Sonny Rollins ad Umbria Jazz

PERUGIA - <a href="../../FE/media/sonny-rollins-ad-umbria-jazz-001.html">(Foto gallery)</a> Occhiali neri, camicia rossa, barba e capelli bianchi, curatissimi…si è presentato così questa sera, sul palco dell’Arena Santa Giuliana, Zonny “Colossus” Rollins. Classe 1930 provenienza Harlem, New York City. Theodore Walter Rollins, questo il suo vero nome, Di lui scriveva Miles Davis: « Sonny era una leggenda, quasi un Dio per i <b>musicisti</b> più giovani. Molti pensavano che suonasse al livello di Bird. Quello che posso dire io è che ci andava molto vicino. Era un musicista aggressivo e innovativo con sempre nuove idee. Mi piaceva tantissimo come suonatore ed era anche un grande compositore. Ma penso che più tardi Coltrane lo abbia influenzato e gli abbia fatto cambiare stile. Se avesse continuato quello che stava facendo quando lo conobbi, forse sarebbe oggi un musicista anche più grande di quello che è - ed è un grande musicista ».<br /><br />A Perugia è arrivato con il suo sestetto: Clifton Anderson al trombone, Bobby Broom alla chitarra, Bob Cranshaw al basso, Kimati Dinisulu alle ercussioni e Kobie Watkins alla batteria. Il primo brano, per la gioia dei suoi polmoni, è durato esattamente quindici <b>minuti</b>: roba da non credere cosa riesce a fare ancora! Sonny Rollins ancora una volta non delude i suoi fans e basta il lavoro che fa nella bella ''Sonny, please'', una delle sue piu' recenti composizioni e tirata per quasi mezzora, a mostrare che il vecchio leone avra' anche superato da un pezzo l'eta' della pensione ma e' capace di soffiare. Lascia grande spazio ai suoi musicisti, ne escono delle “chase” talmente raffinate e rarefatte da dimenticare quasi che si sta ascoltando il miglior tenorista di be bop vivente. La sonorità intensa alla Coleman Hawkins è emersa tutta al Santa Giuliana, come pure l’abilità di muoversi tra gli accordi che aveva preso da Lester Young, da “The Bird”, praticamente tutto. I suoi soli sono assolutamente imprevedibili, caratteristica questa che gli deriva dall’influenza che ebbe su di lui Thlonius Monk. Beh, insomma, da questo buon crogiolo è emerso “come sempre” un bagaglio unico di sicurezza, velocità, swing e spontaneità improvvisativa. . Il sestetto e' costruito attorno a lui e poggia su due pilastri stabili da tanti anni come il trombonista Clifton Anderson e il bassista Bob Cranshaw. La band funziona, ma come la cornice che racchiude un dipinto di valore. Sonny Rollins ancora una volta non delude i suoi fans e basta il lavoro che fa nella bella ''Sonny, please'', una delle sue piu' recenti composizioni e tirata per quasi mezzora, a mostrare che il vecchio leone avra' anche superato da un pezzo l'eta' della pensione ma e' capace di soffiare. Il suo lato romantico, invece e' nella melodia struggente di ''In a sentimental mood'' proposta con virile lirismo''. Il jazz come e' stato, nella musica del Rollins di adesso, con un forte struggente sapore di nostalgia.  Questa sera, sempre all’Arena, Cassandra Wilson e David Sanborn Band.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*