Alessandra Gentile alle “Pietre che cantano”

L'AQUILA <!–webbot bot="Timestamp" S-Type="EDITED" S-Format="%d/%m/%Y" startspan –>19/08/2008<!–webbot bot="Timestamp" endspan i-checksum="12639" –> - Beethoven è ancora protagonista alla IX edizione del Festival “Pietre che cantano”. Mercoledì 20 agosto alle ore 21 a Villa S. Angelo, presso la Chiesa di S. Agata al Tussillo (servizio navetta dalla piazza di Villa S. Angelo al Tussillo) saranno eseguite integralmente le monumentali 33 Variazioni su un Valzer di Anton Diabelli op. 120. Al pianoforte l'umbra Alessandra Gentile, allieva di <b>Gerhard</b> Oppitz ed una delle più accreditate interpreti del repertorio pianistico tedesco dopo essersi perfezionata alla Hochschule für Musik di Monaco di Baviera. Per aiutare il pubblico a penetrare la complessità strutturale delle Variazioni beethoveniane, Guido Salvetti, musicologo, pianista e attuale presidente della Società Italiana di Musicologia, prenderà all’inizio del concerto la parola proponendo anche una breve storia della “variazione” con esempi alla tastiera. Considerate da Schiller “un’opera traboccante di straordinario umorismo”, le 33 Variazioni da Diabelli sono davvero da ritenersi uno dei grandi capolavori beethoveniani, l’ultimo lavoro scritto per pianoforte e forse il suo brano pianistico più complesso, nato in modo abbastanza inconsueto e sicuramente originale. Nel 1819 il compositore viennese Anton Diabelli distribuisce un valzer da lui composto a cinquanta compositori, con la richiesta di comporre una variazione ciascuno sul tema da lui proposto, avendo in mente una sorta di progetto collettivo. Beethoven dapprima disdegna la proposta, definendo la composizione “una pezza da calzolaio”. Ma ci ripenserà e lo farà con tutta la forza e l’ispirazione travolgente del suo estro creativo: comporrà, come fosse una sfida, addirittura ventitré variazioni. Anni dopo, nel 1823, le riprese, rielaborandole e portando il loro numero totale a trentatré. Nella composizione affiorano a tratti Mozart e Bach e proprio Diabelli ritenne questa collezione comparabile alle famose Variazioni Goldberg composte da Bach ottanta anni prima. L’opera è diventata così una specie di compendio di storia della musica e di teoria della composizione ed è la più lunga composizione per pianoforte mai scritta da Beethoven. Il grande Alfred Brendel riconobbe come nelle Variazioni “Beethoven reagisce con una profusione d’idee comiche, trasformando l’arte stessa della variazione”. E questo è uno dei motivi della loro difficoltà d’esecuzione e rarità d’ascolto in un concerto. Ne sarà interprete la pianista Alessandra Gentile. Nata a Perugia, allieva di Annarosa Taddei e Muriel Chemin, segue le masterclass e i corsi di insigni pianisti come György Sándor, Andrei Jasi?ski, Joaquín Achúcarro, Anatol Ugorski, Alexander Lonquich e Paul Badura-Skoda. Dal 1991 si perfeziona alla Hochschule für Musik di Monaco di Baviera frequentando la Meisterklasse tenuta da Gerhard Oppitz, che la invita ai corsi di interpretazione beethoveniana della Fondazione Kempff di Positano (1992). Conseguito con lode il “Meisterklassendiplom” (1993), continua nella Hochschule di Monaco la sua attività di assistente del M° Oppitz e di didatta. Inizia prestissimo l’attività concertistica, sia nella musica da camera (è dal 1986 membro dell’Ensemble “Il Gruppo di Roma”), che come solista. Ospite di numerose orchestre (Philharmonisches Orchester der Stadt Regensburg, Wiener Sinfonietta, Münchner Symphoniker, Philharmonisches Orchester Bad Reichenhall), ha tenuto concerti a Monaco (Prinzregententheater, Max-Joseph-Saal), Berna, Berlino, Praga, Roma. Intensa la collaborazione con diversi compositori contemporanei come Peter Wittrich, Rodion Schtschedrin, Fabrizio de Rossi Re, Luca Lombardi e Michele Ignelzi. Nel 1996 la prima assoluta, a Vienna, del Klavierkonzert di Max Doehlemann a lei dedicato, con l’orchestra Wiener Sinfonietta. Ha effettuato registrazioni per la Rai, la Hessischer e la Bayerischer Rundfunk e per la DAD Records. È docente di Musica da Camera presso il Conservatorio “G.B. Pergolesi”di Fermo.

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