Formazione permanente: 23 milioni investiti dalla Provincia di Perugia

PERUGIA - I programmi di formazione rivolta agli adulti, se condotti correttamente e con <b>sistematicità</b>, portano benefici in termini di efficienza e competitività. La Provincia di Perugia, che ha già al suo attivo sette anni di politiche attive del lavoro nel campo della formazione permanente e continua, nell’incamminarsi verso la nuova programmazione di utilizzo dei fondi europei, analizza i risultati fin qui ottenuti per replicarli e implementarli nei prossimi anni. <br />A condurre la ricerca sull’impatto avuto da questo tipo di formazione, finanziata dalle risorse del Fondo Sociale Europeo, sul mercato e sulla qualità del lavoro nel territorio provinciale, nel periodo 2000-2006, è stata la Società Gourè che questa mattina, presso la Scuola Media San Paolo di Perugia, ha illustrato i risultati dello studio e ha indicato proposte operative per il futuro. Nel settennio preso in esame la<b> Provincia</b> di Perugia ha approvato progetti formativi del valore di 23 milioni di euro, tra azioni di formazione continua (quella cioè rivolta ai lavoratori occupati) e di formazione permanente (quella cioè rivolta anche a disoccupati o a quanti non riescono a inserirsi nel mercato del lavoro), per un totale di 760 progetti che hanno interessato circa 20.000 utenti. <br /><br />Relativamente alla formazione continua, tra i dati più rilevanti emersi vi è che a 12 mesi dalla conclusione degli interventi, la totalità dei formati assunti con contratto a tempo indeterminato e di quelli impegnati in un’attività autonoma, nonché il 78% dei parasubordinati, risulta essere ancora occupato, mentre il 50% dei parasubordinati che <b>hanno</b> mantenuto un impiego risulta stabilizzato. Per questo settore di formazione è risultato che in oltre il 60% dei casi l’iniziativa di partecipare al corso è partita dall’azienda di appartenenza e che nell’87% dei casi, per gli occupati alle dipendenze, si è rilevato un miglioramento almeno parziale delle condizioni di lavoro in termini di livelli retributivi, o di responsabilità, o di avanzamento professionale. Ben il 97% degli intervistati inoltre ha giudicato positivamente i contenuti formativi trasferiti con i corsi, mentre il 91% ritiene utili al proprio contesto lavorativo le competenze acquisite. Nel caso invece dalla formazione permanente (canale che vede il 67% dei destinatari di sesso femminile ed il 63,2% di età compresa tra i 30 e i 44 anni), dalla ricerca è scaturito che a 12 mesi dalla chiusura degli interventi risulta occupato il 78,5% dei destinatari raggiunti, contro il 66% iniziale. <br /><br />Inoltre, rispetto alle condizioni pre-corso, sono aumentati gli occupati alle dipendenze, i lavoratori parasubordinati e gli autonomi, mentre si è ridotto il numero dei disoccupati. In più risultano occupati tutti i soggetti che, all’inizio delle attività, erano alla <b>ricerca</b> di un primo impiego. Se si getta poi uno sguardo sui non occupati, emerge che all’inizio degli interventi, oltre il 34% dei destinatari (141 soggetti) si trovava in condizione di disoccupazione o alla ricerca di un primo impiego o era inattivo, mentre a 12 mesi dalla conclusione degli interventi, il 28,3% di questi (l’80% dei quali di genere femminile) ha trovato un lavoro. <br /><br />Ma la ricerca presentata questa mattina contiene anche una analisi del mercato del lavoro nel territorio provinciale di Perugia che <b>evidenza</b> una buona dinamica dell’occupazione (tra il 2004 ed il 2007 si passa da 256.000 a 278.000 occupati). I tasso di disoccupazione è passato dal 5,5% del 2004 al 4,2% del 2002, mentre quello di occupazione si è portato nel 2007 al 66,1% rispetto al 62,9% del 2004. In crescita anche il tasso di occupazione femminile che è passato nel 2007 al 57,0%. Tuttavia il quadro perugino presenta alcune problematicità: un aumento della precarietà del lavoro, un incremento e diffusione di contratti cosiddetti atipici, non solo nel settore privato ma anche nel pubblico; un abbassamento dei livelli di sicurezza; una richiesta da parte del sistema delle imprese di manodopera a bassa qualificazione. Da qui l’indicazione rivolta agli organismi preposti ad attuare politiche attive del lavoro che siano in grado di leggere la realtà produttiva; di capirne in senso dinamico le necessità professionali; di progettare professionalità; di sostenerne l’inserimento e realizzare interventi costanti e programmati di manutenzione. “Il quadro di luci e ombre emerso dalla ricerca – sono state le parole dell’assessore provinciale al lavoro Giuliano Granocchia – è fondamentale per noi che dobbiamo impostare la nuova programmazione”. Granocchia ha quindi ribadito l’importanza della formazione permanente e continua che è in grado di offrire nuove opportunità di inserimento soprattutto per le categorie svantaggiate e per i giovani che si affacciano per la prima volta sul mercato del lavoro ed hanno quindi bisogno di un pacchetto formativo adeguato per un giusto collocamento. “La formazione permanente e continua in questa provincia – ha commentato Jader Canè della Commissione europea DG Occupazione, affari sociali e pari opportunità – ha funzionato bene, ma altrettanto importante è il momento della valutazione dei risultati a cui occorre riservare sempre maggiore attenzione”.

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