‘Noi tutti’: il libro di Mario Capanna ha inaugurato ‘I venerdì del Sessantotto’

Venerdì 9 novembre si è tenuta a Perugia la presentazione dell’ultima fatica editoriale di Mario Capanna, dal titolo “Noi tutti”: un attesissimo incontro che ha inaugurato la serie “I venerdì del Sessantotto”, promossa dall’associazione culturale “Humus Sapiens”, e che ha riscosso un grande successo di pubblico.

“Il libro si configura come idealmente una lettera aperta” – ha esordito Capanna – rivolta ai sette miliardi di persone che abitano in questo momento la Terra e pone una domanda: cosa facciamo dinnanzi ai grandi e pericolosi problemi che gravano sul mondo?”.

“Cinquanta anni fa succede questo fatto straordinario – ha proseguito l’autore – nel senso che esplode quella che possiamo giustamente definire la più grande rivoluzione culturale con simultaneità planetaria che mai abbia visto la storia dell’uomo. Dopo di che però scatta una repressione dappertutto e in qualche modo tutto questo viene fermato. Nonostante questo, strappiamo conquiste decisive di cui ancora oggi godiamo i frutti, come lo statuto dei diritti dei lavoratori, nonostante il vile scippo dell’Articolo 18 fatto dal governo Renzi, il sistema sanitario nazionale, il diritto di famiglia, la legge sul divorzio. Questo vuol dire che la lotta paga.”

Lo guardo di Capanna si sposta poi alla contemporaneità.

“Quando invece a prevalere, come oggi, sono la delega, la rassegnazione, la sfiducia e il pessimismo, i problemi non vengono risolti e così si moltiplicano e si aggravano”.

“Oggi siamo di fronte alla terza guerra mondiale a pezzi – ha incalzato lo scrittore, citando Papa Francesco – siamo di fronte ai mutamenti climatici, un’insidia che mette a repentaglio l’esistenza della specie umana e del pianeta; siamo alla società cosiddetta dell’1%, cioè soltanto l’1% della società possiede beni e ricchezze superiori a quello del 99%”.

Capanna stringe poi l’obiettivo sul contenuto del suo volume, nel quale invita a riflettere sull’illogicità di confidare nei governi per la risoluzione delle problematiche che affliggono la società: “E’ davvero la soluzione giusta quella di lasciare che siano i governi ad occuparsi di tali problemi, essendo proprio loro l’origine di questi?”, ha incalzato Capanna.

“L’insegnamento viene dal passato – ha proseguito – e c’è la necessità di rimettersi in piedi”. Poi ha precisato: “Non si tratta di fare l’Amarcord, ma di guardare in avanti senza l’illusione di ripeterlo ma cercando di fare qualcosa di più e di meglio di quanto fu fatto cinquant’anni fa”.

Tra i volti noti della cittadinanza che hanno voluto presenziare all’evento, anche Stefano Vinti, dell’Associazione Umbrialeft, che è intervenuto nel corso della presentazione:

“Capanna ci offre sempre la possibilità di una riflessione – ha esordito Vinti – e di uno stimolo, che è quello di ricercare costantemente la verità, con un linguaggio che non è un ‘come eravamo’ ma è invece il tentativo di ricollegarsi al futuro”.

“Il libro è interessante – ha proseguito Vinti – perché è anche una sorta di piattaforma politica, culturale, che ci offre delle tendenze, degli obiettivi, ed è pertanto uno strumento per capire. Il Sessantotto è, come dice Capanna, un filo che unisce il passato al futuro”.

Vinti ha poi voluto fare chiarezza sul periodo che sta al centro del libro di Capanna.

“Molti hanno descritto il Sessantotto come terrorismo e sciocchezze del genere: in realtà è stato esattamente l’opposto, nessuno era nascosto, anzi, erano eccessivamente assembleari in piazza, a volto scoperto: la partecipazione pubblica assunse una dignità che prima non aveva. E’ stato un movimento di liberazione da un lato e dall’altro è stato un movimento che non rivendicava il potere ma contestava la natura del potere”.

Mario Capanna ha voluto concludere raccontando cosa del Sessantotto gli è rimasto.

“L’immagine che mi viene in mente erano queste folle incredibili, grandiose, coscienti, di giovani, studenti medi, non solo universitari. E poi nell’autunno tardo del ’69, questa grande moltitudine di operai, di lavoratori che porta la Costituzione dentro le fabbriche perché la Costituzione si fermava ai cancelli delle fabbriche”.

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