Perugia, Cerp, il sacrificio di Marcella diventa opera d’arte grazie agli artisti Ventanni

Giuseppe e Matteo Baldinelli salvati dalla mamma Marcella Monini
Giuseppe e Matteo Baldinelli  salvati dalla mamma Marcella Monini
Giuseppe e Matteo Baldinelli salvati dalla mamma Marcella Monini

(umbriajournal.com) PERUGIA – Un omaggio all’estremo sacrificio di una mamma per salvare i propri figli che diventa opera d’arte in quanto capace di evocare emozioni e sensazioni fuori dallo spazio e dal tempo. “Santi” il quadro dedicato a Marcella Monini, la madre coraggio umbertidese, moglie del giornalista Roberto Baldinelli, che nel 2008 perse la vita per salvare i figli di 6 e 4 anni che rischiavano di annegare, è forse l’opera più suggestiva della mostra “Noi, il sogno nel sogno” di Emanuele e Samuele Ventanni, (rispettivamente padre e figlio) a cura del critico d’arte Alessandra Angelucci, inaugurata nel centro espositivo della “Rocca Paolina” a Perugia e che resterà aperta fino al 4 maggio.

Un’altra storia d’amore con protagonisti genitori e figli che, in questo caso, si estrinseca nella passione comune per l’arte. Una mostra che mette due generazioni a confronto nell’intento di raccontare ciò che più li tiene insieme: il sogno di continuare ad esprimersi per mezzo dei loro linguaggi visivi e dedicarsi, in maniera continua ed appassionata, alla loro ricerca espressiva. La mostra è patrocinata dal Comune e dalla Provincia di Perugia, dal Consiglio Regionale dell’Umbria e dalla Fondazione “Perugiassisi 2019”. Alla presentazione, è intervenuto, tra gli altri, il Presidente della Provincia di Perugia che ha definito l’allestimento “una delle più belle mostre che il CERP ha ospitato.

Emanuele – ha aggiunto – è stato uno dei miei compagni di scuola e già da allora emergevano il suo estro e la sua vivacità artistica. Il figlio Samuele utilizzando materiali nuovi per le sue ‘sculture d’arte’, esprime il nuovo con la freschezza delle idee di chi ha seguito fin dal liceo studi che ne hanno affinato e perfezionato il naturale talento artistico”. Una interessante notizia è emersa dalla presentazione della mostra, grazie alla presenza di un Europarlamentare vicino ai due artisti: “Recentemente è stato stabilito dall’UE, che i fondi europei potranno essere assegnati anche a progetti culturali.

Per la nostra Italia è una svolta importante, perché non c’è crescita senza sviluppo culturale”. Molto significativa è stata la presenza all’inaugurazione dell’ambasciatore del Regno del Marocco in Italia, Hassan Abou Ayoub e di Roberto Baldinelli, con i figli Giuseppe e Matteo. La mostra è il secondo appuntamento di un percorso artistico parallelo che vede uniti un padre e un figlio nell’intento comunicativo di raccontare ciò che più li lega nella vita, così come nella professione: il sogno di continuare ad esprimersi per mezzo dei loro linguaggi visivi e dedicarsi, in maniera continua ed appassionata, alla loro ricerca espressiva. Innumerevoli i successi che hanno caratterizzato i percorsi professionali degli artisti di Umbertide, tra cui l’importante Biennale d’Arte di Minsk – in Bielorussia – che nel 2009 ha visto Emanuele Ventanni vincitore della Sezione Pittura e Samuele del Premio della Critica.

Alla Rocca Paolina sono esposte più di quaranta opere. “Nel caso di Emanuele – ha spiegato Alessandra Angelucci – la figurazione costruisce un’estetica che spinge il fruitore alla contemplazione della forma, oltrepassando l’edonismo sensuale; con Samuele, invece lo spazio architettonico dell’opera si apre ad una sperimentazione d’avanguardia, in cui tutto è concepito per mezzo di una modulazione cromatica e tecnica in cui la luce evoca ritmi ogni volta diversi. La vita li ha uniti per sempre, sin dalla nascita. L’amore per l’arte ha reso possibile tutto il resto, consolidando il loro legame e sfamando quella sete che coincide con quell’incontentabile desiderio di conoscenza e di amore verso il creato, e che trova il suo appagamento solo quando Arte e Natura si fondono insieme. Un legame, quello di Emanuele e Samuele Ventanni, che si sostanzia dell’uso del pronome noi, testimone della forza del loro agire insieme, e del passaggio di un sogno paterno nelle mani di un figlio, il quale percorre, con un sentire rinnovato e più orientato alla contemporaneità, le tracce di chi lo ha messo al mondo: il sogno nel sogno”.

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