Squadre Cinghiale, numeri associazioni agricole come estrazioni del lotto

 
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Squadre Cinghiale, numeri associazioni agricole come estrazioni del lotto

Squadre Cinghiale, numeri associazioni agricole come estrazioni del lotto

Leggiamo in queste ore manifesti di associazioni agricole, che sparano numeri di cinghiali come fossero fiocchi di neve e per i quali, se contenessero un minimo di verità, ci sarebbe da stare seriamente preoccupati. Fortuna vuole che le estrazioni del lotto siano un gioco a premi (soldi) e, come tale, rimangono…

Sono i cinghialisti che scrivono dicendo che: “A questi signori ricordiamo che le uniche stime verosimili sono quelle effettuate con le fototrappole piazzate presso le governe, censite e geolocalizzate. Governe che, ovviamente, a lor signori non piacciono perché porrebbero fine alle “estrazioni del lotto” e ai conseguenti piagnistei per rimpinguare le casse… ci aspettiamo almeno dalle istituzioni una seria virata al fine di stabilire numeri vicino alla realtà e, di conseguenza, mettere in campo un serio piano di GESTIONE“.

  • Le squadre sono dure e decise

Sempre sulla “ruota del lotto” leggiamo dai social i fantomatici numeri in fatto di abbattimenti per la stagione2020-2021, durante la quale sarebbe stato abbattuto il 50% in meno degli animali rispetto alle stagioni precedenti. FALSO. Come per tutti gli anni siamo intorno ai 18 mila capi, nonostante la pandemia; è chiaro che va evidenziato il grande apporto di cinghiali morti per mano degli STERMINATOR agricoltori… Pari allo 0,15% del totale.

  • Altro numero estratto sulla “ruota del lotto”

Altro numero estratto sulla “ruota del lotto” è il teorema relativo al conteggio delle nuove nascite. I tecnici degli agricoltori, facendo il conto della serva, stimano che lametà dei cinghiali sopravvissuti alla caccia siano femmine e che ciascuna di esse partorirà due volte durante l’anno, mettendo al mondo – ogni volta – tra i 7 e i 9 porchettini…

Ma questo algoritmo apportato  sulla stima dei cinghiali in Umbria alla data del 4 febbraio 2021, in cui si determinava un popolazione di cinghiali nella Regione pari a 100.000 capi (se fosse tutto vero),  nel 2021 dovremmo avere una popolazione complessiva di cinghiali in Umbria pari a circa 900 mila individui, vale a dire più cinghiali che umani! Ecco che passiamo dalle estrazioni del lotto alle estrazioni delle “cazzate”…

Continuando a leggere questo vangelo degli agricoltori, tra le righe troviamo le proposte per le modifiche dei regolamenti regionali sulla caccia, settori a rotazione, nuove forme di caccia al cinghiale, agricoltori che possono sparare a qualsiasi ora e in qualunque posto, e altre amenità. Roba da FAR WEST. Allora ci chiediamo: ma la POLITICA, le ISTITUZIONI, dove sono?!

LEGGI ANCHE – Danni da cinghiali, Coldiretti Umbria: ancora non ci siamo!

Prima dell’istituzione dei settori negli ATC dell’Umbria, i danni risarciti per i cinghiali erano il doppio in tutti e tre gli ATC a fronte di una minore popolazione di cinghiali e del  50% degli abbattimenti. Ciò dimostra che grazie ai settori  il numero di cinghiali sul territorio cacciabile si è sensibilmente ridotto ed è controllato,  mantenendo la popolazione entro limiti sostenibili e riducendo sensibilmente i danni arrecati alle colture. Il tutto è certificato negli archivi della Regione.

Intanto ci sorgono spontanee alcune domande: come mai i danni in tutti  gli ATC si verificano sempre nei distretti fronte parchi e oasi? Perché in Umbria, è storia vecchia, gli ATC che funzionano meglio sono quelli sotto la presidenza delle Associazioni venatorie? Perché le perizie non vengono effettuate con strumenti elettronici, come i droni, per certificare il danno? Quanti sono gli animali abbattuti all’interno dei parchi e nelle oasi? Quanti animali ci sono nei parchi e nelle oasi?
  • Restando in attesa di risposte certificate, continuiamo ad analizzare le problematiche su questa specie.

Come coordinamento squadre di caccia al cinghiale riteniamo assurde alcune proposte, formulate da parte di presidenti e vicepresidenti di ATC che chiedono l’aumento (raddoppio) della tassa di iscrizione per i cacciatori, allo scopo di trovare soldi per coprire gli indennizzi dei danni da fauna selvatica. Ricordiamo agli amici agricoltori che tutti i soldi per la copertura finanziaria dei danni provengono esclusivamente dalle tasse pagate dai cacciatori, compresi anche i danni ricadenti all’interno delle aree protette (parchi ed oasi).  Con ciò chiediamo alla politica di spiegarci come sia possibile che autorevoli rappresentanti del mondo agricolo siano alte cariche negli ATC, pur svolgendo nel loro lavoro gestione di riserve private? Forse potrebbe esserci un problema di incompatibilità, visto che gli ATC gestiscono soldi pubblici nel contesto di una caccia sociale?

Ribadiamo la necessità di un piano di GESTIONE discusso e condiviso tra tutti i soggetti interessati (ISTITUZIONI, AGRICOLTORI, AMBIENTALISTI, CACCIATORI), al fine di giungere ad un progetto serio per il contenimento della specie cinghiale e conseguente riduzione dei danni. Occorrono stime verosimili della popolazione, anche mediante l’utilizzo di tecnologie.

La lettera originale

E’ necessario suddividere il territorio in tre fasce: VOCATO per la braccata, CRITICO per le altre forme di caccia (singolo o girata da tre a sei) , NON VOCATO nel quale si interviene con la selezione. Occorrono misure concrete in materia di prevenzione, come l’acquisto di recinzioni elettrificate da parte degli ATC, colture a perdere, recinzioni metalliche lungo le strade nei punti critici, recinzioni elettrosaldate a corpo per le colture di pregio, piani di abbattimento per parchi ed oasi – veri e propri allevamenti a cielo aperto -, gestione congiunta con le riserve private come previsto dal regolamento regionale. Infine, occorre una FILIERA PUBBLICA in cui gli animali abbattuti in contenimento e nelle aree protette vengano venduti e il ricavato  suddiviso in tre parti: 34% per i danni, 33% per seminare colture a perdere, 33% per l’immissione di selvaggina nobile stanziale nelle aree protette.

  • Chiediamo alla politica, ancora una volta, un tavolo di confronto per mettere mano ad un PIANO DI GESTIONE con dati seri che portino a risultati concreti.

Vogliamo concludere con una domanda che sia di riflessione per le ISTITUZIONI : come mai, in varie regioni d’Italia, si stanno adottando leggi e regolamenti sulla falsa riga di ciò che noi del Coordinamento regionale squadre cinghialisti proponiamo da almeno cinque anni?

 

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