CRISI MERLONI - PARLA IL COMITATO DEI LAVORATORI

<p>post <span style="color: #000000;"><b>C. Pappone</b></span> <a target="_blank" title="Scrivi a Cristina Pappone" href="mailto: papponecristina@gmail.com">@</a> (UJ.com) NOCERA UMBRA - Il Comitato dei Lavoratori dello stabilimento di Colle di Nocera Umbra prende atto che le preoccupazioni riguardanti la procedura di vendita degli stabilimenti rimasti invenduti della A. <b>Merloni </b>si sono concretizzate in conferme di ciò che da tempo abbiamo denunciato: non c’è la volontà da parte di tutti i soggetti interessati a lavorare per la cessione in continuità che rappresenta la soluzione meno <b>dolorosa </b>in termini rioccupazionali per i 2240 lavoratori e l’economia dell’intera fascia appenninica Umbro-Marchigiana che già da anni sta pagando la crisi Merloni.</p>
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<p>Una soluzione diversa da quella della cessione a favore di un grande gruppo industriale in grado di reinvestire nell’intero perimetro significherebbe, invece, la perdita della quasi totalità dei posti di lavoro, con un impatto socio-economico che assumerebbe dimensioni devastanti per le regioni di Umbria e Marche. E’ perciò <b> incomprensibile </b>che si stia cercando di tagliare i tempi alle due proposte internazionali già formalmente pervenute, quella Iraniana della Mmd, che ha già rilevato la Tecnogas, il cui piano industriale presentato prevede l’acquisizione parziale ed il ricollocamento del 50% dell’attuale forza lavoro, e quella della G8 Spa, società di cui fanno parte la Otto Italia, e come socio di maggioranza, la Nanchang ZeroWatt Electronics Group, azienda elettrodomestica cinese di proprietà pubblica, <b>interessata </b>all’intero perimetro che, con un impegno economico per i primi tre anni di 188 milioni di euro, prevede il riassorbimento del 70% degli attuali 2240 lavoratori e contributi per creare piccole società dell’indotto di supporto per il restante 30%.</p>
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<p>Nell’incontro del 03 Marzo 2011 al Ministero dello Sviluppo Economico, a cui hanno partecipato i dirigenti di Invitalia e delle regioni Umbria e Marche, a seguito della relazione presentata da parte di Invitalia riguardante manifestazioni di <b>interesse </b>parziali, è stata incomprensibilmente chiesta la modifica dell'art. 7 dell’Accordo di Programma al fine di dare immediata attuazione al progetto alternativo che, in mancanza di vendita dell'intero complesso industriale, prevede la cessione in discontinuità di uno stabilimento e l'erogazione di contributi ad imprese del territorio in ragione del riassorbimento parziale dei lavoratori. E’ <b>evidente </b>che tale richiesta e cambiamento di procedura crea una turbativa d’asta che potrebbe pregiudicare l’esito positivo delle proposte, quella Iraniana e quella cinese, e quindi costituisce un serio pericolo per la sorte degli stabilimenti e dei lavoratori in cassa integrazione.</p>

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