RELIGIONI - PERUGIA: IL MESSAGGIO AUGURALE DI PASQUA DELL'ARCIVESCOVO MONS. BASSETTI

<p>(UJ.com) PERUGIA - Domenica 4 aprile sono esattamente sei mesi dall’ingresso in Diocesi (era il 4 ottobre, solennità di <b>San Francesco</b> d’Assisi) dell’arcivescovo mons. Gualtiero Bassetti, la sua prima Pasqua a Perugia in occasione della quale rivolge alla comunità diocesana un messaggio augurale dai contenuti sociali con ampia sottolineatura della situazione attuale del mondo del lavoro. Mons. Bassetti, nel suo messaggio che ha voluto intitolare “Oltre la crisi la speranza”, ripropone alcune riflessioni fatte durante la sua ultima visita, in preparazione alla Pasqua, ad un luogo di lavoro, l’azienda “Primigi”. E’ un messaggio che trasmette speranza nell’evidenziare non poche preoccupazioni per il futuro incerto di tanti lavoratori ed anche di imprenditori, che incoraggia e fa sentire la Chiesa vicina a tutti loro. Questo messaggio è frutto anche della lunga esperienza di vicinanza dello stesso presule al mondo del lavoro acquisita alla guida prima della Diocesi di Massa Marittima-Piombino e poi della Diocesi di Arezzo-Cortona-Sansepolcro. <br /><b><br />«OLTRE LA CRISI LA SPERANZA»</b><br />In sedici anni di episcopato ho avuto la gioia di incontrare tantissime persone nel mondo del lavoro ed ho ascoltato tante voci. Ho imparato molto dal mondo del lavoro. Ci sono espressioni che mi sono rimaste nell’animo:<br />“<b>Abbiamo</b> paura perché la nostra azienda, il settore, il mercato vivono nell’incertezza…” (era un operaio che si esprimeva così);<br />“Per noi donne alla preoccupazione per il nostro lavoro si aggiunge la paura e l’apprensione per i nostri figli: il futuro sembra incerto…” (parole di una lavoratrice);<br />“Troppa mobilità e flessibilità: senza lavoro sicuro non mi posso fare una famiglia… (un giovane);<br />“Mi sento sempre più solo. Per garantire il lavoro ai miei operai devo togliere tempo prezioso alla mia famiglia ed anche al riposo <b>festivo</b>…” (parole di un imprenditore);<br />“Per ora resistiamo davanti alla crisi, ma per quanto tempo? Occorre creare sinergie fra noi imprenditori e fare sistema fra imprese, istituzioni, banche ed organizzazioni sindacali…” (un altro imprenditore);.<br />“Viviamo in una società in cui si tende a monetizzare tutto (i veri padroni sono i soldi), ed è sempre più arduo garantire soluzioni dove sia al centro il valore della persona… (ad esprimersi così era un sindacalista);<br />E fu curiosa una certa proposta: “Eccellenza si rifiuti di benedire i centri commerciali che non rispettano il <b>riposo</b> festivo e in cui non ci sia un luogo dove la gente possa raccogliersi, pregare per chi ci crede, riflettere, leggere un libro…” (un sindacalista).<br />Cosa ho capito da tutto questo? Che la crisi del mondo del lavoro è preoccupante perché coinvolge la vita delle persone, delle famiglie e della società nel suo complesso. Che l’eccessiva flessibilità rende incerto il lavoratore sia dal punto di vista economico ma anche psicologico.<br />Ho colto, inoltre, con vivo interesse l’esigenza di difendere il giorno di festa, tempo da dedicare a se stessi, alla famiglia e alla dimensione dell’interiorità e dello spirito, quindi a Dio.<br />Cosa proporre? Ancora una volta quelli che sono i principi della Dottrina sociale della Chiesa ispirati al Vangelo: la centralità della persona umana, il bene comune.<br />Nell’enciclica Rerum Novarum <b>maturata </b>da Leone XIII nel contatto con la gente umile di Perugia durante il suo lungo episcopato nella nostra città, il Papa ha affermato che l’uomo è principio, soggetto, fine, di tutte le realtà sociali e politiche. Sono parole sacrosante che richiamano oggi alla solidarietà sociale fondata sul principio che l’“altro ha gli stessi miei diritti” e ad un maggiore e concreto impegno nel realizzare il bene comune, che non è un bene generico, ma la garanzia dei diritti e dei doveri di ogni persona, a iniziare dai più deboli e più poveri.<br />Inoltre, non possiamo tralasciare la “destinazione universale dei beni”, partendo dal principio fondamentale che Dio ha destinato la terra e tutto ciò che contiene all’uso di tutti gli uomini e di tutti i popoli, di modo ché i beni della creazione devono equamente affluire nelle mani di tutti, secondo la regola della giustizia, che è inseparabile dalla carità.<br />Mi rendo conto che siamo dinanzi a grandi sfide, ma la nostra Chiesa intende mettersi a servizio di queste sfide per il bene di tutti.<br />Non temete, anche questa crisi sarà superata con l’impegno di tutti. Siamo speranzosi nonostante le difficoltà presenti anche in un territorio ristretto come è quello della nostra <b>Umbria</b>, ma fatto di gente laboriosa, capace di valorizzare il poco o il molto che possiede. Il cuore di Dio è più grande del nostro e continua a far soffiare su di noi la brezza dello Spirito che ci conduce sempre verso mete insperate. La Resurrezione di Gesù è la fonte sicura cui attingere per poter arrivare ad una vera vita di fede, ad un cristianesimo di qualità, in cui i sacerdoti, i consacrati ed i laici siano testimoni coraggiosi e aperti del messaggio liberante del Vangelo. <br />Auguri di buona Pasqua a tutti!»</p>

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