Melasecche: “Revisionismo storico sul negazionismo ambientale? e i morti di Torino?”

Polemiche meschine, Melasecche, nessuno si è aumentato un euro
Enrico Melasecche

da Enrico Melasecche, “I love Terni”
Giacchetti costretto dall’impegno di pochi a smentire lustri di bugie di due sindaci. Adesso il PD di Terni abbia il coraggio di rivedere la propria posizione sul rogo di Torino. È il caso di dire che a Terni per molti aspetti non è ancora caduto il muro di Berlino ma quello del “negazionismo ambientale” condotto con spregiudicatezza dagli ultimi due sindaci sta vacillando.

Confrontare le decine di dichiarazioni di Raffaelli e quelle di Di Girolamo, ma soprattutto i comportamenti concreti, durante tre lustri di irresponsabilità ambientale, legati alla logica del negare sempre, rispetto a quello che è stato costretto ad ammettere Giacchetti alla direzione comunale del PD, è quasi stupefacente. Il PCI, PDS, DS, PD, ed i suoi utili compagni di percorso, hanno sempre barattato la verità e la salute dei ternani negando spudoratamente anche l’evidenza.

Quali ragioni ieri hanno giustificato il negazionismo ambientale e quali oggi costringono il PD a questa sorta di revisionismo storico? 1)- Innanzitutto la logica della doppia verità del vecchio PCI che resisteva ben oltre i propri limiti temporali sta ormai facendo acqua su tutti i fronti. La gente oggi legge, viaggia, ragiona con la propria testa e continuare ad affermare, come avveniva dieci anni fa di fronte a zaffate di aria che tagliavano il fiato, che si trattava “di un tangibile segno della ripresa industriale”, allora appariva una grande menzogna, insistere oggi è solo ridicolo; 2)- un ritardo culturale derivante da una classe dirigente non adeguatamente preparata che per molti lustri ha ritenuto di dover tacere e difendere gli interessi degli azionisti tedeschi piuttosto che la salute dei ternani in una sorte di sindrome di Stoccolma in cui le logiche proprietarie degli azionisti facevano aggio sulla dignità del territorio; 3)- un sindacato che aveva interesse, non sempre ma spesso, ad accodarsi perché aveva i suoi vantaggi a cominciare da carriere garantite in una politica che assicurava posizioni di assessore regionale, ma anche comunale all’ambiente e addirittura allo sviluppo economico e all’università (sic!); 4)- un utile baratto della politica di sinistra, per l’assunzione di figli d’arte e dirigenti di partito in conflitto di interesse, tutti in posizioni garantite, ma anche di comode forniture e consulenze gestite sapientemente favorendo anche chi gestiva cespugli del potere locale; 5)- l’aver esagerato, nella convinzione di uno strapotere onnipotente, nel favorire, dopo il primo inceneritore dell’ASM, gli altri due, garantendo anche in quei casi posizioni interessanti a politici e fiancheggiatori; mentre nella popolazione cominciava a crescere il senso critico ed i dubbi che quella verità rivelata fosse soltanto una grande menzogna. Le ragioni del cambiamento sono molte.

Inizialmente pochi erano i soggetti intellettualmente onesti ed indipendenti che hanno cominciato ad organizzare sia fiaccolate, storica quella con Carlo Ripa di Meana contro il proliferare degli inceneritori ed i favori che intercorrevano con la politica di maggioranza, ma anche occasioni di riflessione istituzionale come la commissione regionale d’inchiesta sulla Terni Ena di Agarini.

Si sono cominciati a moltiplicare interventi sugli studi di settore come quello storico condotto dall’Universita di Perugia diffuso da chi che sosteneva inequivocabilmente l’origine siderurgica delle polveri che alla Grazie sfioravano i limiti consentiti dalle normative europee. Nichel e cromo con picchi stupefacenti.

La tela intessuta di grandi e piccole menzogne diventava sempre più lisa e piena di buchi. L’entrata in campo di nuovi attori come la rivitalizzata Italia Nostra, ma anche l’azione di movimenti politici di opposizione come il M5S, stanno obbligando il sistema verso un apparente revisionismo storico che neanche la circostanziata denuncia del sottoscritto alla Procura della Repubblica (occorrerebbe scriverci un romanzo giallo) riuscirono dieci anni fa ad attivare.

Ci sono stati esempi di rettitudine e di coraggio della magistratura, fin qui eccezioni, come l’indagine sull’inceneritore dell’ASM che ha portato alla sbarra personaggi eccellenti della politica di sinistra, c’è stato un opportuno cambiamento di rotta di persone ed Enti, come l’ARPA che fino a pochi anni fa pagava profumatamente consulenze milanesi per dimostrare che le emissioni acri erano innocenti fumenti di vapore mentre la dirigenza AST continuava a rassicurare che si trattava solo di banali “deodoranti”.

Il Prof. Briziarelli, targato politicamente, continuava ad emettere bollettini rassicuranti utilizzati a piene mani dal regime per delegittimare coloro che non si arrendevano all’idea di una Terni colonia tedesca in cui si poteva fare di tutto, come in Africa. Giacchetti dice oggi frasi che fino a pochi mesi fa avrebbero costituito pura blasfemia e che il medico di Girolamo ha sempre negato. Ritirata strategica o convinzione reale che la diga bugiarda del “negazionismo ambientale” non regge più? Prendiamo atto che, meglio tardi che mai, qualcosa si muove.

Ovviamente, conoscendo il vizio del sistema, non basta un pater, ave e gloria per sistemare la coscienza e continuare come prima. Grave è infatti l’incoerenza di Di Girolamo che ha voluto la riaccensione dei due inceneritori, che tollera ancora centinaia di caldaie a gasolio e non favorisce con adeguati finanziamenti la trasformazione a metano delle vecchie auto bloccate saltuariamente, solo per gettare polvere negli occhi di chi dovrebbe controllare.

Manca poi in questo revisionismo storico un ulteriore passaggio, la posizione subalterna che sulla sicurezza in fabbrica il sindaco ha sempre avuto: i morti ternani all’AST sono sacri, anche se facilmente dimenticati, quelli del rogo di Torino sono di serie B. Vorrei sentire dal sindaco l’ammissione di un grave errore politico ma innanzitutto morale, dettato da convenienza, perchè sulla salute e sulla vita delle persone non esistono calcoli di partito o personali che possano più reggere ma occorrono riflessioni serie anche per far ripartire la ripresa su basi diverse.

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