Cigar&Tobacco Festival a San Giustino Il fumo è di moda slow

Cigar&Tobacco Festival a San Giustino Il fumo è di moda slow

da Lucio Biagioni Cigar Tobacco Festival a San Giustino Il fumo è di moda slow Elegante nel suo tre-pezzi bianco, taglio dei capelli moderno ma baffi che vien voglia di chiamare mustacchi, panciotto oldfashion e de pipa in mano, Mirko Gioia sembra, nel suo ricercato codice vestimentario, un giovanotto dell’Ottocento, che una qualche macchina del tempo abbia sbalzato ai giorni nostri, ai tempi di Internet e di Facebook, che peraltro assiduamente frequenta come tutti i suoi coetanei. Non potrebbe esserci, al “Cigar&Tobacco Festival”, la mostra di sigari e pipe che ha aperto sabato pomeriggio i battenti a San Giustino, un testimonial migliore di lui.

Epifania tangibile,ironicamente cercata, di un gusto retrò che allude a tempi andati, ma proiettato verso il futuro, perfettamente in linea con il messaggio della manifestazione, che per il secondo anno è in corso di svolgimentopresso la villa cinquecentesca Mogherini-Graziani di San Giustino. Fumo “lento”, per le sue analogie con il cibo“slow” e la cucina di territorio, il vino che si degusta in modo parco e consapevole, “da meditazione”, e un richiamo, nemmeno tanto sottotraccia, alla necessità d’invertire o perlomeno correggere, riportandola a ritmi umani e ad esistenze quotidiane sostenibili, quella frenetica velocità che fa rima con globalizzazione.

Non è una mostra-mercato, ma una manifestazione culturale

“La nostra non è una mostra-mercato, ma una manifestazione culturale”, dice Luigi Ferri, sovrintendente del festival della nuova “arte del fumo”. “Non c’interessano tanto i numeri né i bilanci di una mostra-mercato: la nostra non è una fiera commerciale, ma l’occasione per una riflessione culturale sullo stato e le prospettive di un piccolo piacere della vita, che in sinergia con il piacere del buon bere e del buon mangiare può farci riscoprire, in chiave moderna, atmosfere e significati dimenticati”.

Fumo slow

Di qui la scelta, insieme ai consueti stand espositivi delle maggiori aziende produttrici di sigari di pipe e tabacco, di offrire agli appassionati un saggio, o meglio assaggio, di quanto il “fumo slow” possa, in abbinamento, accrescere il piacere dei prodotti tipici, dei vini e dei distillati di eccellenza.

LEGGI ANCHE: Festival ovvero i piaceri del sigaro Tabacco Kentucky

Ce n’è per tutti i gusti: dal sigaro – per citare alcuni appuntamenti del festival – con il vinsanto del Chiantial “brunch” (o pranzo-colazione leggera) con “stortignaccolo” e il cioccolato Argento; dal cubano vintage sposato al Brandy D-Wine al toscano stilnuovo col passito di Montefalco, cioccolato e grappa fumé;dal sigaro Tornabuoni con le specialità gastronomiche toscane al gelato affumicato al cioccolato e, omaggio al territorio ospite, Kentucky altotiberino.

Ma la vera novità di quest’anno – spiega Ferri – è lo spazio dedicato alla storia del tabacco. Un approccio storico-antropologico, declinato quest’anno in una serie di seminari tematici dedicati a questo prodotto, che da secoli, al pari e insieme con altri, è entrato nell’universo della cultura materiale delle civilizzazioni, ha influenzato modi di consumo, stili di vita e mentalità: dall’appuntamento sulle “storie linguistiche e le rappresentazioni nazionali” al seminario con il Master Blender Manuel Inoa sull’“arte del blending” e il suo connubio con la grappa.

Sigari, ma non solo. La pipa, in questa seconda edizione, è balzata sul proscenio con la bellezza dei suoi prodotti artigianali, di cui una tavola rotonda con i produttori Alberto Montini, Roberto Ascorti e il professor Fabrizio Bracco, storico e già assessore regionale alla cultura, si è fatta carico d’illustrare usi, significati, strategie di mercato e problemi aperti. Una radica di erica arboreache si trasforma in una pipa ha qualcosa di magico, come la zucca della favola che diventa carrozza: dietro – come ha spiegato la “Manno Briar”, azienda toscana che perpetua l’opera antica di cocciaioli e segantini – c’è un lavoro lento, una cura infinita.

Nella pipa artigianale

Nella pipa artigianale, che rispetta il legno, rivivono il bosco e la natura. “È per questo – dice Alberto Montini – che il fumo lento della pipa è qualcosa che ha a che fare con la bellezza. Anche e soprattutto con la bellezza della vita”. Non è tutt’oro quel che riluce. Il mercato – è stato sottolineato – è difficile, soprattutto quello italiano, penalizzato dalla ingombrante presenza del Monopolio di Stato e delle accise. Difficoltà che hanno anche altri nomi: assenza di gioco di squadra da parte dei produttori, scomparsa delle tabaccherie specializzate, impreparazione dei venditori.

Alberto Montini e Roberto Ascorti

“Servono regole certe – dicono Alberto Montini e Roberto Ascorti -, perché oggi il mercato legato al tabacco rischia l’anarchia”. E ci vuole un cambio di mentalità, che spesso è ancora quella legata a “La pipa? Ah sì, la fumava mio nonno”. Si punta invece ad un “target” giovane, consapevole. Ma il fumo non faceva male? Certo che sì. Ma volendo comunque fumare, chi fuma lento fuma meno. È come col bere. Il “bingedrinking”, lo sballo compulsivo da alcolici, non è esca facile per chi medita Brunello o Sagrantino. Gli “shottini” del sabato sera possono attendere.

Commenta per primo

Lascia un commento

L'indirizzo email non sarà pubblicato.


*