Charles Lloyd New Quartet e “La coda di una nuvola” al Jazz Club Perugia

<p>di <b>Marcello Migliosi</b> (JCP) (UJ.com) PERUGIA – Libertà semantica e stupefacente bellezza compositiva sono i tratti distintivi che caratterizzano da sempre il gusto artistico di Charles Lloyd. E il suo New Quartet suonerà in occasione della seconda data del cartellone del Jazz Club Perugia. L’appuntamento è fissato per giovedì 25 novembre 2010, alle ore 21,30 presso l’Aula Magna della Facoltà di medicina a Sant’Andrea delle Fratte di Perugia. Dopo la straordinaria performance del quintetto di Roy Hargrove, un’altra tappa nell’universo più vero e puro del jazz che il JCP ha deciso di proporre quest’anno. Charles Lloyd New Quartet è un combo dedicato al progetto “Rabo de Nube” - La coda di una nuvola - che prende il titolo da una <b>meravigliosa</b> canzone lenta del compositore e cantante cubano Silvio Rodríguez. Il sassofonista di Memphis suonerà con Jason Moran al pianoforte, Reuben Rogers al contrabbasso ed Eric Harland alla batteria. Se le incisioni di carattere ascetico/spirituale realizzate con e per l’amico Billy Higgins avevano impresso una direzione rivelatrice di aromatico romanticismo, in questo Rabo De Nube - disco live di assoluta scintillante caratura - il settantenne sassofonista di Memphis racconta con decise pennellate, quasi documentaristiche, quel che resta delle proprie impareggiabili vertigini. <br /><br />Nel repertorio figurano anche “Sweet Georgia Bright”, un brano dello stesso Lloyd registrato nel 1964 quando suonava con Cannonball Adderley; “Booker’s Garden”, gioiosa celebrazione sul flauto contralto dell'amico d'infanzia Booker Little, e “Ramanujan”, un brano di “folk universale” per cui il sassofonista usa il tarogato, raro strumento ad ancia della tradizione ungherese. Agilità e <b>ricchezza</b> nel disegno, espansioni tematiche dai risvolti imprevedibili, costante proiezione nell’allargamento dell’interplay sempre "aperto" ai propri partner, completano un quadro quanto mai omogeneo e longilineo nella misura del canto e della sorprendente dissonanza. Prendere accanto a Lloyd il posto che è stato tra gli altri di Joe Zawinul, Keith Jarrett, Geri Allen e Michel Petrucciani non preoccupa Jason Moran, che grazie ai suoi studi con Muhal Richard Abrams, Jaki Byard e Andrew Hill riesce ad andare verso il futuro con naturale e piena coscienza del jazz delle origini.<br /><br />Jason condivide esperienze musicali con il batterista Harland fino dai tempi del liceo di Houston e la forza del loro rapporto non sorprende, come non sorprende l'eccezionale musicalità del bassista Rogers, nato nei Caraibi, che ha suonato clarinetto e chitarra assorbendo l'elastico swing della musica della sua patria. I tre assicurano a Lloyd un ambiente reattivo ma delicato che favorisce lo sviluppo della sua variegata immaginazione musicale. Il concerto comincerà alle 21,30, ma ale 21 l'organizzazione offrirà il "Wine tasting and coffee". Costo del <b>concerto</b> 15 euro, tessera socio - che dà accesso a tutti gli appuntamenti della nuova stagione - 100 euro, 75 quella per gli studenti e 40 il tesseramento per i "soci junior" per giovani al di sotto dei 18 anni di età. Biglietti e abbonamenti saranno disponibili in prevendita presso la sede del Jazz Club Perugia, in piazza Danti, 28 (telefono 075 5724838 075 5724838 mail info@jazzclubperugia.it) e presso il negozio "Musica musica" in via Oberdan, 51 (telefono 075 5720923) a Perugia. Prossimo concerto quello di Ludovico Einaudi, in piano solo, giovedì 16 dicembre 2010 - ore 21,30 sempre presso l’Aula Magna nuova Facoltà di medicina.</p>
<p><b>BIOGRAFIA</b></p>
<p>Charles Lloyd (Memphis, Tennessee, 15 marzo 1938) è un sassofonista e compositore statunitense. Sebbene i suoi strumenti siano principalmente il sassofono tenore e il flauto, ha occasionalmente inciso anche con il sassofono contralto e altri strumenti ad ancia. Lo stile sassofonistico di Lloyd richiama, seppure con molti elementi personali, quello di John Coltrane. La sua composizione più nota è "Forest Flower".</p>
<p><b>Gli inizi </b><br /><br />Nato a Memphis, Tennessee, entrò precocemente in contatto con il vivace ambiente musicale della città. Iniziò a suonare il sassofono all'età di nove anni prendendo lezioni dal pianista Phineas Newborn. La sua carriera di strumentista ebbe inizio nei gruppi di alcuni bluesmen tra cui B. B. King, Howlin' Wolf, Bobby "Blue" Bland.<br /><br />Nel 1956 Lloyd si trasferì a Los Angeles dove completò gli studi musicali presso la University of Southern California. In questo periodò continuò l'attività concertistica militando nella big band di Gerald Wilson. Dal 1960 al 1963 suonò nell'orchestra del batterista Chico Hamilton diventandone anche il direttore musicale. Sebbene quella formazione fosse nota per suonare un jazz cameristico, tipico della West Coast, la presenza di Lloyd come arrangiatore, compositore e strumentista portò rapidamente la band verso un linguaggio più aperto alle influenze post-bop. Il principare collaboratore di Lloyd all'interno dell'orchestra fu il chitarrista Gábor Szabó. Nel 1964 Lloyd lasciò la formazione di Hamilton per suonare con il contraltista Cannonball Adderley. In questo periodo incise due album come leader per la Columbia Records in collaborazione con alcuni giovani musicisti fra i quali spiccano i nomi di Herbie Hancock, Ron Carter e Tony Williams.</p>
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<p><b>Il quartetto con Keith Jarrett - Il successo</b><br /><br />Nel biennio 1966-1968 Lloyd guidò un quartetto in cui comparivano il pianista Keith Jarrett, il contrabassista Cecil McBee (successivamente sostituito da Ron McClure), ed il batterista Jack DeJohnette. Il gruppo fu un importante vetrina per il giovanissimo Jarrett e fu anche l'occasione in cui questi conobbe DeJohnette con cui sarebbe nato, anni dopo, una lughissimo sodalizio. La musica del quartetto era una interessante fusione di linguaggi: dal post-bop al free jazz al soul jazz. Il gruppo ottenne rapidamente un ampio consenso sia di pubblico che di critica riuscendo, inaspettatamente, ad oltrepassare i confini dell'ambiente jazzistico fino a conquistare fasce di pubblico normalmente interessate ad altri generi musicali e diventando il primo gruppo jazz ad esibirsi al Fillmore. Il disco Forest Flower, prodotto dalla etichetta Atlantic Records, ebbe un ampio successo commerciale, trainato dal brano che dà il titolo all'album.</p>
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<p><b>Gli anni '70 - il periodo pop-rock </b><br /><br />Nel 1968, dopo lo scioglimento del quartetto, Lloyd si pose gradualmente ai margini delle scene. Durante gli anni '70, nonostante la pubblicazione di alcuni album e le occasionali partecipazioni come sideman scomprave in pratica dalla scena del jazz. In quel periodo avviò una collaborazione con i Beach Boys sia per quanto riguarda le incisioni in studio che nelle esibizioni dal vivo. Alla fine degli anni '70 fece parte dei Celebration, un gruppo composto da ex membri della band accompagnava i live dei Beach Boys.I Celebration incisero due album. Si segnalano anche alcune collaborazioni con importanti gruppi del panorama pop rock dell'epoca come i Doors (Lloyd compare in due tracce dell'album "Full Circle" del 1972) e i Canned Heat.</p>
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<p><b>Gli anni '80/'90 - Il ritorno al jazz </b><br /><br />All'inizio degli anni '80 (secondo alcuni grazie all'incontro con il pianista Michel Petrucciani) Lloyd si ripresentò sulla ribalta della scena jazz. A partire dal 1989, avviò un'intensa attività concertistica firmando contemporaneamente un contratto con la prestigiosa etichetta ECM. Sebbene il suo stile non abbia subito significativi cambiamenti rispetto all'epoca del grande successo i nuovi lavori di Lloyd mostrano un musicista ancora propositivo, con una voce tuttora personale e riconoscibile, seppure con un suono più morbido e scuro e un fraseggio ritimicamente meno propulsivo di un tempo. Tra gli ultimi album si segnalano Canto (con Bobo Stenson, Anders Jormin e Billy Hart) Voice in the Night (con John Abercrombie, Dave Holland e Billy Higgins), The Water Is Wide (con Brad Mehldau, John Abercrombie, Larry Grenadier e Billy Higgins) e Lift Every Voice (con Geri Allen).</p>
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