Silvia è stata strangolata con una cinghia

<p>(da La Nazione on line) SAN SEPOLCRO - Due i dati fondamentali che emergerebbero dal lavoro dei periti. Silvia è morta a metà pomeriggio, tra le 17 e le 18, quasi certamente fra la prima telefonata con la madre e la seconda rimasta senza risposta. Ed è stata strangolata non a mani nude ma con una cinghia, una di quelle sequestrate nell’appartamento.<br />Lo scenario è quello dell’appartamento all’ultimo piano di via delle Città Gemellate, periferia est di Sansepolcro, è il pomeriggio di giovedì 21, i protagonisti sono solo due, Silvia Zanchi e Luca Ferri, il regista è di quelli maligni, di quelli che congiurano contro l’amore, la felicità, il futuro di due ragazzi fino a quel momento come tanti, normali fino all’eccesso, lavoratori, seri, impegnati, capaci di sacrificio. Innamorati, almeno fino a qualche giorno prima, fino a quando nella casa del terzo piano si è insinuato il dubbio, si è insinuata la gelosia, si è insinuata la crisi di una storia tanto solida all’inizio da essere sfociata nella convivenza. <br />Quel giovedì ormai è il passato. Fra Silvia e Luca, reduci da una breve vacanza sull’Adriatico, spira vento di tempesta. Lei non sopporta più le stranezze di lui, la sua possessività, i suoi mugugni quando la vede parlare con altri. Vuole lasciarlo, ci sta pensando seriamente: lo ha già confidato alla madre e anche alla sorella Sara. Forse nelle prime ore del pomeriggio glielo dice con più chiarezza del solito, c’è una prima lite. Lui scappa di casa, Silvia chiama la madre, racconta di questa freddezza ormai evidentemente in un fidanzamento che dovrebbe in teoria sfociare nel matrimonio. Forse fa di più, forse dice che progetta di tornare a casa, in famiglia.<br />Sono le cinque-cinque e mezzo del pomeriggio. E’ l’ultima volta che qualcuno che non sia l’assassino parla con la giovane. Poi il silenzio: quando mamma Fabrizia richiama la figlia al cellulare, attorno alle sei e mezzo, lei non risponde più. Probabilmente è già morta, strangolata con una cintura. Da Luca che è rientrato in casa prima di allontanarsi definitivamente, verso chissà dove. Di sicuro c’è solo la tappa finale, la stradina ai margini del boschetto, poche decine di metri dall’uscita di Canili della E45. <br />E’ solo uno scenario ipotetico, d’accordo, quel che sia successo davvero non si saprà fino a quando non verrà rintracciato Luca, ammesso che qualcuno lo trovi ancora vivo. Eppure si tratta di una ricostruzione basata sulle testimonianze e soprattutto sui risultati dell’autopsia, svolta ieri al San Donato dall’equipe del professor Angelo Stamile, dell’università di Siena, e conclusa solo nel tardo pomeriggio. Due i dati fondamentali che emergerebbero dal lavoro dei periti. Silvia è morta a metà pomeriggio, con un anticipo di parecchie ore rispetto alle undici-mezzanotte che erano state stimate in primo momento. Quasi certamente fra la prima telefonata con la madre e la seconda rimasta senza risposta. Silvia è stata strangolata non a mani nude ma con una cinghia, una di quelle sequestrate nell’appartamento su disposizione del Pm di turno, Elisabetta Iannelli.<br />Sono due convinzioni che gli inquirenti si erano già fatte, anche se quella sul vero orario di morte se la sono a lunga tenuta per sè. Non c’entra, spiega un investigatore, la storia dello scontrino di un tubo che sarebbe stato trovato nella Seat Ibiza di lui (pura fantasia, viene definita), ma le condizioni del cadavere: già nero della rigidità della morte quando sono arrivati i carabinieri nella tarda mattinata di venerdì, in particolare sulla gola e sui polsi, scuri, tumefatti, come quelli di una che viene tenuta bloccata mentre qualcuno la strangola con la cinghia nell’altra mano. Particolari che avevano indotto i carabinieri più esperti a dire: questo è un corpo di almeno 24 ore. Infatti: ora confermano anche i medici legali.<br />L’altro particolare, quello della cintura, testimonia di una determinazione ad uccidere che deve avere preso il sopravvento nel corso di un pomeriggio via via più concitato. Stringere la presa attorno al collo con le mani può essere questione di un attimo, di uno sfogo di rabbia incontrollato, cingere la gola con una cintura è una cosa più complessa, che richiede più volontà. E’ sempre un raptus, ma certo un po’ meno casuale di quanto non si fosse pensato nelle prime ore, quando amici e vicini avevano descritto un’immagine idilliaca della coppia. E invece qualcosa fra Silvia e Luca non funzionava più, qualcosa che ha spinto il fidanzato a uccidere, nel silenzio di un condominio spopolato dalle ferie.<br />Il resto è la lunga serata e la lunga nottata in cui il cadavere della giovane è rimasto nell’appartamento da cui lui era già fuggito, senza che nessuno ancora immaginasse il delitto. Mamma Fabrizia ha cominciato a preoccuparsi davvero la mattina dopo, quando la figlia ha continuato a non rispondere al cellulare. Allora è corsa in via delle Città Gemellate, ha aperto con le sue chiavi, ha trovato Silvia. Poi ha chiamato i soccorsi, ha provato a contattare Luca al cellulare. Niente. Nemmeno i genitori di lui sapevano nulla del figlio. Ma ormai padroni della scena stavano per diventare carabinieri, soccorritori e medici legali. </p>

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