Leonardo da Vinci uno sfaticato? Sgarbi, No, un contemporaneo

Leonardo da Vinci uno sfaticato? Sgarbi, No, un contemporaneo

Leonardo da Vinci uno sfaticato? Sgarbi, No, un contemporaneo

Stella Carnevali

da Stella Carnevali
Vittorio Sgarbi racconta Leonardo da Vinci nel cinquecentenario della morte. Un tour italiano che ha fatto tappa al teatro Lyrick di Assisi il 28 febbraio. Sold out dei mille posti seduti. Tre ore e 10 ininterrotte di spettacolo. Quattro generose affabulazioni di Sgarbi, intermezzate, per pochi minuti, dalle musiche al violino di Valentino Corvino.

Dopo Caravaggio e Michelangelo, ecco il nuovo tour su Da Vinci. Nella prima uscita, una lunga dissertazione sul parallelo tra il grande fiorentino e l’arte contemporanea.

“L’arte è prima di tutto un fatto mentale – così Sgarbi citando Da Vinci – come la pittura. La mano spesso non è in grado di raggiungere la perfezione dell’idea. La Gioconda è un personaggio a sé, non importa aver conosciuto l’originale al Louvre. L’incontro con la Gioconda è avvenuto per i più, efin da piccoli, con le riproduzioni.”

Con due giravolte Sgarbi risolve il rovello del filosofo Walter Benjamin che si poneva il problema di come la riproduzioni delle opere rendesse le stesse, straniate dall’aura creativa, perché  l’imprinting restava solo  nell’originale.

“Ma se l’arte è un fatto mentale”  allora è l’idea che conta, non la sua realizzazione. Così, senza neanche citarlo, entra in scena Sol LeWitt che soleva fare il disegno e lasciare agli altri il compimento manuale.E in Umbria ha lasciato molte opere.

A dimostrazione dell’infinito orizzonte che il Genio riusciva apre- vedere.

Sono infatti pochissime le opere pittoriche di Leonardo, anche se inarrivabili nella capacità di trasmettere emozioni uniche con il carnato, le vesti, le mani e lo sguardo.

Di questa scarsa attività pittorica, Sgarbi, ma non solo lui, tratteggiano Leonardo come uno con poca voglia di lavorare. Più volte viene definito sfaticato fino al Cenacolo di Milano.

Invece può darsi che, essendo stato, soprattutto uno scopritore ed un inventore, una volta avuta l’idea, per esempio nella pittura, dopo aver eseguito il cartone, si annoiasse a proseguire. Perché l’aura creativa era nata, era già lì. Che altro avrebbe dovuto dimostrare? E giù a fare altro.

Dimostrato proprio dal fatto che la Gioconda è diventata icona internazionale. Addirittura copiata da Duchamp che le ha messo i baffi, Salvator Dalì che le ha messo i suoi baffi a manubrio, Andy Warhol che l’ha replicata nella sua pop art.

Come spesso accade la vita privata dell’artista è fortemente legata alla sua creatività.

“Certo aveva una corte di ragazzi che lui amava – continua Sgarbi –ma come si fa a dire di un tale genio che fosse gay. L’artista è molto di più, l’artista è una persona che può essere tutto”

Una caduta di stile per Sgarbi come se esistesse una classifica di serie A e di serie B per i gay.  E’ ininfluente solo se sei artista di chiara fama.

Ma parliamo anche del pubblico che, a teatro, diventa complementare allo spettacolo.

Le luci non si sono mai accese nelle tre ore e dieci. Ma quando Sgarbi usciva per lasciar posto al’ interludio del violino, molti si alzavano scambiandolo per un intervallo.

Ma se anche si fossero alzati in cento su mille. Pensate al fastidio tra chi scavalca perché è in mezzo alla fila, ti passa davanti e poi torna quando Sgarbi è rientrato in scena, facendo rialzare persone, rumore di tacchi e di carte scartate,  occultando la vista agli spettatori seduti.

Così per tre volte.

Fino a chi non proprio educatamente applaudiva precocemente affinché il violinista smettesse di suonare.

A luci sempre spente ecco tanti, troppi telefonini accendersi a ferire gli occhi del vicino che se è di buon umore pensa: ”Farà una foto, e poi se la smette”. Macché è li che striscia all’ingiù il pollice per visualizzare chi ha detto cosa, chi lo ha chiamato in causa. Come una coazione a ripetere riappare più volte nelle sue mani l’attrezzo di disturbo. Come se non fosse a teatro.

Molte le donne presenti, in certe file anche âgées, intente a commentare: “Ma come fa così a braccio, ma quanto è bravo Sgarbi; oppure a precederlo all’apparire dell’immagine: ecco la dama dell’ermellino, guarda quello è il cenacolo.”

Insomma la sindrome del piedistallo che appartiene spesso a chi il piedistallo non ce l’ha o l’ha perduto.

Che fatica!

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