IMMAGINARIO FESTIVAL, RUFFINI, GUGLIELMI E LA TV VERITA' CHIAMBRETTI RACCONTA IL "SUCCESSO" DEI SUOI FLOP

<p>(UJ.com) PERUGIA - Dall'epico Michele" e "dall'analitico Gad", all'esilarante Chiambretti, passando per il "narratore Lubrano". Così definisce Angelo Guglielmi alcuni dei suoi "pupilli". L'IMMaginario Festival omaggia ancora il direttore Guglielmi e racconta la Rai Tre del mito riflettendo sulla tv di oggi e <b>regalando </b>al pubblico una serata scoppiettante con Chiambretti, Arbore e i flop della tv di allora. Dopo il boom della serata con i protagonisti dell'informazione televisiva, l'IMMaginario Festival ha incassato, ieri sera, un altro gran successo con l'incontro dedicato ai "fallimenti" della tv, con Piero Chiambretti, Renzo Arbore, Romano Frassa, enrico ghezzi, Oliviero Beha. Un incontro "scoppiettante", protagonisti la verve di Chiambretti e i calzini verdi di Arbore.</p>
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<p>Tra proiezioni di spezzoni di programmi storici come "Va Pensiero", "Complimenti per la trasmissione", "Divano in piazza", finiti dopo appena una stagione. Ma - ricorda Guglielmi - "quando si lavora sulla sperimentazione anche le sconfitte sono vittorie. I flop della nostra rete erano un modo di vincere". "<b>Sapevo </b>che dovevo fare quel che ancora non c'era. La tv di allora era imborghesita, barocca, cattolica, noi abbiamo portato comicità", ha detto Chiambretti. "Senza mai replicare sé stesso", ha aggiunto Guglielmi. "Quella di Chiambretti - secondo Arbore - era una tv generosa e amabilmente comica, mentre oggi è una tv contro tutto per fare una tv hard".</p>
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<p>Ma la Rai Tre del mito non è replicabile, "è cambiato il mondo". "Il Grande Fratello è stato ampiamente superato da Avetrana - ha sottolineato Chiambretti - fra un po' lo zio Michele dirà di aver ucciso anche Kennedy". Nel <b>pomeriggio </b>di ieri, presso il teatro Morlacchi, enrico ghezzi ha moderato un incontro sulla tv di oggi con il direttore di Rai Tre Paolo Ruffini, in compagnia del suo "padre analogico" Angelo Guglielmi.</p>
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<p>Sul palco anche Andrea Vianello, Antonio Lubrano. Secondo Guglielmi, per il piccolo schermo "raccontare il Paese è una scelta obbligata, anche se non facile: bisogna saper trovare le forme e i linguaggi giusti". In questo senso "la tv di Guglielmi - ha spiegato Lubrano - ha riempito un <b>vuoto </b>facendo del cittadino comune il protagonista dei palinsesti". Ma soprattutto si è caratterizzata come una rete con una identità, riconoscibile nella sua capacità di fare della programmazione un racconto della realtà. Oggi "la tv è vista come promozione - ha detto ghezzi - come palcoscenico e ci appare come indebolita, replicata".</p>
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<p>Ecco perché l'eccezionalità di programmi come Vieni via con me fa successo. Per Ruffini "è bello che una persona dica la sua verità, con <b>cui </b>non è detto che siano tutti d'accordo. Oggi, invece, si vive nell'idea che la tv è una e immutabile e che debba parlare tutte le lingue nello stesso momento, come se il pluralismo fosse una grande Babele".</p>
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