di Marcello Migliosi (UJ.com) PERUGIA I Cluster, Chiara Civello e soprattutto Mario Biondi e la sua Duke Orchestra hanno tenuto a battesimo linaugurazione della trentacinquesima edizione di Umbria Jazz a Perugia. Il concerto del Santa Giuliana si è aperto con il gruppo scoppiettante di Genova. I Cluster sono saliti sul palco senza nessuna timidezza sciorinando giù il loro repertorio fatto di cover che hanno spaziato da De Andrè, Luigi Tenco, ma anche una versione dello Hallelujah di Leonard Cohen, estremamente avvertita dal pubblico di UJ. Il Coro a cappella forse proprio con lincoscienza dei pochissimi anni (cè chi ha nemmeno trentanni) ha saputo rompere il ghiaccio dellArena, il parterre allinizio era semivuoto per riempirsi rapidamente, non appena <b>I Cluster</b> hanno cominciato a cantare. Un bel battesimo per loro e un varo tutto italiano per il maturo festival di Carlo Pagnotta. Cè da dire che i Cluster, a differenza di altri cori del genere di matrice italica hanno lo swing nelle vene! Di tuttaltra natura è stato, invece, il concerto di Chiara Civello. Non ha convinto affatto! Sì, sì, il suo è un soffice mood, ma forse lArena di Santa Giuliana non è propriamente il <b>suo spazio</b>. Ce la ricordavamo agli alboti molto più jazz, labbiamo ritrovata con un fare leggero che ha annoiato non poco. Non è servita nemmeno il brano scritto per lei da Burt Bacharach. Civello lha cantato e suonato al pianoforte! Ascoltarla dal disco e una cosa, tuttaltro, invece, darle una platea di migliaia di persone. Anonime le melodie, assolutamente banali le armonie. Poi il palco è risorto! On stage <b>Mario Biondi</b> e la sua Duke Orchestra. I tremila spettatori lhanno accolto come uno di casa, e pensare che Mario non molto tempo fa si confondeva tra quel pubblico che ieri sera lha applaudito a scena aperta. Protagonista lultimo album del cantante siciliano è nato a Catania -, I love you more. Una miscellanea sapiente di swing vecchia maniera e di composto sonoro che passa attraverso lampio spazio che il coroner isolano lascia ai suoi musicisti. Unorchiestra di 24 persone, con ben nove archi e tre coriste, piu' Daniele Scannapieco al sax, è testimone della sua ricerca di una dimensione swing. La canzone che da' il titolo al disco e il rifacimento di This is what you are, il primo esplosivo successo commerciale di Biondi con gli High Five, ne sono buoni esempi.
Mario Biondi "incanta" il popolo del jazz. Bene I Cluster delude Civello
I video

Commenta per primo