Signore e Signori, "L'astice al veleno" è servito!

<p>(UJ.com) ORVIETO - Mancano soltanto due giorni a Natale, ma le intenzioni non sembrano delle migliori. C'è una giovane donna, addolorata e delusa, che trama vendetta nei confronti del suo amante: ha deciso di invitarlo ad una cenetta a lume di candela e di avvelenarlo con del vino al cianuro, per poi <b>togliersi </b>la vita allo stesso modo. Per fortuna, c'è anche un ignaro pony express che giungerà al momento opportuno, salvando - suo malgrado - la situazione. Si potrebbe racchiudere in queste poche righe la trama dell'ultimo, applauditissimo lavoro di Vincenzo Salemme. Dopo il grande successo ottenuto nel 2006 con "Bello di papà", l'artista napoletano è tornato a far sorridere il pubblico del Mancinelli con un'esilarante commedia da lui scritta, diretta ed interpretata, dal titolo "L'astice al veleno", andata in scena in Prima Nazionale sabato 20 novembre alle ore 21 e in replica domenica 21 alle ore 17.</p>
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<p>Un ritorno trionfale, quello di Salemme, che al Mancinelli ha fatto registrare subito il tutto esaurito. Protagonisti della storia sono Barbara e Gustavo. Lei è un'attricetta, amante sconsolata del regista dello spettacolo che sta provando, il quale è a sua volta un inseparabile ammogliato. Gustavo, invece, indossa le vesti di un Babbo Natale motorizzato che consegna pacchi dono per la festività <b>imminente</b>. La vicenda, infatti, si svolge nella giornata del 23 dicembre, all'interno del teatro dove Barbara debutterà tra pochi giorni. In scena con i protagonisti - altrettanto importanti per lo svolgimento della trama, nonché per la bravura degli interpreti - ci sono quattro figure molto particolari. Si tratta delle statue di una vecchia scenografia: una lavandaia del Cinquecento, uno scugnizzo di Gemito, un poeta rivoluzionario del Regno delle Due Sicilie e un "munaciello", figura mitologica dell'iconografia popolare napoletana, che si esprime come un primitivo.</p>
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<p>Barbara, suscettibile e psicologicamente fragile, parla con queste figure inanimate che sembrano esistere soltanto nella sua fantasia ("Siamo frutto del pensiero altrui", rivelerà una di esse). In realtà, anche Gustavo è in grado di vederle e questo permette loro di impedirgli di uscire dal teatro in modo che la sua presenza renda impossibile il piano omicida della donna. Il tutto condito dalle <b>incursioni </b>di un astice vivo da cucinare, ma che nessuno ha il coraggio di ammazzare. Come in ogni commedia che si rispetti, il lieto fine è d'obbligo: i due protagonisti resteranno insieme, legati da un amore inatteso, ma sincero. Coinvolgendo "da copione" il pubblico in sala, Vincenzo Salemme ha dato anche prova di un bell'esempio di ‘teatro nel teatro', arricchito peraltro da un ottimo cast e da una scenografia luminosissima.</p>
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<p>Commedia brillante e romantica, "L'astice al veleno" rivela già dal titolo il meccanismo comico-farsesco che ne è alla base e che permette all'autore di suscitare ilarità da una situazione profondamente tragica. È senza dubbio presente l'insegnamento del grande Eduardo, di cui Salemme è stato <b>allievo</b>: specchio parlante di un'anima troppo a lungo infelice, le statue rappresentano forse tutti quei pensieri che spesso, per timore o per ipocrisia, non riusciamo ad esprimere; e che poi, quando affiorano, ci lasciano in bocca un sapore un po' amaro… Proprio come quel vino al cianuro da accompagnare ad un vivacissimo astice.</p>

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