Margherita Granbassi dona la sua maschera al Dalai Lama

<p>(UJ.com) PECHINO <!–webbot bot="Timestamp" S-Type="EDITED" S-Format="%d/%m/%Y" startspan –>23/08/2008<!–webbot bot="Timestamp" endspan i-checksum="12628" –> - Ci voleva una donna (perchè solo una donna poteva avere il coraggio di <a href="http://passineldeserto.blogosfere.it/2008/08/granbassi-la-sua-maschera-al-dalai-lama-per-il-tibet-finalmente-ci-si-muove.html" title="Il blog della notizia">prendere la parola</a> e farsi coraggio), anzi una &quot;grande donna&quot; ed una grande atleta, per far muovere un po' le acque stagnanti e &quot;di plastica&quot; delle Olimpiadi cinesi. Questa donna è la Granbassi, atleta plutimedagliata a queste olimpiadi, che oggi, ha annunciato il suo gesto personale a favore del Tibet, invitando anche i suoi compagni a fare altrettanto. In una intervista rilasciata oggi a Sky ed a Repubblica.it, l'atleta del fioretto azzurro, ha annunciato che donerà la maschera da scherma con la quale ha gareggiato a Pechino al Dalai Lama affinchè egli possa &quot;proteggere il suo popolo&quot;. Ma la Granbassi si è spinta oltre. Riferisce Repubblica. La Granbassi vive da tempo il dilemma di un'atleta che ha partecipato ai Giochi di Pechino pur sapendo che la perfetta organizzazione nascondeva ombre nel delicato campo dei diritti umani. &quot;Invito gli atleti che sono ancora in Cina a fare la loro gara e dopo, soltanto dopo, manifestare a favore del popolo tibetano&quot; ha spiegato a Repubblica. it. &quot;Questa vicenda, questa notizia - le morti nell'est del Tibet, n.d.r. - diffusa senza la conferma del Dalai Lama, mi lascia stordita. Con un senso di amarezza dopo le intense giornate olimpiche. Mi sono sentita quasi in colpa. Per aver gioito per le mie due medaglie, mentre nello stesso paese si reprimono le manifestazioni di gente innocente. Siamo stati protagonisti di un simpatico teatrino. A questo punto credo che le Olimpiadi siano state inutili. Il boicottaggio cambia poco, la storia lo dimostra. Il problema è a monte, risale al momento in cui è stata scelta Pechino come sede olimpica&quot;. Fa veramente commuovere la sensibilità e l'attenzione umana di questa giovane atleta, una sensibilità che si spera possa diventare contagiosa. Ora non rimane che chiedersi: quanti atleti seguiranno il suo esempio? Da tempo anche noi di Passi nel Deserto chiedevamo un gesto simbolico da parte degli atleti, convinti come siamo che la sensibilità ai temi dei diritti e della solidarietà tra i popoli non possano essere temi &quot;esclusivi&quot; del mondo della politica e della solidarietà &quot;ufficiale&quot;, ed anche lo sport potesse - per così dire - esserne dotato. Forse nei prossimi giorni il gesto che aspettavamo arriverà? Sicuramente da parte della Granbassi sì. E da parte degli altri?? </p>

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