CISL SCUOLA - PIANO DI DIMENSIONAMENTO SCOLASTICO

<p>post <b>C. Pappone </b>UJcom2.0 <b><a target="_blank" title="Scrivi a Cristina Pappone" href="mailto:%20papponecristina@gmail.com"><span style="color: #c00000;">@</span></a></b> (UJ.com) PERUGIA - Nelle scorse settimane il Comune di Perugia ha presentato il Piano di Dimensionamento Scolastico per l'anno 2011/2012. La riorganizzazione prevista dal<b> Comune </b>vede il passaggio dagli attuali 18 istituti scolastici a 15 istituti comprensivi, con una popolazione scolastica media di 1.029 alunni, con un minimo di 776 e un massimo di 1.261 La CISL SCUOLA dopo un'attenta e scrupolosa analisi del piano proposto ha rilevato numerose e pesanti disfunsioni relativamente all'efficienza e capacità di tenuta di questo nuovo modello di rete scolastica. L'idea della Giunta di “smontare” i Circoli Didattici e le Scuole Medie dell'intero Comune capoluogo e trasformarle “in un colpo solo” in Istitut<b>i Comprensivi </b>destruttura un equilibrio ed una organizzazione del servizio scolastico cittadino che per anni non si è stati in grado di organizzare secondo i dettami della Legge 233/98, legge che definisce in maniera chiara ed univoca i parametri di riferimento: minimo 500, massimo 900 alunni.</p>
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<p>I 15 Istituti Comprensivi risultano ad oggi tutti sovra-dimensionati attraverso un'operazione di “spacchettamento” dei plessi ed una ricollocazione sul territorio comunale che richiama una logica esclusivamente urbanistico-ragionieristica, non certo attenta alle ricadute sulla qualità del servizio scolastico. L'idea degli Istituti Comprensivi a tutti i costi non ha mai trovato d'accordo la <b>CISL SCUOLA</b> tanto che in più occasioni abbiamo ribadito come fosse necessario, fare un'attenta analisi dei diversi ambiti territoriali del Comune Capoluogo e studiare soluzioni differenziate per le zone periferiche della città e per il centro città. Si è scelto, senza confronto con gli operatori della scuola e con le famiglie, di sposare tou-court un modello che rappresenta una soluzione proponibile per alcuni<b> territori,</b> ma non certo l'esempio da clonare ad ogni costo in una città capoluogo eterogenea come Perugia. Abbiamo chiesto di pensare ad un modello graduale ed attento alle caratteristiche storiche delle scuole perugine, abbiamo chiesto un confronto aperto con le scuole, non ad agosto quando sono chiuse, ma in primavera, quando tutti i soggetti interessati avrebbero potuto portare un contributo fattivo.</p>
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<p>Si è scelto di cambiare tutto con un colpo di spugna, in una fase in cui la scuola è tormentata dai pesanti tagli del Governo. L'assessore Ferranti ha garantito che eventuali disfunzioni verranno corrette l'anno successivo all'entrata in vigore del Piano; all'assessore vogliamo dire che il piano di dimensionamento scolastico non è il Gioco del Monopoli che prevede lo scambio disinvolto di edifici scolastici e territori, ma un'operazione delicata e complessa che incide sulla vita degli alunni, delle famiglie e del personale della scuola con degli effetti che, se non attentamente <b>valutati</b>, possoro creare forti disagi. L'ente Locale ha il dovere di essere vicino al cittadino-utente e trovare soluzioni che agevolino la fruizione di un servizio essenziale come quello scolastico. Ad oggi l'unico risultato concreto è il proliferare di coordinamenti di genitori a difesa della scuola dei propri figli ed innumerevoli pronunciamenti dei Collegi dei Docenti fortemente critici rispetto alla proposta avanzata. Se questo era l'obiettivo di politica scolastica che il Comune di Perugia si era prefissato questo è stato pienamente raggiunto! Adesso aspettiamo una risposta dalla Provincia che non potrà rimanere sorda alle istanze che nascono dal dibattito pubblico e alle osservazioni che vengono da tutte le forze sociali e dal mondo della scuola.</p>
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