MOSTRE: 240 SCATTI DEL GRANDE FOTOGRAFO STEVE MCCURRY ALLA GALLERIA NAZIONALE DELL'UMBRIA

<p>(UJ.com) PERUGIA - La mostra del grande fotografo Steve McCurry, dopo l'anteprima di oggi per la stampa, sarà aperta da domani al pubblico. Il fotografo lunedì prossimo (Sala dei Notari, ore 10), spiegherà al pubblico il suo lavoro in un incontro organizzato dal museo, dal Comune e dall'Università, con la partecipazione del giornalista Giuliano Giubilei. Nel manifesto della famosa bambina pakistana dagli occhi verdi c'é già molto di questa mostra. Il resto, <b>elegantemente</b> esposto nella Galleria Nazionale dell'Umbria. 240 scatti è la sintesi del lavoro degli ultimi 30 anni passati in giro per il mondo, soprattutto nei paesi più marginali del Sud e dell'Oriente, a riprendere volti e scene di vita, e qualche volta di morte. India, Pakistan, Afghanistan, Birmania, Tibet sono le sue "sale di posa" preferite. La mostra è curata da Tanja Solci.</p>
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<p>E' arrivata a Perugia dopo aver riscosso un grande successo a Milano dove ha avuto circa 130 mila visitatori fino allo scorso 21 marzo. Sarà visitabile fino al 5 settembre nella Sala Podiani del museo. McCurry, sessantenne, cominciò come reporter dei giornali di Philadelphia, la sua città. Oggi è una icona del fotogiornalismo, uno di quelli capaci di rappresentare in una foto un mondo oppure un'idea del mondo, meglio di quanto si possa fare con fiumi di parole. Volti di <b>bambini</b>, donne, vecchi, quartieri malfamati, scene di normale povertà, spazi di natura incontaminati oppure gravemente offesi da inquinamento e brutalità, ma senza mai indulgere nella compiaciuta, ostentatamente generosa "comprensione" dell' uomo occidentale, o del turista alternativo.</p>
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<p>Viaggiatore per professione, ma forse soprattutto per scelta e vocazione, ha attraversato con curiosità e con rispetto luoghi lontani, per chilometri e costumi, cercando di estrarne l'anima. L'obiettivo scava nei dettagli e nello stesso tempo è complice, perché di fronte a queste persone e a queste scene tutto si può fare tranne che restare neutri come un oggetto della tecnologia che non sia guidato da una acuta sensibilità. McCurry riesce nell'impresa, che è tipica dei grandi fotografi, di far <b>dimenticare</b> l'obbiettivo della sua fotocamera e aprire una finestra dalla quale lo spettatore può affacciarsi. Nei reportage di McCurry per le riviste più prestigiose, da Time a Life, sono passate le immagini a colori forti di un altro mondo: alcune ci riportano la gioia e la leggerezza dell'infanzia, altre il mistero della spiritualità, altre ancora la quotidianità faticosa di chi ogni giorno deve superare mille ostacoli.</p>
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<p>Contraddizioni forti, in alcuni casi; armonie assolute di forme, colori, gesti, in altri. Alcune delle foto in mostra sono le stesse usate per le copertine dei dischi di una monumentale impresa di editoria musicale in corso d'opera: l'integrale delle Cantate sacre di Bach diretta da sir John Elliott Gardner, sotto il patrocinio del Principe di Galles per una etichetta discografica, Soli Deo Gloria, <b>appositamente</b> creata. Nato a Philadelphia nel 1950, Steve McCurry studia cinema e storia alla Pennsylvania Stata University. Inizialmente pensava di dedicarsi alla realizzazione di documentari, ma comincia ben presto a collaborare come fotografo con un giornale locale. Dopo tre anni decide di recarsi in India per qualche mese e comporre il suo primo vero portfolio con immagini di questo viaggio.</p>
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<p>Si ferma invece due anni e, dopo la pubblicazione del suo primo lavoro importante sull'Afghanistan, collabora con alcune delle riviste più prestigiose: Time, Life, Newsweek, Geo e il National Geographic. Inviato su mille fronti di guerra, da Beirut alla Cambogia, dal Kuwait all'ex Jugoslavia, all'Afghanistan, Steve McCurry si è sempre spinto in prima linea rischiando la vita pur di <b>testimoniare </b>gli effetti e le conseguenze dei conflitti in tutto il mondo. Membro dell' agenzia Magnum dal 1985, vincitore molti premi fotogiornalistici (tra cui due World Press Photo Awards) autore del celeberrimo reportage sulla ragazza divenuta icona del conflitto afghano sulle pagine del National Geographic nel mondo, Steve McCurry è uno dei maestri contemporanei del fotogiornalismo.</p>
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<p>Ogni suo ritratto racchiude un complesso universo di esperienze, storie, emozioni, dolori, paure,speranze. "Ho imparato a essere paziente. Se aspetti abbastanza, le persone dimenticano la macchina fotografica e la loro anima <b>comincia</b> a librarsi verso di te", spiega McCurry. Veterano di National Geographic, sempre in viaggio, più facilmente in qualche parte dell'Asia che non in America, Steve McCurry ha fatto del viaggiare una sua dimensione di vita: "Perché già il solo viaggiare e approfondire la conoscenza di culture diverse, mi procura gioia e mi dà una carica inesauribile".</p>
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<p><span><a href="http://www.umbriajournal.com/MediaCenter/FE/media/le-foto-del-grande-fotografo-steve-mccurry.html" target="_self"><span style="font-size: 9pt; font-weight: 700; font-family: Calibri; color: #800000;">GUARDA ALCUNI SCATTI DEL FOTOGRAFO STEVE MCCURRY</span></a></span></p>
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