66° Corso di studi cristiani alla Cittadella cristiana

(Uj.com) PERUGIA <!–webbot bot="Timestamp" S-Type="EDITED" S-Format="%d/%m/%Y" startspan –>22/08/2008<!–webbot bot="Timestamp" endspan i-checksum="12626" –> - 66° Corso di studi cristiani alla Cittadella cristiana in collaborazione con la comunità ecumenica di Bose, l’editrice Queriniana e Libera International “. . . e si accorsero di essere nudi (Gen 3,7)” Nella serata di apertura la biblista Rosanna Virgili, in modo magistrale, ripercorre il racconto della creazione del mondo, a partire dall’incontro di Adam e di Eva, metafora dell’esodo da una realtà di divisione, diffidenza, conflitto verso un processo di emancipazione fondato sulla conoscenza che diventa strumento di civiltà e di uso sostenibile della scienza e della tecnica. Una conoscenza che deve essere sorvegliata, perché diventi strumento di comunione. Il primo frutto della conoscenza è la consapevolezza della nudità, una condizione di impotenza e di solitudine che fa tendere l’essere umano verso “l’intelligenza del conoscere” cioè verso un processo di umanizzazione. Rosanna Virgili offre anche una lettura morale della nudità come effetto della trasgressione della Legge, percezione della estrema debolezza dell’uomo di fronte all’esercizio della libertà tanto che può trasformarsi in angoscia o in onnipotenza. L’uomo non rientrerà nel giardino chiuso di Eden dove ogni cosa era stabile e buona, ma resterà a combattere per distinguere il bene e il male, per promuovere la vita. Nella prima giornata ulteriori suggestioni giungono dagli interventi del filosofo Roberto Mancini e dello psichiatra Giacomo Dacquino. In un’epoca di disincanto, dominata da un insieme di miraggi camuffati e insieme dalla crisi della speranza, dove il cambiamento è vorticoso ma superficiale, il filosofo invita a “pensare insieme” il cambiamento, per individuare le tracce di un “esodo possibile” verso il “risveglio”. Il cambiamento comincia con un percorso interno di assunzione di responsabilità e il risveglio richiede: la lucidità, l’unità della speranza umana ( nei frammenti che noi siamo), la giustizia. La lucidità ci permette di accorgerci di stare in una trama di vite tutte uniche; essere fedeli alla felicità, cioè al regno di Dio; avere speranza nella liberazione dal male, dalla colpa, dalla malattia, dalla morte, rispondendo al Mistero (Dio, l’amore, la vita), al richiamo al vivere vero. Così il risveglio esige l’impegno per una giustizia restituiva, che risana, guarisce, riconcilia. In questo modo si realizza la vera vocazione della persona umana: l’armonia interiore e interpersonale, che consente di diventare fonte positiva per gli altri, interrompendo il contagio del male. Lo psichiatra Giacomo Dacquino affronta il tema della solitudine e della nudità affettiva, sottolineando che la più grave malattia dei nostri giorni consiste nella esperienza di non sentirsi accettati e amati. Attraverso l’esposizione di alcuni casi clinici dedotti dalla sua lunga esperienza professionale, Dacquino sottolinea che la sensazione di vuoto, non colmabile dalla ragione e dalla tecnologia, può essere superata mettendo al centro l’educazione alla capacità di amare e di voler / volersi bene, che per l’uomo si dimostrano essere bisogni primari.

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