ECONOMIA - RICERCA C.N.A. IMPRESA DONNA UMBRIA

<p>(UJ.com) PERUGIA - Una maggiore conciliazione tra lavoro e famiglia produce una maggiore occupazione femminile e una più alta natalità. E’ il risultato a cui è arrivata una recente ricerca di C.N.A. Impresa Donna Umbria, in cui le intervistate chiedevano di perseguire politiche di genere, a tutti i livelli, proprio per favorire un simile risultato. Il problema, stando ai dati della ricerca, riguarderebbe per il 65% le imprenditrici, le lavoratrici autonome e le libere professioniste, mentre sembrerebbe favorita nella conciliazione la donna che svolge un lavoro dipendente.</p>
<p>“Nonostante alcuni importanti cambiamenti, resta ancora difficile conciliare famiglia e lavoro, soprattutto per le donne imprenditrici, costrette a scegliere tra la famiglia, la maternità ed il mantenimento di una posizione di rilievo”, afferma Cinzia Bugiantelli Presidente C.N.A. Impresa Donna Umbria. “Le donne - prosegue Bugiantelli - adottano strategie di conciliazione tra lavoro e famiglia, ma la nascita dei figli resta un momento ancora critico per il mantenimento del lavoro. Oggi, purtroppo, la donna imprenditrice è acrobata nella conciliazione tra tempi di vita e di lavoro. E la conciliazione diventa più difficile e costoso in Italia, rispetto ad altri Paesi europei come Svezia, Francia o Danimarca.</p>
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<p>Secondo la ricerca condotta dalla Cna, la difficoltà delle donne imprenditrici (nonostante la loro presenza sul mercato sia cresciuta rappresentando il 25% del totale delle imprese) è dovuta a molti fattori: in primis, i compagni e/o i mariti dedicano pochissimo tempo al lavoro familiare e sono, in questo, gli ultimi in Europa. “Una donna che lavora in proprio non ha tutte quelle tutele della lavoratrice dipendente e pertanto, a volte, conciliare i due ruoli risulta così faticoso, tanto da pregiudicare la continuità della propria attività, o la rinuncia a fare figli. La conciliazione, inoltre, benché declamata da più parti, resta poco sostenuta nel merito, basti pensare al servizio offerto dagli asili nido.</p>
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<p>“Non si tratta di ampliarne il numero, ma piuttosto di rendere flessibile il servizio, modulando gli orari a seconda delle esigenze delle famiglie, specie quelle composte dalle donne imprenditrici che hanno orari lunghi di lavoro e che hanno responsabilità non facilmente delegabili”, puntualizza Bugiantelli. “La conciliazione - aggiunge- deve avere una responsabilità plurale nella famiglia, ma in Italia non si fa abbastanza per far crescere questa consapevolezza. Nei Paesi con tassi di occupazione più alti e un maggior investimento in politiche di conciliazione famiglia-lavoro e di sviluppo dei servizi, anche i livelli di fecondità sono più alti”. Per contro, “i Paesi con i tassi d’occupazione più bassi (ad eccezione del Portogallo) e con un tasso di natalità inferiore sono quelli che hanno una copertura di servizi più bassa, che presentano una minore disponibilità dei padri a prendere congedi parentali, dove le donne hanno un maggior carico di lavoro domestico, dove è più bassa la condivisione del lavoro di cura tra uomini e donne”.</p>
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<p>Tra le risposte fornite da donne imprenditrici al questionario della Cna, ve ne sono alcune ricorrenti che attestano come ancora oggi ì conciliare famiglia, maternità e carriera sia difficile e costoso: “Se fossi stata costretta a scegliere, avrei scelto di essere mamma. L’aiuto prezioso di mia madre mi ha consentito di continuare ad occuparmi della mia azienda“. “La conciliazione dei tempi di vita e di lavoro in concreto ancora non esiste, anche se se ne parla molto”. “Non ci sono strutture o servizi tali da permettere ad una donna di non scegliere. Se decidi di essere madre non puoi più e per molto tempo occuparti dell’impresa”. Particolare rilievo assume il tema della sostituzione in azienda. “Sarebbe molto utile - propone Bugiantelli - riflettere su una “messa a regime” della possibilità della sostituzione della titolare d’impresa.</p>
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<p>Si può immaginare un sistema di detrazione fiscale o credito d’imposta o voucher che sostenga la possibilità che il titolare d’impresa o suoi coadiuvanti, in caso di maternità, malattia, formazione, presenza di figli minori, disabili a carico ovvero anziani non autosufficienti possano essere sostituiti, in tutto o in parte, avvalendosi di soggetti in possesso dei necessari requisiti professionali. Occorre poi riservare attenzione primaria alle evoluzioni politiche e normative in ambito europeo, essenziali per le nostre imprese in generale e per l’imprenditoria femminile in particolare, nonché individuare forme di supporto al fine di superare gli elementi di fragilità propri delle imprese femminili. Un valido aiuto - conclude la Presidente - potrebbe arrivare da nuovi strumenti finanziari, anche regionali. Per questo, come Cna Impresa Donna, riteniamo indispensabile istituire un Tavolo permanente che consenta a tutti gli attori economici ed istituzionali di confrontarsi su problematiche inerenti il sostegno al lavoro e all’occupazione femminile”.</p>
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