IL DUOMO DI ORVIETO IN MOSTRA FINO AL PROSSIMO 13 NOVEMBRE

<p>(UJ.com) ORVIETO - Una mostra per riscoprire la straordinaria personalità artistica di Lorenzo Maitani, che giunse ad Orvieto esattamente 700 anni fa per edificare la meravigliosa <b>Cattedrale di Orvieto</b>. L'importante esposizione dedicata all'architetto senese presenta, in originale, i disegni della facciata della cattedrale orvietana. La mostra, inaugurata ieri (sabato) a palazzo Papali, sarà aperta al pubblico fino al prossimo 13 novembre.  <br /><br />Esattamente 700 anni fa, Lorenzo Maitani, architetto senese già di gran fama, giungeva ad Orvieto con l’incarico di dare forma definitiva ad una Cattedrale che, con la sua bellezza ed imponenza, testimoniasse la forza politica ed economica raggiunta dal Comune e la <b>grandezza</b> di un evento miracoloso: quello avvenuto nel 1263 a Bolsena e da allora celebrato universalmente con la festa del Corpus Domini.<br />Il Sacro Lino testimonianza Miracolo Eucaristico  doveva essere custodito in un luogo consono a ciò che di immenso quel “Corporale” rappresentava.<br />Fu l’avvio di una realizzazione stupefacente, il prendere forma di un luogo di fede destinato a diventare presto tra i monumenti più celebri dell’intero Medio Evo in Europa: il Duomo di Orvieto.<br /><br />Per celebrare il settimo  centenario della rinascita del celebre edificio, l’Opera del Duomo ha voluto rendere omaggio al genio di Maitani, dedicandogli una mostra-dossier che resterà allestita ai <b>Palazzi Papali</b> di Orvieto dal 10 aprile al 13 novembre.<br />Settecento anni dalla “seconda data di nascita” dell’edificio:  l’inizio ufficiale della lunga storia del Duomo di Orvieto si colloca nel 1290, quando il papa Niccolò IV impartì la sua benedizione alla prima pietra. In poco più di dieci anni maestranze cosmopolite, dirette da un capomastro che non ha ancora un nome, innalzarono la costruzione fino all’imposta del tetto, realizzando parte della facciata con le sue decorazioni marmoree, i fianchi che formavano corpo unico con il transetto, resi armoniosi da sei cappelline estradossate, e un’abside semicircolare.  <br /><br />Poi la brusca interruzione avvenuta ai  primi anni del Trecento, forse per problemi strutturali. Quindi la rinascita del cantiere con l’arrivo in città, nel 1310, giusto 700 ani fa, appunto, di <b>Lorenzo Maitani</b>. L’architetto senese impose un cambiamento profondo nell’impostazione progettuale, considerato oggi esito di una «crisi generazionale» e di un mutamento del gusto. La novità portò alla costruzione della tribuna quadrangolare al posto dell’abside e delle due grandi cappelle sui bracci laterali del transetto . <br />Alla sua morte, nel 1330, l’impostazione definitiva  era stata data e l’edificio ha continuato a crescere sotto la direzione di altri capomastri succedutisi nel tempo: Andrea Pisano, Andrea di Cione detto l’Orcagna, Antonio Federighi, Michele Sanmicheli, Simone e Francesco Mosca, Raffaello da Montelupo e gli orvietani Ippolito e Francesco Scalza. Interventi tutti di rilievo, ma non vi è dubbio che il Duomo, così come lo ammiriamo oggi, sia figlio di Lorenzo Maitani più che di ogni altro.<br /><br />La mostra a lui dedicata si concentra su alcuni pezzi di straordinario pregio. <br />Vengono presentati, in originale, i disegni della facciata della Cattedrale orvietana. Va <b>sottolineato</b> che si tratta, con ogni probabilità dei più antichi progetti di tutta la storia dell’architettura. Sono realizzati in inchiostro su pergamena, approntati ad uso del cantiere per guidarne la rotta nella lunga, complessa e formidabile sfida dell’elevazione della meravigliosa facciata. <br /><br />Accanto a questi rarissimi ed emozionanti documenti la mostra propone alcune grandi sculture tradizionalmente messe in relazione con l’attività orvietana di Lorenzo Maitani, mai prima d’ora rese fruibili a confronto in una sede  museale: sono due monumentali Crocifissi, uno conservato nella Sacrestia del Duomo, l’altro nella chiesa di San Francesco.  Il confronto si approfondisce per la presenza, all’interno dei Palazzi Papali sede della mostra, del  gruppo scultoreo trecentesco della Madonna in trono con Bambino e Angeli, già collocato sulla lunetta del portale maggiore della Cattedrale e qui trasferito dopo un restauro di grande complessità, recentemente concluso.<br />Accompagna l’esposizione un apparato documentario di grande interesse per le testimonianze relative all’arrivo di <b>Maitani a Orvieto</b> e all’avvio della sua lunga e proficua carriera di capomastro della Fabbrica (1310-1330 ca).<br /><br />Intorno a questo preziosissimo nucleo, il percorso all’interno del MODO – il  Sistema Museale dell’Opera del Duomo – consente poi di seguire l’intera storia artistica della Fabbrica del Duomo, dal Medio Evo sino all’ultimo grande intervento: le porte bronzee di Emilio Greco. I Palazzi Papali ospitano, in sequenza, opere di straordinaria bellezza, a partire dalla Maestà. Tra le sculture e i dipinti esposti risaltano senza dubbio gli Accoliti turiferari di <b>Arnolfo di Cambio</b> e la splendida Madonna di Andrea Pisano; i polittici di Simone Martini e le sinopie per gli affreschi della Cappella del Corporale. Insieme alle oreficerie e suppellettili queste opere raccontano la grande stagione medievale. Degli interventi realizzati per arricchire il tempio nei secoli successivi  sono testimonianza i frammenti del coro ligneo e lo splendido leggio intarsiato, la Maddalena di Luca Signorelli, pittore che all’interno del Duomo ha lasciato, insieme al  Beato Angelico,  nella Cappella Nova uno dei suo massimi capolavori.<br />In questo ripercorrere, per testimonianze, i sette secoli del Duomo, si procede con altri capolavori come le grandi pale d’altare del Pomarancio, di Girolamo Muziano e di Cesare Nebbia. <br /><br />Per continuare poi a godere degli infiniti segreti (e dei tesori) della “Magnifica Fabrica” della Cattedrale di Santa Maria Assunta, che è la testimonianza più complessa e completa del ruolo svolto a<b> Orvieto</b> da Lorenzo Maitani. E’ questo l’intento della mostra: far conoscere e riscoprire la straordinaria personalità artistica del primo grande universalis caputmagister della storia del Duomo.<br /><b><br />OMAGGIO A LORENZO MAITANI</b>. “universalis caputmagister” della Fabbrica del Duomo di Orvieto. Orvieto, MODO - Palazzi Papali, dal 10 aprile al 13 novembre 2010. Orario: 9.30 - 19.00. Ingresso al MODO – Museo dell’Opera del Duomo e Duomo: euro 5.00. Mostra promossa dall’Opera del Duomo di Orvieto e dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Orvieto, in collaborazione con il Comune di Orvieto, con le Soprintendenze BSAE, BAP e Archivistica dell’Umbria. A cura di Laura Andreani e Alessandra Cannistrà<br />Informazioni: MODO Palazzo Soliano tel 0763.343592 <a href="http://www.opsm.it/">www.opsm.it/</a> <a href="http://www.museomodo.it">www.museomodo.it</a><br /><br /><b>IL PERCORSO</b><br />Il nuovo percorso del M.O.D.O., attivo dal 2006, ha naturalmente come fulcro uno dei beni più preziosi del patrimonio artistico dell’umanità: <br />la Cattedrale di Santa Maria Assunta, meta antica di pellegrinaggio e di venerazione come santuario del Miracolo Eucaristico, che, tra i maggiori tesori d’arte, conserva al suo interno la <b>Cappella Nova</b> o di San Brizio, luogo di eccezionale valenza e suggestione, oggi inserita nel sistema museale. Fu costruita tra il 1406 e il 1444 in addizione sul fianco destro dell’edificio e accoglie una delle massime espressioni artistiche dell’epoca rinascimentale. Il Beato Angelico, su incarico dell’Opera del Duomo, ne iniziò la decorazione (1447) dipingendo sulle vele della prima campata Cristo Giudice e i Profeti. Il progetto fu ripreso, sviluppato e portato a termine (1499-1504) da Luca Signorelli che dapprima completò la decorazione delle volte, sulla base dei disegni dell’Angelico, con il gruppo degli Apostoli e della Vergine, gli Angeli che recano i simboli della Passione, i Dottori della Chiesa, i Martiri, i Patriarchi e il Coro delle Vergini. Poi diede forma nei lunettoni delle pareti alle scene del Giudizio Universale con le straordinarie creazioni del Finimondo, della Predicazione dell’Anticristo, della Resurrezione della carne, infine del Paradiso e dell’Inferno.<br /><br />Il percorso espositivo del MODO prosegue presso i Palazzi Papali. <br />Palazzo Soliano è la più vasta e imponente delle residenze pontificie orvietane, costruita su sollecitazione di papa Bonifacio VIII Caetani (1294-1303). Già sede storica del Museo <b>dell’Opera del Duomo</b>, ospita oggi, nel salone a piano terra la biglietteria e i servizi didattici del Museo e la collezione del Museo Emilio Greco, che comprende 32 opere plastiche e 60 opere grafiche che l’artista ha donato alla città di Orvieto, alla quale era legato artisticamente per aver scolpito nel 1964 le porte bronzee del Duomo. <br />I  Palazzi Papali più antichi costituiscono uno straordinario complesso architettonico affiancato alla cattedrale e composto dalla sequenza di edifici realizzati per accogliere i pontefici Urbano IV Pantaléon (1261-1264), Gregorio X Visconti (1271-1276), Martino IV de Brie (1281-1283). <br /><br />Ospitano le collezioni del Museo dell’Opera del Duomo: a pianterreno, la Galleria degli Affreschi, accoglie straordinarie testimonianze della pittura dei secoli XIII, XIV e XV; al primo piano, la serie monumentale degli antichi saloni custodisce grandi capolavori come il gruppo polimaterico trecentesco della Maestà già collocato sulla lunetta del portale maggiore della cattedrale, la Madonna in trono con Bambino, attribuita al pittore fiorentino <b>Coppo di Marcovaldo</b> (1270ca), gli Accoliti turiferari di Arnolfo di Cambio (1282 ca), le due opere di Simone Martini, la Maddalena di Luca Signorelli (1504) e inoltre tredici grandi tele ed una tavola dovuti ai grandi protagonisti dell’arte della Controriforma come Nicolò Circignani detto il Pomarancio, Girolamo Muziano e Cesare Nebbia. Infine, la splendida Sala delle Sinopie con i grandiosi dipinti preparatori per gli affreschi della Cappella del Corporale in duomo e una serie di opere di varie epoche (XIII-XX secolo), tutte recentemente restaurate, riferibili a Raffaello da Montelupo, Benedetto Buglioni, Jacopo da Bologna, Ludovico, Giovanni Duprè e Cesare Fracassini.<br /><br />Tappa conclusiva è la chiesa di Sant’Agostino, nel cuore medievale della città. <b>Originariamente</b> inclusa nell’antico insediamento urbano degli Agostiniani, ma radicalmente restaurata nel 1724, è oggi sede distaccata del Museo. Attualmente è qui esposto il complesso scultoreo delle statue degli Apostoli, dei Santi protettori, realizzato tra la fine del XVI e l’inizio del XVIII secolo, e lo splendido gruppo dell’Annunciazione (1603-1608) di Francesco Mochi. Accoglierà successivamente altri segmenti e selezioni tematiche delle collezioni della raccolta.</p>

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*