenotazioni ci si può rivolgere al Servizio Turistico Associato I.A.T. di Gubbio, tel. 075/9220693.</p>

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